Questo articolo è tratto dal numero di We Wealth di gennaio 2025
Quando una buona merce è in forte sconto, di solito non resta a lungo sullo scaffale. Le aziende europee, in molti casi, non hanno problemi a generare utili e possono essere considerate “un buon prodotto”, ma il valore delle loro azioni è decisamente più basso rispetto a quello delle controparti americane.
Eppure, il contesto politico che si delinea nel 2025, con l’arrivo di nuovi dazi da parte degli Stati Uniti e possibili rallentamenti economici in Europa, rende i gestori guardinghi: uno sconto non sempre li convince a comprare, ed è proprio il caso delle azioni europee entrando nel nuovo anno.
Il 2024 già non è stato molto favorevole al confronto: l’S&P 500, all’11 dicembre, ha realizzato un ritorno assoluto del 34,80%, contro il 12% dell’S&P Europe 350.
Se si trattasse di un fenomeno passeggero, si potrebbe sostenere che l’Europa ha molto margine per recuperare nel 2025, ma praticamente nessun gestore ne sembra convinto.
Un contesto sfavorevole
Il contesto è qui decisivo: se l’economia dell’Eurozona dovesse davvero rallentare, con difficoltà nell’esportazione di prodotti ad alto valore aggiunto come le auto – a causa dei previsti dazi americani – sarà più difficile osservare uno slancio azionario.
Le valutazioni allettanti, come dimostra in modo eclatante il caso dell’azionario cinese, non bastano da sole ad anticipare una ripresa.
Il sondaggio realizzato da We Wealth per il numero di dicembre ha mostrato come l’azionario europeo, pur in un contesto di modeste view rialziste, fosse il mercato a maggior rischio di correzione secondo i gestori e analisti intervistati.
“Siamo sottopesati rispetto agli Stati Uniti, al Giappone e al Regno Unito, che rimangono i nostri mercati preferiti”, dicono gli analisti di BlackRock sull’azionario europeo nel loro outlook annuale.
“Le valutazioni sono corrette e una ripresa della crescita, insieme ai tagli dei tassi della BCE, sostengono una modesta ripresa degli utili”.
Anche per Gabriel Debach, market analyst di eToro, è difficile sostenere una narrazione a favore delle azioni europee, anche se probabilmente il mercato si è affrettato troppo nell’anticipare le politiche promesse da Donald Trump, ipotizzando un forte danno dei dazi e uno spunto molto forte sull’azionario USA.
“In Europa potrebbero esserci opportunità nei settori ciclici, grazie a un contesto di tassi BCE in calo e valutazioni di partenza più interessanti”, osserva Debach.
Per fare qualche cifra, la divisione portfolio research di Goldman Sachs prevede che l’indice Stoxx 600 europeo farà un ritorno assoluto del 5% nel 2025, contro il 9% dell’S&P 500 americano.
“Le nostre previsioni indicano una crescita degli utili positiva ma inferiore a quella prevista dal consenso, riflettendo in gran parte la nostra opinione che i margini hanno raggiunto il picco nella maggior parte delle regioni”, scrivono gli analisti di Goldman Sachs.
Tuttavia, gli esperti avvertono:
“Anche se ci sono opportunità nel mercato azionario europeo, è fondamentale adottare un approccio selettivo e rimanere vigili sui potenziali rischi economici e di mercato”.
Fra questi, un contraccolpo generale sull’azionario che, dopo la vittoria di Trump, ha fatto un esuberante scatto in avanti.
Prezzi a sconto: dove cercare l’affare?
Nonostante il pessimismo generale, titoli finanziari, industriali e utility offrono spiragli interessanti. BlackRock e Carmignac scommettono su qualità e valutazioni competitive per selezioni mirate.
L’azionario europeo è il grande sconfitto di questa stagione di outlook, ma anche fra i gestori sottopeso sul Vecchio Continente, come BlackRock, ci sono ragioni per adottare eccezioni selettive in un quadro poco incoraggiante.
“In Europa i settori che guardiamo con più favore sono financial, industriali e utility”, dice a We Wealth Bruno Rovelli, Chief Investment Strategist di BlackRock Italia, a margine di un incontro stampa presso l’ufficio milanese della società.
Opportunità nei settori finanziario, industriale e utility
1️⃣ Settore finanziario:
“Osserviamo un margine d’interesse netto su livelli dignitosi, con un ciclo di crediti deteriorati molto ridotto”, spiega Rovelli.
“La diminuzione del margine d’interesse viene in parte compensata dalle entrate commissionali, specialmente per le banche dell’Europa continentale, per le quali prevediamo un possibile miglioramento delle performance dopo un periodo difficile”.
2️⃣ Settore industriale:
Ci sono opportunità legate alla crescita dell’intelligenza artificiale, grazie alla presenza di molte imprese europee integrate nelle catene produttive che supportano la costruzione delle infrastrutture necessarie per lo sviluppo dell’IA.
“Ad esempio, aziende europee sono presenti nella catena produttiva dei semiconduttori, con realtà come ASML, e contribuiscono in modo significativo alle fasi di sviluppo delle infrastrutture tecnologiche”, sottolinea Rovelli.
3️⃣ Settore utility:
“Ci sono opportunità interessanti, in parte legate al tema dei data center, che richiedono sempre più energia”, afferma Rovelli.
“La domanda globale di energia è in crescita e, in aggiunta, il settore beneficia più di altri della discesa dei tassi di interesse; quindi, sia dal lato della domanda sia per le condizioni di mercato, riteniamo il settore favorevole”.
Focus su asset di qualità
Fra i gestori attenti a non perdere le opportunità sull’Europa compare anche Carmignac.
“Il sentiment pessimistico che predomina nei confronti dell’Europa fa sì che alcuni asset di qualità elevata, meno esposti alle incertezze economiche e politiche, possano essere acquistati a sconto rispetto ai loro omologhi americani, fornendo un’ottima diversificazione del portafoglio”, scrive in una nota Kevin Thozet, membro del comitato d’investimento del gestore francese.
“Non ci aspettiamo una crescita mirabolante… ma diversi fattori potrebbero giocare a favore delle azioni europee”, aggiunge Thozet.
In particolare, molte aziende leader globali sono attualmente disponibili a valutazioni molto competitive.
“Per esempio, titoli del settore aerospaziale o dell’elettrificazione beneficiano di fattori strutturali favorevoli a lungo termine e sono quindi meno dipendenti dalla crescita economica”, evidenzia l’analista.
In questo segmento si trovano società europee e statunitensi che, pur avendo margini simili, una crescita attesa degli utili per azione comparabile e ricavi denominati in dollari, sono scambiate con una differenza del 20%-30% su numerosi parametri.
Altri esempi analoghi si osservano anche nel comparto farmaceutico e dei beni di consumo, dove si registrano utili in crescita ma con valutazioni azionarie più convenienti.

