Azioni difesa giù: pesa ipotesi-accordo in Ucraina. Quanto durerà

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Tre jet da combattimento in volo si librano in un cielo nuvoloso. Due jet sono visti da dietro con i postbruciatori attivati, mentre il terzo jet è ripreso rivolto in avanti nell'angolo in alto a destra. La scena trasmette movimento dinamico e potenza.

Il settore della difesa europea corregge dopo mesi di rialzi: il mercato reagisce ai negoziati sul conflitto ucraino, tra prese di profitto, valutazioni tirate e scenari di pace ancora incerti

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Il settore della difesa europeo, dopo un poderoso rally nella prima metà dell’anno e una successiva fase laterale, sta cedendo quota, mentre i negoziati sul conflitto ucraino e il comunicato congiunto firmato con gli Stati Uniti sembrano avvicinare l’ipotesi di un cessate il fuoco. L’indice Stoxx Targeted Defence, dopo aver perso oltre il 4% nella seduta del 24 novembre, si è assestato su un ribasso del 2,4%; nell’ultima settimana il calo ha superato il 10%, pur mantenendo un rialzo del 96% da inizio anno.

L’incertezza su questo movimento di mercato è duplice. Da un lato, permangono dubbi sul fatto che gli ultimi dettagli di questo piano di massima per la pace – che includono tetti alla forza militare ucraina, cessioni territoriali nel Donbas e garanzie sul non ingresso futuro nella Nato – possano essere davvero superati. Il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha comunque espresso fiducia sui passi avanti compiuti in Svizzera, dove ha incontrato alti funzionari di Kiev e di altri Paesi europei: “Gli elementi che restano aperti non sono insormontabili”, ha dichiarato. “Onestamente credo che ci arriveremo (…) Mi sento molto ottimista sul fatto che ci arriveremo in un periodo di tempo molto ragionevole. Che sia giovedì, che sia venerdì, che sia mercoledì, che sia il lunedì della settimana successiva, vogliamo che sia presto”.

L’altro aspetto riguarda l’effettivo impatto di un’eventuale cessazione del conflitto ucraino sui piani di spesa pluriennali che avevano contribuito a far lievitare le azioni di aziende come Rheinmetall (-5% oggi), nota per il carro armato Leopard 2, o dell’italiana Leonardo (-2,3%). Il rifornimento delle forze ucraine sul campo potrebbe far rallentare la domanda immediata di armamenti, anche se è improbabile che il cessate il fuoco incida sul percorso strategico di rafforzamento militare europeo, né sull’obiettivo Nato rivisto al rialzo.

Dopo una crescita molto sostenuta, di gran lunga superiore alla media del mercato azionario europeo, il settore potrebbe aver trovato nell’avvicinamento di un possibile annuncio sul cessate il fuoco un momento propizio per le prese di profitto – in anticipo anche sulla piena certezza che i negoziati possano davvero arrivare alla pace.

In un discorso televisivo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che “l’Ucraina potrebbe trovarsi di fronte a una scelta molto difficile: o la perdita della dignità, oppure il rischio di perdere un partner chiave”. Secondo una nota della Casa Bianca, “i rappresentanti ucraini ritengono che l’attuale bozza rifletta i loro interessi nazionali e fornisca meccanismi credibili ed efficaci per salvaguardare la sicurezza dell’Ucraina sia nel breve che nel lungo periodo”.

Cosa aspettarsi da qui in avanti sulle azioni della difesa

La correzione in corso non rappresenta un cambiamento strutturale dello scenario per il settore della difesa, ma una fase di normalizzazione dopo mesi di performance eccezionali, ha affermato a We Wealth Fabiana Fraticelli, analista di Gamma Capital Markets. “Il movimento degli ultimi giorni era in parte prevedibile”, osserva. “Il comparto arrivava da un periodo di forte espansione, con valutazioni che scontavano già un aumento strutturale della spesa militare europea, flussi in ingresso su temi di sicurezza e backlog record presso i principali contractor. In un contesto simile, anche un segnale preliminare di distensione sul fronte ucraino era sufficiente per generare prese di profitto, indipendentemente dalla credibilità dei negoziati”.

Fraticelli sottolinea che non è tanto la pace in sé – peraltro tutt’altro che garantita – a guidare il mercato, quanto la natura narrativa del segnale. “Il mercato ha reagito più alla percezione di un possibile cambio di regime che a fatti concreti. I colloqui attuali restano preliminari, frammentati e politicamente condizionati. Parlare di accordo non è la stessa cosa che averlo: lo scenario rimane binario, e la volatilità riflette proprio l’incertezza sull’esito reale dei negoziati”.

Dal punto di vista operativo, l’analista suggerisce di distinguere nettamente tra impatto di breve e traiettoria di medio periodo. Anche qualora si arrivasse a un cessate il fuoco, si tratterebbe con ogni probabilità di una pace “imperfetta”, che richiederebbe anni di sostegno finanziario, logistico e militare all’Ucraina. “Il supporto occidentale non verrebbe meno – anzi, sarebbe formalizzato negli accordi –, e parallelamente i Paesi europei sono ancora lontani dagli obiettivi di spesa Nato: la traiettoria di riarmo è stata avviata e non può essere invertita nel breve”.

Le prospettive operative si dividono in tre scenari:

  1. Normalizzazione fisiologica. Rientro dei multipli dopo mesi di eccesso, con fondamentali invariati: ordini solidi, programmi di spesa approvati, backlog visibile.
  2. Cessate il fuoco o accordo preliminare. Una pace non penalizzerebbe il settore in modo strutturale: diminuirebbe il premio da rischio, ma resterebbero intatti gli investimenti pluriennali e l’obiettivo europeo di capacità difensiva autonoma.
  3. Stallo prolungato. Se i negoziati non dovessero avanzare, il tema sicurezza resterebbe dominante e potrebbe riaccendere il momentum positivo, tramite ordini straordinari e nuovi programmi industriali.

“In sintesi”, conclude Fraticelli, “non stiamo assistendo a una inversione del ciclo, ma a un reset fisiologico dopo mesi in cui molti catalizzatori positivi erano già pienamente incorporati nei prezzi. Una volta assorbita questa fase, il comparto potrà tornare a beneficiare di un quadro di spesa europeo in crescita e definito su scala pluriennale”.

Domande frequenti su Azioni difesa giù: pesa ipotesi-accordo in Ucraina. Quanto durerà

Perché le azioni del settore difesa europeo stanno cedendo quota?

Le azioni del settore difesa europeo stanno cedendo quota a causa dell'avvicinarsi di un'ipotesi di cessate il fuoco nel conflitto ucraino. I negoziati in corso e un comunicato congiunto con gli Stati Uniti sembrano indicare una potenziale risoluzione del conflitto, riducendo la necessità di investimenti in difesa.

Qual è stata la performance recente dell'indice Stoxx Targeted Defence?

L'indice Stoxx Targeted Defence ha registrato un calo di oltre il 4% nella seduta del 24 novembre, assestandosi poi su un ribasso del 2,4%. Nell'ultima settimana, il calo ha superato il 10%, nonostante mantenga ancora un rialzo complessivo.

Quali sono le aspettative future per le azioni della difesa secondo l'articolo?

L'articolo suggerisce che le azioni della difesa potrebbero continuare a essere sotto pressione se l'ipotesi di un accordo in Ucraina si concretizza. La prospettiva di un cessate il fuoco potrebbe portare a una minore domanda di armamenti e servizi di difesa.

Qual era la situazione delle azioni difesa prima del recente calo?

Prima del recente calo, le azioni del settore difesa europeo avevano vissuto un 'poderoso rally' nella prima metà dell'anno. Successivamente, il settore era entrato in una fase laterale prima di iniziare a cedere quota.

Qual è il legame tra i negoziati in Ucraina e il settore difesa?

I negoziati sul conflitto ucraino e l'ipotesi di un cessate il fuoco sono direttamente collegati al calo delle azioni difesa. Un accordo di pace ridurrebbe la domanda di prodotti e servizi legati alla difesa, influenzando negativamente le performance del settore.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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