Consulenti, salgono al 28% gli italiani assistiti da un professionista

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Alberto Battaglia
12.1.2022
Tempo di lettura: 5'
L'ultimo rapporto Consob sulle scelte di investimento ha mostrato una crescita dal 17 al 28% dei risparmiatori assistiti da un consulente

Gli italiani che si fidano degli intermediari e che possono vantare competenze finanziarie buone, ossia quelli che tendono a cercare di più i consulenti, sono ancora una minoranza. Infatti, il “consulente” più diffuso nel Paese resta l'amico o il parente

Le priorità espresse dagli italiani continuano a premiare i prodotti che offrono una garanzia di restituzione del capitale e rendimenti garantiti. Quando il risparmiatore è assistito da un consulente, però, il peso dei fondi comuni nell'allocazione risulta superiore del 141%, quello dei prodotti assicurativi sale del 122% e quello dei bond bancari del 133% - a discapito di Btp, altri bond non finanziari e conti correnti.

Una quota sempre più consistente dei decisori finanziari delle famiglie italiane ha deciso di farsi assistere da un consulente: la percentuale, infatti, è cresciuta dal 17% al 28% fra il 2019 e il 2021.I tratti che accomunano con maggior frequenza chi si mette alla ricerca di un advisor sono, in ordine d'importanza, una ricchezza finanziaria superiore ai 10mila euro (è così nell'83% dei casi), competenze digitali superiori alla media (70%) e il fatto di essere un uomo (68%). Segue, subito dopo, un più elevato livello di competenza finanziaria (64%). Di fatto, dunque, si fa assistere da un consulente chi, prima ancora di entrare in contatto con un es...
Le priorità espresse dagli italiani continuano a premiare i prodotti che offrono una garanzia di restituzione del capitale e rendimenti garantiti. Interrogati sulle informazioni più importanti in una scelta d'investimento il 58% degli investitori cita la protezione del capitale (si sale al 65% fra i soli investitori maschi), seguita dalla garanzia sui ritorni (50%), il rischio (46%), i costi (39%), i ritorni attesi (35%) e, più avanti in fondo alla lista, l'impatto sulla società o l'ambiente (9%).



Questi orientamenti assai conservativi e prudenti si traducono in modo piuttosto coerente nell'allocazione dei risparmiatori, in particolare fra quelli non assistiti da un professionista. In quest'ultima categoria il conto bancario/postale rappresenta il 45% degli asset finanziari, seguito dai titoli di stato italiani (28%) e dai fondi comuni (17%).

Come cambia il portafoglio del risparmiatore, invece, quando è seguito da consulente? Innanzitutto, il peso dei fondi comuni nell'allocazione risulta superiore del 141% (dal 17 al 41%), quello dei prodotti assicurativi sale del 122%, quello dei bond bancari del 133 (e qui i malevoli penseranno subito ai casi di Etruria o Veneto Banca). Con il consulente, poi, raddoppia anche la presenza in portafoglio dei Pir, dal 6 al 12%. Ad essere drasticamente ridotta, invece, è l'esposizione ai titoli di stato italiani (-32,14%), ai bond non finanziari/bancari (-35,71%) e in misura più contenuta anche al conto corrente.

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