Fmi: tassare le rendite finanziarie per mitigare i danni sociali dell’AI

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Tassare le imprese riduce produttività e innovazione, sostiene un report dell’Fmi: meglio ribilanciare le diseguaglianze colpendo i capitali lievitati con l’AI

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Investire sull’intelligenza artificiale ha creato un vero e proprio boom di Borsa perché l’integrazione di questa tecnologia probabilmente aumenterà la produttività delle aziende. Nonostante questa euforia finanziaria, gli economisti si chiedono chi, nella rivoluzione dell’AI, potrebbero essere i perdenti.

Aumentare il profitto grazie all’intelligenza artificiale, infatti, può significare non solo produrre più di prima, ma anche riuscirci impiegando meno lavoro qualificato – ossia riducendo i costi. Un nuovo report del Fondo Monetario Internazionale ha evidenziato come l’effetto di larga scala dell’AI sul mercato del lavoro potrebbe aumentare le disuguaglianze sociali, come già si è osservato per altri progressi tecnologici. Mentre le grandi aziende beneficiano dell’AI aumentando i profitti e il valore delle loro azioni, molti lavoratori qualificati potrebbero perdere il lavoro.

Intervenire tassando l’automazione?

Secondo il Fmi, l’AI diventerà probabilmente un nuovo motore di disuguaglianza, favorendo il profitto delle imprese e dei loro azionisti. La domanda, però, è come intervenire per mitigare questo processo di concentrazione dei “vincitori”. Una possibilità evocata in passato era quella di tassare “i robot” o comunque l’automazione – un’idea avanzata, fra gli altri, dal co-fondatore di Microsoft Bill Gates. Gli economisti del Fmi non sembrano sposare questo approccio.

Tassare di più i redditi delle imprese attive in certi settori, magari più esposti ai benefici dell’AI, andrebbe contro il “principio che il sistema fiscale non dovrebbe distorcere le decisioni di produzione delle imprese”, riducendone l’efficienza. Di conseguenza, “non dovrebbe esserci una tassa speciale sull’AI in generale, sui robot o su altre forme di tecnologia che sostituiscono il lavoro”. Anche se gli autori del rapporto ammettono che possano esserci eccezioni a questo principio, con la possibilità di alcuni prelievi fiscali mirati all’automazione, la vera mossa di politica fiscale sarebbe un’altra: tassare di più i capitali.

Riequilibrare gli effetti dell’AI tassando il capital gain

L’analisi, a questo punto, si fa interessante non solo per lavoratori e imprenditori, ma anche per chi detiene importanti portafogli di investimento: infatti, il Fmi ritiene che una delle più importanti misure per riequilibrare nella società i guadagni prodotti dall’AI consista nell’aumentare le tasse sulle rendite finanziarie (capital gain, o plusvalenze).

“La tassazione del reddito da capitale è particolarmente importante nella misura in cui l’AI esacerba la concentrazione della ricchezza a causa degli effetti economici derivanti dal crescente potere di mercato”, si legge nel rapporto. Gli autori sottolineano come “le plusvalenze sono spesso tassate meno rispetto ad altre forme di reddito da capitale, principalmente perché vengono tassate solo quando realizzate” e “allo stesso tempo, le plusvalenze sono altamente concentrate tra i redditi più alti”. Di conseguenza, “aumentare la tassazione delle plusvalenze presenta quindi un’opportunità per mitigare le disuguaglianze mentre si rafforzano le entrate per sostenere ulteriori misure redistributive”.

Se si guarda indietro, la tassazione sul lavoro è andata ad aumentare negli ultimi 40 anni, mentre in parallelo la tassazione dei capitali è stata proporzionalmente sempre più bassa. “Mentre il reddito da capitale e da lavoro erano tassati a tassi medi simili all’inizio degli anni ’80”, si legge, “il divario è cresciuto fino a quasi 10 punti percentuali nel 2018”. Se l’effetto dell’AI dovesse essere quello di incrementare i capitali, che sono tassati meno, riducendo il lavoro, che invece è tassato di più, “le entrate fiscali necessarie diminuiranno”. Questo fenomeno, ancora una volta, imporrà ai governi di decidere come e dove tassare di più, per riequilibrare le cose.

L’opzione migliore, secondo il Fmi, è tassare i guadagni ottenuti investendo sui mercati: il luogo in cui si esprime in termini di capitali, il beneficio economico prodotto dall’intelligenza artificiale. Non solo. “Il reddito da capitale è considerevolmente più concentrato nella parte superiore della distribuzione del reddito rispetto al reddito da lavoro”, sottolinea il Fmi, “le innovazioni passate hanno portato a un aumento della disuguaglianza di reddito e ricchezza… se l’uso diffuso dell’AI amplifica ulteriormente queste tendenze, tassare efficacemente il reddito da capitale per mitigare la crescente disuguaglianza diventerà più importante”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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