La globalizzazione ha conosciuto stagioni più favorevoli, ma il rovescio della medaglia del protezionismo americano è una maggiore apertura verso accordi di libero scambio bilaterali. Dopo l’intesa tra Ue e America Latina (Mercosur), si è sbloccato anche l’accordo politico con l’India – il Paese più popoloso al mondo, con circa 1,5 miliardi di abitanti e un peso crescente nella geografia della crescita globale. L’intesa prevede una liberalizzazione che copre circa il 90% delle esportazioni europee verso l’India, con l’obiettivo di raddoppiare l’export Ue entro il 2032.
L’accordo non si limita al taglio dei dazi doganali, ma apre a una cooperazione più ampia tra le due aree.
“L’annuncio del Primo Ministro indiano Narendra Modi sul raggiungimento dell’accordo di libero scambio tra India e Unione Europea segna un passaggio storico. Non solo perché chiude anni di negoziati complessi, ma perché ridefinisce il perimetro strategico dei rapporti economici tra due blocchi che insieme rappresentano circa il 25% del Pil globale”, ha dichiarato a We Wealth Gabriel Debach, market analyst di eToro. “Non a caso Modi lo ha definito ‘la madre di tutti gli accordi’”.
Un’intesa che va oltre il commercio in senso stretto. India e Ue collaboreranno anche su sicurezza e difesa, con “progetti industriali comuni e un maggiore coordinamento in un’area strategica come l’Oceano Indiano”, spiega Fabiana Fraticelli, analista di Gamma Capital. “Non si tratta solo di vendere e comprare di più, ma di costruire un rapporto più solido e duraturo, in grado di reggere anche quando il ciclo economico rallenta”.
| L’India ridurrà i dazi su alcuni prodotti chiave dell’UE | ||
|---|---|---|
| Prodotto | Tariffe Attuali (%) | Tariffe Future (%) |
| Auto | 110 | 10 con quota di 250.000* |
| Vino | 150 | 20 (fascia premium); 30% (fascia media)* |
| Alcolici | fino a 150 | 40 |
| Birra | 110 | 50 |
| Alimenti processati (pasta, cioccolato) | fino a 50 | 0 |
| Aeromobili e veicoli spaziali | fino a 11 | 0 per quasi tutti i prodotti |
| Macchinari e apparecchiature elettriche | fino a 44 | 0 per quasi tutti i prodotti |
| * riduzioni dei dazi applicate progressivamente nel tempo | ||
Quali settori avranno un maggiore impatto
Oggi l’interscambio tra Ue e India resta limitato. “L’India pesa appena il 2,4% del commercio extra-Ue di beni, contro il 17,3% degli Stati Uniti e il 14,6% della Cina”, ricorda Debach. Le esportazioni europee verso l’India sono però concentrate su settori ad alto valore aggiunto – macchinari, aerospazio e automotive – che da soli rappresentano circa l’80% dei flussi.
Nel caso dell’auto, le tariffe indiane, oggi superiori al 100%, scenderanno verso il 10%, seppure con limiti quantitativi. La liberalizzazione sarà graduale, fino a dieci anni per alcune esportazioni europee, mentre molte esportazioni indiane beneficeranno di aperture più rapide. Resteranno inoltre protezioni su settori sensibili come l’agricoltura.
“Una quota di circa 250 mila unità su un mercato potenziale da 1,47 miliardi di abitanti è come offrire un cucchiaino in un oceano. Strategico per nicchie premium come Ferrari o per i modelli top di gamma di Stellantis, irrilevante per una scalata di massa”, osserva Debach.
Per i produttori europei, sottolinea Fraticelli, il valore dell’intesa “non sta nei grandi volumi a basso prezzo, ma nella tecnologia, nella componentistica e nei modelli di fascia medio-alta”. Un’apertura controllata, dunque, che privilegia contenuto industriale e posizionamento più che una competizione di massa.
Lo stesso schema emerge nell’agroalimentare. Il taglio dei dazi su vino, alcolici, olio d’oliva e prodotti trasformati non trasforma l’India in un mercato di sbocco generalizzato, ma apre spazi per prodotti di qualità rivolti a una classe media urbana in espansione. “Qui contano più il marchio, la reputazione e la capacità distributiva che i volumi”, osserva Fraticelli, a vantaggio dei brand europei con forte posizionamento.
Accanto ai beni fisici, però, l’accordo rafforza anche una dinamica più profonda legata ai consumi interni indiani. “Sotto la guida di Modi, l’India ha accelerato sulle riforme e sull’apertura dell’economia, ed è ora sulla strada per diventare il Paese con la classe media più grande al mondo”, spiega Tom Bailey, Head of ETF Research di HANetf. A sostenere la crescita dei consumi contribuiscono l’adozione di massa degli smartphone e il basso costo dei dati, che hanno creato “un mercato vastissimo per i consumi digitali”. In questo contesto, secondo Bailey, “il modo più efficace per intercettare la crescita strutturale dell’India è investire nelle aziende che facilitano il consumo digitale”, dai viaggi alla spesa quotidiana, fino ai servizi lifestyle. Società come MakeMyTrip, Swiggy o FSN E-Commerce Ventures mostrano come la crescita dei consumi indiani passi sempre più da piattaforme digitali, piuttosto che dai canali retail tradizionali.
Dal lato indiano, l’accordo rafforza invece i settori a più alta intensità di manodopera – tessile, abbigliamento, pelle e gioielleria – che negli ultimi anni hanno sofferto la chiusura del mercato statunitense. Per queste filiere, l’Europa diventa “un mercato alternativo fondamentale”, capace di assorbire parte dei flussi penalizzati dai dazi Usa.
| L’UE ridurrà i dazi su alcuni prodotti indiani | ||
|---|---|---|
| Prodotto | Tariffe Attuali (%) | Tariffe Future (%) |
| Gemme e gioielli | 4 | 0 |
| Tessile e Abbigliamento | 12 | 0 |
| Pelle | 17 | 0 |
| Prodotti chimici | 12,8 | 0 |
| Metalli di base | 10 | 0 |
| Mobili | 10,5 | 0 |
Italia-India: quali imprese saranno coinvolte
L’interscambio tra Italia e India vale circa 15 miliardi di euro e le riduzioni tariffarie favoriscono soprattutto i settori industriali, ma “vanno lette con realismo”. Per un primo gruppo di aziende italiane, infatti, l’India non è un semplice mercato di sbocco, bensì “un tassello operativo della supply chain”, soprattutto nei comparti di macchinari, infrastrutture ed energia.
Interpump ne è un esempio: pur con un’Asia oggi meno rilevante nel breve termine per effetto dell’evasione del backlog, il gruppo continua a considerare l’India “un mercato flagship” per le nicchie del water jetting e dell’R&D applicata. Ancora più emblematico è il caso Tesmec, che individua l’India come mercato chiave per il business Energy, dallo stringing all’automazione, esattamente i segmenti sostenuti dai piani infrastrutturali indiani. In questi casi, sottolinea Debach, l’accordo Ue-India “non genera tanto export incrementale quanto rafforza una pipeline già esistente”. Una logica che si estende anche a Biesse e a Leonardo, per la quale l’India non è soltanto un acquirente di piattaforme, ma “un partner di co-sviluppo” in un settore – difesa e aerospazio – che vale circa il 7% dell’export Ue verso l’area.
Un secondo gruppo riguarda i beni di consumo e il lifestyle. Qui l’India entra in gioco come mercato finale dal grande potenziale demografico, ma estremamente selettivo. Campari lo dimostra: il gruppo cita l’India tra i motori di crescita in area APAC, ma su basi ancora contenute. In questo caso, spiega Debach, l’accordo contribuisce soprattutto a migliorare “distribuzione e pricing”, più che a sostenere i volumi. Un’impostazione simile vale per OVS, che guarda all’India come mercato strategico per l’espansione retail. A completare il quadro c’è il settore finanziario: Generali, forte di un’esecuzione disciplinata e di acquisizioni mirate come Liberty, considera l’India un terreno fertile per scalare la presenza e “generare crescita dell’utile per azione”, grazie a un quadro regolatorio più favorevole.
“L’accordo Ue-India non va letto come un evento isolato, ma come un tassello di un cambiamento più ampio negli equilibri del commercio globale”, conclude Fraticelli. “In un contesto in cui alcune grandi economie restringono gli scambi, Europa e India puntano su integrazione, cooperazione e orizzonte di lungo periodo”. Il percorso sarà graduale, ma la direzione è tracciata.

