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Sri, tanti prodotti ma ancora poca formazione

08 novembre 2018 · Stefania Pescarmona · 5 min

  • Aumenta nel 2018 l’interesse dei clienti sulla finanza Sri percepito dai consulenti

  • Il settore retail è salito al 40% del mercato Sri, rispetto al 30% del 2017

  • Il 67% dei consulenti interpellati ritiene migliorabile il livello di formazione

Il 77% dei consulenti è ancora insoddisfatto della formazione ricevuta. Inoltre, la rete di distribuzione non è ancora pronta per soddisfare la domanda crescente di prodotti Sri e Esg

“Mentre il gestito cala, la finanza Sri cresce, in termini di raccolta. Ma c’è un gap tra richiesta e capacità di offerta e il problema è nella capacità di trasmissione”. A tracciare lo fotografia dell’andamento della finanza Sri in Italia è Luca Testoni, co-fondatore e direttore di EticaNews, in occasione della conferenza di apertura del Salone Sri 2018, appuntamento dedicato alla presentazione di prodotti e strategie Socially responsible investing, organizzato da EticaNews e giunto quest’anno alla sua terza edizione.

Del resto, la finanza responsabile è diventata mainstream anche in Italia, con circa 900 prodotti tra fondi di investimento ed Etf distribuiti a livello nazionale e un coinvolgimento ormai generale delle sgr e delle associazioni di categoria. Ma se da un lato aumenta nel 2018 l’interesse dei clienti sulla finanza Sri (sale al 34%, dal 25% del 2017, la percentuale di coloro che ritiene buono il grado di interesse dei clienti), dall’altro i consulenti lamentano l’esigenza di una migliore informazione e formazione sul tema, aspetto richiesto in modo convinto anche alle reti.

Dalla ricerca «Prodotti Sri: il coinvolgimento consulente-cliente» è emerso, infatti, che il 77% dei consulenti è ancora insoddisfatto della formazione ricevuta (il 67% la ritiene migliorabile e il 9,4% assente). Inoltre, dalla survey, che è stata sviluppata da EticaNews in collaborazione con Anasf sulla base del sondaggio Real Trend diffuso ai consulenti dell’associazione a ottobre, è risultato anche che la maggioranza dei consulenti non conosce i lavori europei sugli Esg (Action Plan).

“Riteniamo che il tema della sostenibilità sia molto importante. Non a caso Efpa ha deciso di abbracciare queste tematiche dando loro maggiore spazio all’interno dei programmi di certificazione dell’associazione”, ha detto Marco Deroma, presidente Efpa Italia, aggiungendo che questa sarà una delle principali evoluzioni che li aspetta e che presto saranno date maggiori comunicazioni. “La speranza è che il vedere una maggiore presenza delle materie di finanza sostenibile tra i requisiti necessari all’acquisire una certificazione di competenze di assoluta qualità incoraggi a un maggiore approfondimento”.

Dal canto suo, gli ha fatto eco Gian Franco Giannini Guazzugli, responsabile dell’area Tutele di Anasf, con particolare incidenza sull’area fiscale e rapporti con i risparmiatori, che ha dichiarato che la formazione è fondamentale per i consulenti. “Se da una parte abbiamo un interesse diffuso che sta crescendo, il rischio è che i professionisti che devono affiancare i risparmiatori non abbiano lo stesso livello di formazione per rispondere in maniera completa alle richieste dei clienti”, ha precisato Giannini Guazzugli.

Francesco Bicciato, il segretario generale del Forum per la finanza sostenibile, anticipando alcuni dati di una nuova ricerca che verrà presentata durante la Settimana Sri 2018, ha parlato di un “mercato in evoluzione e in rapida crescita, con il settore retail che è arrivato a quota 40% rispetto al 30% del 2017 dove gli istituzionali avevano il 70% di share”. E nello stesso tempo di “un mercato italiano che sta sempre più crescendo anche a livello europeo”. Questo, però, non basta. “La rete di distribuzione non è ancora pronta per soddisfare questa domanda crescente”, ha dichiarato Bicciato.

Come si sta comportando, intanto, l’industria?
“Oggi si vuole un profitto, ma con una sostenibilità di lungo periodo, per cui l’approccio Esg è un must”. Parola di Roberto Citarella, managing director di Hsbc Global Asset Management, società che ha integrato l’approccio Esg in tutti i suoi prodotti. “Noi siamo partiti nel 2001 con i primi prodotti Sri in Italia, ma solo da un paio d’anni abbiamo visto un boom di richieste nei confronti di queste strategie. La sfida, ora, per gli asset manager è quella di riuscire a comportarsi in modo sostenibile, trasferendo questa sensibilità anche nel modo di fare impresa”.

“I primi a muoversi verso prodotti sostenibili sono stati gli istituzionali, seguiti dai clienti con grandi patrimoni, per poi arrivare da un paio d’anni anche al mondo retail”. A tracciare questa evoluzione è stato Andrea Sanguinetto, responsabile area commerciale e vicedirettore generale di Pramerica Sgr, che ha spiegato che la vera svolta è arrivata quando sono passati da una logica di pura esclusione a una metodologia di selezione, con un approccio tematico ben chiaro. “Se infatti dal 2005 ad oggi con i tre prodotti Sri abbiamo raccolto meno di 300 milioni – ha puntualizzato Sanguinetto – dal lancio del primo fondo tematico nel 2016 ad oggi, grazie anche al secondo prodotto lanciato ad aprile 2018, abbiamo già raccolto quasi 900 milioni, a testimonianza del fatto che si tratta di esigenze sempre più chiaramente percepite da parte della clientela privata”.

C’è chi è partito ancora prima, da ben 30 anni. Si tratta di Jupiter Asset Management, che – come ha spiegato Andrea Porro, sales director Italy per il gruppo – nel 1988 ha lanciato la prima strategia “Ecology”.

Ma l’approccio Esg non riguarda solo la gestione attiva, ma anche quella passiva. Lo sa bene iShare, del gruppo BlackRock. “All’interno di un contesto fortemente sensibile sui temi di finanza sostenibile, IShares è impegnata a compiere un ulteriore passo verso l’abbattimento delle barriere in ottica di accesso facile a prodotti di questa tipologia, di trasparenza e convenienza – ha dichiarato Manuela Sperandeo, responsabile degli Etf Smart Beta, Esg e tematici in Europa di iShares (gruppo BlackRock), aggiungendo che sul sito iShares sono disponibili 30 fondi Esg di cui 6 recentemente lanciati sul mercato europeo nell’ambito della famiglia core. “Tali fondi sono consultabili day by day con dati aggiornati in tempo reale relativamente alle loro caratteristiche di rating, di carbon footprint ed esposizione ad attività controverse”, ha aggiunto.

C’è poi chi è nato proprio per fare finanza sostenibile: Etica Sgr. “Quando la nostra società è nata, nel 2000, il mercato era molto diverso. In Italia gli investimenti sostenibili e responsabili erano considerati di nicchia. Negli ultimi anni la crescita dell’Sri si sta dimostrando particolarmente vivace e oggi è già un fenomeno di dimensioni rilevanti. Tanto da creare una moda a cui alcune società rispondono in modo opportunistico”, mette in guardia Luca Mattiazzi, direttore generale di Etica Sgr, riferendosi al fenomeno cosiddetto “greenwashing”, che consiste nella comunicazione di certe imprese finalizzata a costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale. “Noi siamo convinti che un approccio serio alla finanza sostenibile possa giocare nel prossimo futuro un ruolo ancora più rilevante, anche in conseguenza della spinta normativa. Tutto ciò ci convince del fatto che fin dalla nascita avevamo visto giusto e oggi siamo ottimisti sul potenziale di
crescita della nostra società”, ha illustrato Mattiazzi.

“È una fase cruciale in cui a livello europeo si sta passando da un approccio legato a singole iniziative volontarie a un approccio sistemico in cui Governi e Istituzioni stanno predisponendo un tessuto normativo volto a guidare tutta l’industria verso una finanza responsabile e sostenibile”, ha dichiarato Gianluca Manca, responsabile sostenibilità di Eurizon, presentando il Global impact report di Eurizon Fund Absolute Green Bonds che descrive e quantifica l’impatto climatico o ambientale di progetti finanziati dalle emissioni green (secondo la metodologia di MainStreet Partners).

Proprio i green bond hanno avuto un forte sviluppo nel corso degli ultimi anni. “Dal lancio del primo green bond da parte della Banca europea degli investimenti, questo mercato è maturato, passando da 7 milioni di dollari nel 2007 a 140 miliardi nel 2017, secondo il Climate Bonds Initiative di Bloomberg. E nel 2018 si stima che il mercato possa arrivare a 150 miliardi di dollari, crescendo sia come dimensione sia come numero di attori – hanno spiegato Caterina Ottavi e Matteo Merlin, gestori di Eurizon Fund Absolute Green Bond, che poi hanno proseguito dicendo: “L’area geografica più attiva nelle emissioni green è l’Europa che pesa il 44% a livello globale, con la Francia al primo posto, seguita dall’Asia-Pacifico (32%), grazie soprattutto alla Cina”.

 

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
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