Capitale naturale, la base per la crescita economica futura

La crescita economica non può più prescindere dal capitale naturale, considerata l’importanza che esso ricopre anche all’interno delle supply chain. Di questo e di altri aspetti ne abbiamo parlato con gli esperti di Lombard Odier Investment Managers

Almeno il 51% del Prodotto interno lordo (Pil) mondiale, ovvero 44 mila miliardi di dollari, dipende in misura più o meno elevata dalla natura. Sono questi i dati del report Nature Risk Rising pubblicato dal World Economic Forum nel 2020. Il settore agricolo in primis, ma anche la lavorazione degli alimenti, l’abbigliamento, le industrie manifatturiere, il comparto farmaceutico e il turismo sono tutti esempi di come le catene di approvvigionamento si basino sull’ambiente. “La nostra economia non è un sistema esterno alla natura, bensì ne è completamente integrata. Essa dipende proprio dal capitale naturale”, affermano gli esperti di Lombard Odier Investment Managers (LOIM). Tuttavia, non sempre a questo viene attribuito il giusto valore. Per esempio, le api supportano l’impollinazione di raccolti per un valore di 577 miliardi di dollari l’anno (Global Assessment dell’Ipbes, Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, 2019); eppure queste cifre non vengono considerate all’interno della misurazione del Pil mondiale. Anche l’aria pulita generata dai terreni e dalle foreste non risulta valorizzata, malgrado l’inquinamento dell’aria generi 3.500 miliardi di dollari l’anno di costi sanitari, come riportano le statistiche dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Oecd) del 2014.
Il ruolo della natura è sottovalutato e, di conseguenza, gestito inefficacemente” sostengono gli esperti. Cosa che si traduce in un costo aggiuntivo netto.

Parliamo di capitale naturale

Il termine capitale naturale venne usato per la prima volta nel 1973 da Ernst Friedrich Schumacher nel suo libro ‘Piccolo è bello’, e sviluppato ulteriormente dai padri della scienza dell’economia ecologica, nell’ambito di una critica globale alle carenze dei sistemi di calcolo e di valutazione dell’economia convenzionale. Con capitale naturale si intendono tutte le fonti rinnovabili e non della biosfera, tra cui aria e acque pulite, suoli e sedimenti fertili, biodiversità e risorse fossili e minerali limitate. Si tratta di un’estensione della nozione economica di capitale che si rivolge a beni e servizi forniti dall’ambiente naturale.

Natura, una forma intangibile di ricchezza

“La natura rappresenta, di per sé, una forma intangibile di ricchezza” spiegano da LOIM. Infatti, “essa offre molti degli input diretti che supportano le industrie primarie, come i prodotti alimentari e forestali e il materiale genetico, ma fornisce anche i servizi di abilitazione e protezione che guidano l’economia, tra cui purificazione dell’aria e controllo delle malattie”. La natura e i suoi processi forniscono le basi per i settori primari e “hanno offerto e tuttora offrono condizioni stabili che consentono alle civiltà di prosperare” affermano dalla società.
“Per preservare, dunque, la crescita economica dobbiamo mettere la natura al centro della nostra economia”. Considerando che l’impatto umano è diventato la forza trainante del cambiamento ambientale, “i modelli di business che funzionavano in passato e che facevano leva sulla formula “prendi-produci-getta”non saranno più appropriati in futuro” sostengono gli esperti.
La transizione in corso porterà verso un modello di business più snello, “a farfalla”, fondato su un duplice obiettivo: valorizzare la natura attraverso la bioeconomia, che utilizza le sole risorse biologiche rinnovabili senza produrre scarti, e preservare la natura attraverso l’efficienza delle risorse e modelli di business più efficienti e orientati al risultato.

View strategica di LOIM (e di Sua Altezza il Principe di Galles)

“Il mondo si sta avviando verso una transizione necessaria rappresentata da un’economia Circolare, snella, inclusiva e pulita (CLIC TM – Circular, lean, inclusive, clean), fondata sul capitale naturale” chiariscono dalla società. Si tratta di un cambiamento imprescindibile per ridurre gli imminenti rischi fisici, di responsabilità, legati alla transizione e di mercato.
In questo contesto, a novembre 2020 LOIM ha lanciato Natural Capital, una strategia di investimento azionaria globale direttamente ispirata al messaggio di Sua Altezza Reale il Principe del Galles. Natural Capital è stato sviluppato in collaborazione con la Circular Bioeconomy Alliance, di cui Lombard Odier è membro fondatore, che mira a guidare il cambiamento trasformativo verso un’economia positiva per il clima e la natura, indirizzando gli investitori verso soluzioni di investimento sostenibili. La Alliance è stata istituita nell’ambito della Sustainable Markets Initiative, promossa dal Principe stesso. A dire di Sua Altezza Reale, “in prospettiva futura, saranno infatti disponibili nuove opportunità di lavoro, settori e mercati completamente rinnovati e radicati nella sostenibilità, che offriranno potenzialità di crescita economica senza precedenti”.
La strategia Natural Capital consente di investire in società che fanno leva sul potere rigenerativo della natura, destinate a creare una solida crescita e diventare i vincitori di domani. “Per noi di LOIM”, concludono gli esperti, “è chiaro che il futuro deve essere green e improntato alla biodiversità. La transizione verso un’economia CLICTM più biocompatibile è in primis trainata dalla creazione di valore e da un’economia più efficiente. E questo sta accadendo ora e andrà accelerando. Il capitale naturale sarà il suo fondamento più vitale”.

Domande frequenti su Capitale naturale, la base per la crescita economica futura

Quali sono i principali aspetti da considerare quando si investe in Capitale naturale, la base per la crescita economica futura?

Quando si investe in Capitale naturale, la base per la crescita economica futura, è fondamentale considerare diversi fattori chiave per una strategia efficace. Il primo elemento da valutare è il proprio orizzonte temporale, poiché investimenti a lungo termine permettono di affrontare meglio la volatilità e beneficiare dell interesse composto. La tolleranza al rischio personale è un altro aspetto cruciale, che determina l allocazione tra asset più aggressivi e quelli più conservativi.

Come posso iniziare a investire in Capitale naturale, la base per la crescita economica futura con un capitale limitato?

Iniziare a investire in Capitale naturale, la base per la crescita economica futura con capitale limitato è assolutamente possibile grazie a diverse strategie accessibili. I fondi comuni di investimento con versamenti minimi bassi rappresentano una ottima opzione per chi dispone di poche risorse iniziali, consentendo l accesso a portafogli diversificati con somme contenute, spesso a partire da 100-200 euro.

Quali sono i rischi principali associati a Capitale naturale, la base per la crescita economica futura?

I rischi associati a Capitale naturale, la base per la crescita economica futura sono molteplici e richiedono una attenta valutazione preventiva. La volatilità del mercato rappresenta il rischio più evidente, con fluttuazioni di valore che possono essere significative e improvvise, influenzate da fattori economici, geopolitici o settoriali.

Quali sono le prospettive future per Capitale naturale, la base per la crescita economica futura?

Le prospettive future per Capitale naturale, la base per la crescita economica futura sono influenzate da un complesso intreccio di fattori strutturali e congiunturali che richiedono una analisi approfondita. L evoluzione tecnologica rappresenta uno dei principali motori di cambiamento, con l intelligenza artificiale, l automazione e le tecnologie emergenti che stanno ridisegnando interi settori economici.

Come posso valutare la performance dei miei investimenti in Capitale naturale, la base per la crescita economica futura?

La valutazione della performance degli investimenti in Capitale naturale, la base per la crescita economica futura richiede un approccio multi-dimensionale che consideri diversi parametri oltre al semplice rendimento assoluto. Il rendimento totale è la metrica primaria da considerare, includendo sia le plusvalenze che i dividendi o interessi generati.

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