A parte qualche settimana nell’autunno del 2022, sono più di due decenni che il dollaro e l’euro non si trovano agli stessi livelli, eppure la situazione potrebbe cambiare quest’anno. É da dopo le elezioni di Trump, infatti, che il biglietto verde è scambiato intorno a 0,95, arrivando anche a picchi dello 0,98. Sono due I fattori principali che stanno spingendo verso il deprezzamento dell’euro da una parte e l’aumento del dollaro dall’altra:
- Mentre le due grandi potenze europee, ovvero Francia e Germania sono entrate in una profonda fase di incertezza politica,
- Il ritorno di Donald Trump fa ben sperare per una ulteriore ripresa della crescita negli Stati Uniti con un dollaro in rafforzamento.
Dollaro: un futuro di crescita…
Mercato del lavoro sano, solida crescita degli utili e crescita economica prevista al rialzo del 2,2% per il 2025 sembrano spingere il biglietto verde verso l’alto, ancora di più se l’eccezionalità statunitense continuerà a far mangiare polvere alle altre economie avanzate.
Se questo non bastasse, le politiche proposte da Trump durante la sua campagna elettorale, come i tagli alle tasse e l’aumento della spesa pubblica, potrebbero stimolare ulteriormente l’economia nel breve termine, portando il dollaro al suo picco. Non solo in modo diretto, come la deregolamentazione, ma anche in modo indiretto. Ad esempio, le politiche tariffarie e quelle commerciali della nuova amministrazione potrebbero portare a un rafforzamento del dollaro, qualora gli altri Paesi fossero costretti a indebolire le loro valute per compensare l’impatto delle tariffe.
E se non ci sono dubbi sul fatto che Trump, anche se non intenzionalmente, potrebbe spingere il dollaro in alto, la valuta statunitense sarebbe stata destinata a rafforzarsi anche con un’amministrazione diversa. “L’acuirsi delle tensioni geopolitiche è un’altra fonte di sostegno per il dollaro USA, poiché gli investitori si orientano verso beni rifugio in tempi di instabilità finanziaria e politica”, spiega Jens Søndergaard, analista valutario di Capital Group.
Poi non dovrebbe sorprendere gli investitori storicamente è stata dimostrata una correlazione positiva tra un mercato azionario statunitense forte e un dollaro forte. Se l’economia statunitense continuerà a crescere, come i dots sembrano anticipare, questo potrebbe fornire un sano vento di coda ai mercati, indicando rendimenti azionari positivi e una valuta forte. Anche se è necessario prestare molta attenzione al comparto azionario statunitense: ad oggi il mercato Usa è molto concentrato e incredibilmente costoso, quindi è molto difficile sapere quanto ancora potrà crescere.
…ma attenzione all’inflazione
Tuttavia, ogni moneta ha sempre due facce e lo stesso vale per le banconote americane. Infatti, come sottolinea Søndergaard, “c’è il rischio che le politiche promesse dal tycoon portino anche a un aumento dell’inflazione, che potrebbe indebolire la valuta nel tempo”.
Inoltre, il dollaro forte sembra ben lontano dai desideri di Trump, che sperava di indebolirlo, rafforzando il tessuto imprenditoriale statunitense, stimolando la produzione interna e riducendo il deficit commerciale. Tuttavia, sembra che le sue ambizioni politiche e di deregolamentazione non possano assolutamente coesistere con un dollaro debole. Solo il tempo ci permetterà di capire verso che direzione si muoverà il 47esimo presidente degli Stati Uniti.

