Dal 60-40 al 50-30-20: la nuova asset allocation dei private markets

Dal 60-40 al 50-30-20: la nuova asset allocation dei private markets

Ad IPEM Wealth 2026, Sarah Melvin, Head of the UK & Europe Client Business di BlackRock, ha raccontato perché i mercati privati non sono al picco, ma all’inizio di un ciclo destinato a cambiare il modello di asset management. Tra AI, infrastrutture e fondi evergreen, prende forma il nuovo equilibrio tra public e private markets

Non siamo sulla cresta dell’onda nel senso di un picco destinato a esaurirsi. Siamo all’inizio di una trasformazione. È questo il messaggio centrale del keynote di Sarah Melvin, Head of the UK & Europe Client Business di BlackRock, intervenuta a IPEM Wealth 2026, l’evento in corso dal 3 al 5 febbraio al Palais des Festivals di Cannes, sempre più punto di riferimento per il mondo del wealth management e dei private markets.

L’immagine della cresta dell’onda, ha spiegato Melvin, può suggerire un momento di massimo successo, ma anche qualcosa di temporaneo. Nel caso dei mercati privati, invece, la fase attuale rappresenta l’avvio di un ciclo di innovazione destinato a ridefinire il modo stesso di investire, con un modello di asset management capace di integrare in modo sempre più fluido mercati pubblici e privati grazie a tecnologia e dati.

Geopolitica, debito e AI: il contesto della nuova ondata

Il mondo, secondo la manager di BlackRock, si trova in un vero e proprio punto di svolta geopolitico. I vecchi equilibri non reggono più: i governi sono appesantiti da livelli di debito record, i rendimenti globali sono più volatili, la forza lavoro occidentale invecchia e l’Europa continua a crescere meno degli Stati Uniti. Eppure, proprio in questo contesto emerge un paradosso. L’intelligenza artificiale e i data center stanno alimentando un boom di investimenti senza precedenti: circa mille miliardi di dollari sono già stati investiti e altri ottomila miliardi potrebbero arrivare nei prossimi sei anni. Una dinamica che Melvin ha paragonato alle grandi ondate di investimento del passato, come quella delle ferrovie.

Non a caso, ha ricordato, il CEO di Nvidia Jensen Huang ha definito l’AI come “la più grande infrastruttura mai costruita nella storia dell’umanità”. Un’evoluzione che potrebbe non solo creare nuovi settori industriali, ma anche contribuire a risolvere il problema della bassa produttività europea. Nel frattempo, la frammentazione geopolitica ha costretto l’Europa a reagire, spingendo investimenti in energia, infrastrutture e difesa. Il piano “Readiness 2030” e il fondo infrastrutturale tedesco da 500 miliardi sono segnali concreti di questa svolta. Il punto, però, è che i governi non possono sostenere da soli questi programmi: il gap di finanziamento globale per le infrastrutture è compreso tra 12mila e 15mila miliardi di euro. Ed è qui che il capitale privato diventa centrale.

Il ruolo dei private markets nella crescita europea

BlackRock, ha ricordato Melvin, ha circa 1.800 miliardi di dollari investiti in Europa e vede un’enorme opportunità per il capitale privato nel sostenere la crescita del continente. Gli investimenti spaziano dalle utility francesi al trasporto ferroviario italiano, fino agli aeroporti britannici. Le opportunità, ha spiegato, non riguardano più solo private equity e real estate, ma sempre più infrastrutture e private credit, anche perché le aziende cercano fonti di finanziamento alternative alle banche. Un passaggio naturale se si considera che il 90% delle società europee con ricavi superiori a 100 milioni di euro è ancora non quotato. Le previsioni indicano che gli asset nei mercati privati europei potrebbero superare i 5mila miliardi di euro entro il 2030, trainati soprattutto da credito privato e infrastrutture. A livello globale, il totale potrebbe raggiungere i 32mila miliardi.

Dalla scala operativa al portafoglio integrato

In questo scenario, secondo Melvin, diventa sempre più importante la dimensione degli operatori. Nei mercati pubblici, tra il 2019 e il 2023, il 77% dei flussi netti è andato a soli cinque asset manager. Una concentrazione simile sta emergendo anche nei private markets: nella prima metà del 2025, il 63% dei flussi si è diretto verso i primi sei gestori. Gli investitori, ha spiegato, cercano partner strategici capaci di investire in tecnologia, dati e competenze, ma anche di garantire origination e deployment su scala globale. Allo stesso tempo, cambia l’approccio al portafoglio. I clienti non vogliono più gestire public e private markets come compartimenti separati, ma cercano soluzioni integrate che coprano l’intero spettro degli asset, con maggiore trasparenza, controllo del rischio e consapevolezza della liquidità. In questo contesto, i mercati privati smettono di essere una componente marginale e diventano un pilastro dei portafogli. BlackRock infatti, prevede che le allocazioni target possano salire almeno al 20%, in un nuovo equilibrio 50-30-20 destinato a sostituire il tradizionale 60-40.

Le tre forze che guideranno la prossima fase

Secondo Melvin, la crescita dei private markets sarà trainata da tre grandi tendenze.

La prima è la democratizzazione dell’accesso. I fondi evergreen stanno diventando sempre più diffusi: nel 2024 hanno raccolto un quinto dei flussi e oggi un euro su due destinato ai private markets viene investito in queste strutture. In questo contesto, l’ELTIF 2.0 rappresenta una svolta, con regole più flessibili e un universo di investimenti più ampio. Nel solo 2025 si sono contati 84 nuovi lanci. Il potenziale, ha sottolineato Melvin, è enorme. Basterebbe spostare una piccola parte dei 14mila miliardi di euro oggi parcheggiati nei depositi bancari europei verso i mercati privati per creare una nuova fonte di crescita per l’economia reale.

La seconda tendenza riguarda l’evoluzione dei canali distributivi. L’ELTIF 2.0 rende i private markets scalabili per la gestione discrezionale e le piattaforme digitali. La gestione discrezionale, secondo le stime, potrebbe rappresentare il 55% del patrimonio gestito già dal prossimo anno.

La terza forza è rappresentata da tecnologia, dati e trasparenza. La disponibilità di informazioni sui fondi privati è in forte aumento: piattaforme come Preqin monitorano centinaia di migliaia di fondi, gestori e investitori. Integrando questi dati con strumenti tecnologici di gestione del portafoglio, diventa possibile coprire l’intero ciclo di vita degli investimenti, dall’analisi iniziale al reporting.

All’inizio di un nuovo ciclo

Per spiegare la fase attuale, Melvin ha usato una metafora sportiva: il surfista Kelly Slater vinse il suo primo titolo mondiale a vent’anni, ma quella vittoria non rappresentò il picco della carriera, nei 33 anni successivi conquistò altri dieci titoli, mentre lo sport cambiava radicalmente.Lo stesso, secondo BlackRock, sta accadendo nei private markets. Vent’anni fa, quando nacquero alcune grandi piattaforme infrastrutturali, l’asset class non era ancora riconosciuta come oggi. Da allora il settore è cresciuto enormemente, ma resta ancora in una fase iniziale rispetto al potenziale di sviluppo. Nei prossimi dieci anni, ha concluso Melvin, i private markets saranno al centro di un’opportunità di investimento generazionale: finanziare innovazione, ridisegnare i portafogli in un mondo più complesso e aprire l’accesso a nuove categorie di investitori. Un’onda che, più che al culmine, sembra appena partita.

Una donna con i capelli lunghi, che indossa una camicetta arricciata, siede sorridente e tiene in mano un blocco per appunti. Lo sfondo è semplice e di colore chiaro. L'immagine è in bianco e nero.

di Chiara Samorì

Direttore editoriale di We Wealth e responsabile per l’area multimediale. Giornalista professionista, è laureata in Psicologia. Nel passato ha collaborato, tra gli altri, con il Corriere della Sera, l’agenzia di stampa Italpress, Ingenio, Reteconomy e Pop Economy.

Domande frequenti su Dal 60-40 al 50-30-20: la nuova asset allocation dei private markets

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