La conferenza al Salone del Risparmio di Janus Henderson Investors ha ospitato Carlo Bastasin, Senior Fellow presso Brookings Institution e professore alla LUISS di Roma, e Gianluca Serafini, Condirettore Generale di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking. I due esperti si sono confrontati sull’attuale panorama geopolitico ed economico globale: da una parte Bastasin ha fornito la sua lettura sullo scenario macro, dall’altra Serafini è entrato nel vivo delle dinamiche di mercato.
I quattro obiettivi del conflitto e i possibili scenari
Bastasin ha illustrato gli obiettivi originari del conflitto e quanto è stato raggiunto finora. Sul fronte della capacità balist ica avversaria, l’obiettivo della distruzione dei missili può considerarsi raggiunto solo al 50%. Ancora più complesso è il dossier nucleare, dove i tentativi di mediazione non hanno ancora portato a una soluzione definitiva, lasciando il tavolo negoziale in una fase di stallo. Per quanto riguarda il contrasto ai “proxy” regionali, la questione è ancora aperta, mentre dal punto di vista del cambio di regime è stato sostituito il leader, ma la metrica iraniana è rimasta invariata.
Bastasin si è poi concentrato sui possibili scenari in cui potrebbe sfociare l’attuale conflitto in Iran. Nello scacchiere mediorientale, il mercato finanziario sta per il momento prezzando uno scenario ottimista di de-escalation guidato da una possibile riduzione dell’impegno militare statunitense. Tuttavia, la stabilità di lungo periodo non dipende solo dalla forza bellica, ma dalla capacità diplomatica di trovare una moratoria nucleare che sia in grado di superare la fragilità degli accordi passati. “Una moratoria che superi quella raggiunta da Obama nel 2015 con il Joint Comprehensive Plan of Action, perché Trump vuole dimostrare di avere migliorato le condizioni alla fine del conflitto”, ha spiegato il professore.
Esistono scenari alternativi ben più complessi. Uno scenario pessimista vedrebbe attacchi mirati alle infrastrutture energetiche con rappresaglie simmetriche capaci di colpire le raffinerie del Golfo, paralizzando la produzione mondiale. Esiste poi una via intermedia, caratterizzata da uno stallo perenne in cui l’assenza di un accordo formale spingerebbe il prezzo del petrolio verso soglie critiche, vicine ai 150 dollari, innescando pesanti spinte recessive globali.
Stati Uniti: veri vincitori?
In questo quadro, la resilienza americana appare come un’anomalia statistica: la minore dipendenza energetica degli USA permette loro di affrontare le crisi con una flessibilità preclusa a Europa e Asia. Se gli Stati Uniti riescono a stabilizzare la situazione, ne traggono un vantaggio esclusivo; se falliscono, le conseguenze negative si abbattono inevitabilmente su tutti gli altri attori globali.
Questa apparente invulnerabilità degli Stati Uniti nasconde però insidie strutturali. “Le ripercussioni globali si riflettono sugli Usa e potrebbero produrre ulteriore inflazione”, ha spiegato Bastasin. E ha aggiunto “per ora la situazione americana è positiva dal punto di vista finanziario, ma non da quello dell’economia reale”.
Elezioni di medio-termine Usa
Le difficoltà sul piano dell’economia reale si riflettono anche nella politica interna degli Stati Uniti, con l’avvicinamento delle elezioni di medio termine. In tale contesto esiste un distacco palpabile tra le grandi strategie di “Imperialismo economico” di Washington e le difficoltà della classe media, quella che Bastasin definisce “elettorato minuto”. “La critica principale è proprio quella che l’attuale governo si occupa di grandi dimensioni globali a discapito dell’elettore medio” ha aggiunto il professore.
Una possibile vittoria dei democratici, che stanno effettivamente guadagnando terreno, porterebbe a un “governo diviso” secondo l’esperto, dove il potere esecutivo dovrebbe scontrarsi con un legislativo contrario.
Dollari ed energia: le armi silenziose dello scontro globale
Serafini ha spostato l’asse della discussione sui “nervi scoperti” del sistema, partendo dal fatto che con l’annuncio del Trump Trade – più deficit commerciale, inflazione, crescita – per la prima volta dopo decenni si sono riscontrate difficoltà nel collocare all’asta il treasury trentennale.
“Una delle nazioni più indebitate che fa fatica a collocare il Treasury a 30 anni, è qualcosa di significativamente rilevante”, ha constatato Serafini.
L’esperto ha evidenziato in tal senso una vulnerabilità sistemica degli Usa: il bisogno costante di capitali esteri per sostenere la politica espansiva e la corsa tecnologica. In questo senso, i flussi provengono principalmente dall’Europa: “il vero vantaggio che ha l’Europa nei confronti degli Stati Uniti è la gestione degli investimenti, un’arma di natura strategico-politica”, ha osservato l’esperto.
“Non si tratta però solo di controllo dei flussi di dollari, l’altro tema fondamentale è il controllo dei flussi di energia”, ha spiegato il Condirettore di Fideuram. Il braccio di ferro per lo Stretto di Hormuz non è solo una crisi locale, ma una manovra di lungo periodo per interrompere i flussi energetici verso l’Asia, in particolare verso l’India e la Cina. Chi controlla i rubinetti energetici controlla indirettamente lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e i margini delle imprese.
Geofinanza e AI: il mondo come un unico cervello digitale
La visione della tecnologia proposta da Gianluca Serafini trasforma la geofinanza in una disciplina quasi biologica. Il potere si è spostato dalla terra ai dati, dai confini fisici ai cloud sovrani. In questa nuova era, le “Magnifiche 7” agiscono come attori privati e sovrani allo stesso tempo, riscrivendo le regole della politica estera attraverso la creazione di infrastrutture di dipendenza.
Serafini ha proposto una visualizzazione inedita del potere globale: “È possibile vedere il mondo come un planisfero e un insieme di territori, nazioni eccetera, però è possibile quasi vederlo anche sotto la forma di un cervello. Dove ci sono le fibre ottiche che sono i neuroni, i datacenter che sono le sinapsi, i flussi di capitale che rappresentano il loro nutrimento e l’intelligenza artificiale che è il pensiero”.
Questa centralizzazione del “pensiero digitale” in pochissime mani – si pensi al dominio quasi assoluto di Nvidia nel mercato delle GPU – crea un paradosso: siamo in una fase di decoupling tecnologico (con la Cina che cerca disperatamente l’indipendenza dai chip Usa), ma al contempo siamo più interconnessi che mai attraverso flussi di capitale che alimentano questi “neuroni” digitali.
Conclusione: mossa prudente ma non difensiva per un investitore
In un panorama così frammentato, la prudenza è importante per l’investitore, a patto che non si traduca in immobilità. Sebbene le tensioni geopolitiche e la volatilità della cronaca finanziaria esercitino una forte pressione psicologica, l’analisi tecnica suggerisce di guardare oltre le notizie di breve periodo. Come evidenziato da Gianluca Serafini, un eccesso di protezione può rivelarsi controproducente: le coperture hanno un costo elevato che rischia di erodere i rendimenti.
“Finché i flussi commerciali di Cina-Europa-Stati Uniti reggono e le questioni tecnologiche, quindi di sicurezza e di sviluppo, permangono, le prospettive rimangono al rialzo”, ha concluso l’esperto.

