Dazi, accordi commerciali di breve durata, guerre sempre più calde e mosse unilaterali: l’unica certezza per i primi sei mesi del 2025 è stata l’incertezza, dimostrando la rapidità con cui i mercati si muovono e si adattano. Ma se questi sembrano solo cambiamenti di breve termine, è interessante notare come una caratteristica comune è la profonda frammentazione dell’ordine globale che sembra arrivata per restare.
In quest’ottica, guardando al lungo termine, l’allocazione regionale sarà sempre più importante, così come guardare oltre il dollaro statunitense, continuando a tenere nel proprio tesoretto l’oro che non smetterà di fare da rifugio.
Dal lungo, tornando al breve termine, analizziamo con gli esperti di Fidelity international che cosa è cambiato negli ultimi mesi e come preparare il portafoglio agli scossoni che, sicuramente, ci accompagneranno anche per il resto dell’anno.
Rischio inflazione alle stelle (e strisce)
I dazi stanno impattando con forza sul mercato globale, ma anche quello statunitense non ne sta uscendo incolume. In tal senso, è probabile che l’inflazione negli Stati Uniti aumenti fino al 3,5%, ben lontana dal target del 2% prefissato dalla Federal Reserve. Secondo gli esperti di Fidelity, “vi è un 40% di probabilità che ciò si concretizzi in una reflazione economica e un 40% di probabilità di stagflazione (in cui i prezzi aumentano anche se la crescita diminuisce)”. In un simile scenario, la domanda statunitense è destinata a scendere e saranno molte le imprese che cercheranno una collocazione fuori dai confini a stelle e strisce, spingendo alla deflazione nel resto del mondo.
A preoccupare, non solo l’inflazione che sale, ma anche la crescita che scende: la recessione sembra ancora improbabile – a meno di uno scontro diretto con la Cina – ma con una crescita prevista all’1%, diventa difficile anche per la Fed capire come muoversi. “Mentre la maggior parte degli esperti quota uno o due tagli entro la fine dell’anno, riteniamo che l’allentamento dei dazi e il persistere di un’inflazione vischiosa rendano improbabile un taglio dei tassi da parte della Fed nei prossimi sei mesi”.
Dal globale al locale, senza dimenticarsi di nessuno
Mentre il tycoon punta sulla sicurezza nazionale, cercando di riportare l’industria manifatturiera in America e la Cina sta cercando di sostenere i consumi interni, non ci sono dubbi: l’ordine economico, tecnologico e di sicurezza è e sarà sempre più frammentato.
E in un mondo sempre più frammentato, dove il trend torna a essere il protezionismo, la diversificazione del portafoglio diventa cruciale.
Mentre il dollaro è sempre più a rischio, l’euro potrebbe beneficiare del rimpatrio dei flussi, mentre lo yen giapponese continua a dimostrarsi come una valuta difensiva. I mercati emergenti offrono opportunità interessanti, con il loro debito sostenuto dal deprezzamento del dollaro, soprattutto per Paesi come il Brasile e il Messico. I titoli di Stato asiatici investment grade, denominati in valuta locale, rappresentano oggi una strategia di diversificazione interessante, che beneficerà di potenziali riduzioni dei tassi d’interesse.
È però bene ricordare che, in un portafoglio diversificato, c’è ancora spazio per le azioni statunitensi. “L’S&P 500 comprende molte delle società più grandi e innovative del mondo, altamente redditizie e favorevoli agli azionisti. Non sarebbe saggio scommettere completamente contro gli Stati Uniti, ma non è nemmeno l’unica partita in città”, spiegano gli esperti.
Conclusioni
Se è vero che i mercati hanno tirato un sospiro di sollievo dopo che gli Stati Uniti e la Cina hanno raggiunto un accordo temporaneo sulle tariffe doganali, le sorprese, i colpi di scena e le svolte continuano ad essere all’ordine del giorno. Se ci fossero stati dubbi, l’attacco degli Stati Uniti agli impianti nucleari iraniani, li ha risolti tutti.
Eppure, mentre negli States l’inflazione rimane appiccicosa, nella maggior parte di Asia ed Europa questa si sta raffreddando.

