L’America compie 250 anni tra innovazione, dollaro e risorse

Il 4 luglio 2026 ha segnato il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America. Una storia ricca di innovazione e risorse, in cui il dollaro continua a mantenere il ruolo di principale valuta di riserva mondiale

Il 4 luglio 2026 ha segnato il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America. Una storia ricca di innovazione e risorse, in cui il dollaro continua a mantenere il ruolo di principale valuta di riserva mondiale

In occasione del 250° anniversario della nascita degli Stati Uniti d’America – la Dichiarazione d’Indipendenza risale al 4 luglio 1776 – gli esperti di Capital Group tracciano il bilancio di un’economia prospera, in cui giocano un ruolo essenziale l’innovazione, il dollaro e la ricchezza di risorse.

L’analisi è condotta dall’economista Jared Franz, dai gestori di portafoglio azionario Jessica Spaly, Paul Benjamin e Rob Lovelace e dal gestore di portafoglio obbligazionario David A. Hoag. Franz parte da un’importante constatazione: la popolazione americana rappresenta appena il 4% di quella globale, ma il Paese “genera il 27% della produzione mondiale”.

Pionieri tecnologici e innovatori

Quasi due secoli fa, il sociologo francese Alexis de Tocqueville elesse l’America come “la società più facilmente incline al cambiamento”. Diversi esempi dimostrano come la nazione sia stata particolarmente ricettiva nei confronti del processo di modernizzazione: dal successo del Canale Erie e dal boom della costruzione di canali negli anni Venti dell’Ottocento fino alla diffusione dei telefoni e all’invenzione dei computer nel XX secolo.

Oggi, la protagonista indiscussa è l’intelligenza artificiale. “In ogni settore, le aziende sfrutteranno l’AI per costruire vantaggi competitivi distintivi”, afferma Jessica Spaly. E aggiunge: “Così come società quali Amazon e Home Depot hanno modificato il commercio al dettaglio durante l’era della trasformazione digitale, credo che aziende nuove e consolidate riusciranno a costruire attorno a sé barriere competitive grazie all’AI. Siamo tuttavia ancora nelle fasi iniziali, poiché attualmente il mercato si concentra soprattutto sui chip, sull’hardware e sulle piattaforme su cui opera l’AI”.

L’AI potrebbe avere effetti notevoli in molti campi plasmati dall’innovazione. “L’incontro tra attività di ricerca e sviluppo di livello mondiale, solidi legami con il mondo accademico e un facile accesso ai capitali rappresenta un vantaggio peculiare degli Stati Uniti, difficile da replicare altrove”, osserva Rob Lovelace.
Uno di questi campi è rappresentato dalla sanità, dove, secondo Lovelace, nei prossimi decenni l’AI potrebbe accelerare la scoperta di nuovi farmaci.

Il “privilegio esorbitante” del dollaro

Negli anni Sessanta, il ruolo del dollaro come valuta di riserva mondiale fu definito dai responsabili politici francesi un “privilegio esorbitante”.

“Gli Stati Uniti emersero dalla Seconda guerra mondiale come una nazione in grado di guidare gli sforzi di ricostruzione globale e di garantire stabilità, contribuendo così a spianare la strada affinché il dollaro statunitense diventasse la valuta di riserva mondiale. Ciò ha permesso agli Stati Uniti di emettere debito a rendimenti inferiori rispetto ad altri Paesi, assorbire i rischi valutari e persino utilizzare il dollaro per imporre sanzioni”, spiega Hoag. E sottolinea: “La recente tendenza delle banche centrali a diversificare le proprie riserve riducendo l’esposizione al dollaro probabilmente proseguirà, ma nessuna valuta è vicina a sostituirlo nel ruolo di valuta di riserva mondiale”.

Un’economia ricca di risorse

Un altro elemento a sostegno dell’economia americana è il ricco patrimonio di risorse a disposizione. Gli Stati Uniti possiedono terreni agricoli fertili, abbondanti riserve di petrolio e gas e notevoli risorse naturali.

“Oggi gli Stati Uniti sono il maggiore produttore mondiale di energia, una condizione che offre diversi vantaggi agli americani e alle imprese del Paese. Prezzi dell’energia più bassi, soprattutto per il gas naturale e il carbone, che rappresentano il 45% dei consumi energetici primari statunitensi, fanno sì che le aziende possano costruire impianti produttivi negli Stati Uniti anziché in Europa o in Giappone, dove i prezzi dell’energia sono più volatili”, spiega Benjamin. In questo contesto, aggiunge l’esperto, gli Stati Uniti risultano maggiormente in grado di assorbire gli shock dei prezzi energetici globali.

Un mercato resiliente nel corso della storia

Oltre a un’economia ricca di risorse, gli Stati Uniti possono vantare un mercato azionario che ha dimostrato una forte capacità di tenuta di fronte a guerre, crisi finanziarie e pandemie.

Lovelace ricorda che, all’inizio della sua carriera, un rendimento medio annualizzato del 7% era determinato in gran parte dall’inflazione. Con il calo del livello generale dei prezzi, l’aspettativa era quindi quella di una riduzione del rendimento complessivo. È invece accaduto il contrario. “Se oggi si osservano i dati di lungo periodo, anche considerando il mercato ribassista del 2022, il rendimento composto del mercato azionario statunitense dagli anni Settanta supera il 9%”, osserva Lovelace.

Questo dimostra come, nel lungo periodo, l’effetto della capitalizzazione composta abbia premiato gli investitori pazienti.

Ritratto in bianco e nero di una giovane donna con lunghi capelli scuri, che indossa un blazer su un top scuro, sorride leggermente e guarda l'obiettivo, su uno sfondo chiaro.

di Giulia Morena

Giornalista multimediale di We Wealth, è laureata in Management per l’Impresa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

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