Tensioni commerciali da una parte e crescita economica moderata dall’altra, ma anche nuovi stimoli fiscali e cambiamenti nelle politiche monetarie delle principali banche centrali. Il 2025 sembra un anno di nuovi equilibri e profondi cambiamenti. Quali segnali emergono dai mercati globali e come potrebbero evolversi nei prossimi mesi?
Guardando alle principali economie, dagli Stati Uniti all’Europa, passando anche per i Mercati Emergenti, i dati economici stanno dimostrando una solidità inaspettata, con inflazione in calo. Sembra quasi che gli scossoni geopolitici non abbiano intaccato in profondità le borse, ma solo portato ondate momentanee di volatilità.
Dagli Stati Uniti all’Europa: il mercato non si ferma
In termini macro, la prima parte del 2025 ha visto confermare le attese per una prosecuzione del ciclo economico globale, seppure indebolito.
In Eurozona la crescita per il 2025 dovrebbe confermarsi intorno allo 0,9%, in perfetta continuità con il 2024, mentre dovrebbe salire all’1% nel prossimo anno. Migliora anche la fiducia degli investitori sugli asset europei, data soprattutto dall’atteggiamento risoluto dei governi europei contro le minacce commerciali statunitensi. A offrire un’ulteriore spinta all’economia del Vecchio Continente ci ha pensato la Germania con la nuova legge di bilancio.
Guardando verso gli Stati Uniti, invece, le aspettative di crescita sono in rallentamento: dal 2,8% del 2024, il consenso attuale stima che la crescita per quest’anno sarà intorno all’1,4%.
“Alla fine il rallentamento sarà molto probabilmente meno pronunciato rispetto alle attuali attese di consenso” sottolinea Andrea Conti, responsabile Analisi Macro Mercati di Eurizon, “ma l’impatto restrittivo della guerra commerciale un po’ si farà sentire”.
Banche centrali: da posizioni contrastanti a nuovo allineamento
Con l’inizio del 2025 si è spesso parlato delle strade opposte che la Federal Reserve e la Banca Centrale europea stavano per intraprendere, e così è stato fino a metà anno. Infatti, mentre la Bce ha optato per otto tagli consecutivi, portando i tassi di riferimento al 2%, la Fed ha optato per una lunga pausa dopo il taglio da 25 punti base di dicembre 2024.
Ora però, sembra che le due banche potrebbero tornare a convergere. Per quanto riguarda l’Europa, il mercato vede tassi in calo fino all’1,75% entro fine dell’anno, mentre per gli Stati Uniti le aspettative sono di due tagli entro dicembre, portando i tassi al 3,75%.
“Se si paragonassero le attese di politica monetaria con quelle di inflazione, si vedrebbe che per la BCE scendere all’1,75% vorrebbe dire portare i tassi poco sotto l’inflazione, posizionando la politica monetaria tra la neutralità e la moderata espansione. Per la Fed, al contrario, far scendere i tassi al 3,75% vorrebbe dire mantenerli sopra l’inflazione, ovvero mantenere un certo grado di restrizione monetaria”, spiega l’esperto.
Strategia d’investimento: Positiva sui titoli sovrani europei e sulle azioni globali
Eurizon ritiene che le obbligazioni sovrane, soprattutto in Europa, rimangano interessanti, con una cedola superiore all’inflazione e in grado di offrire protezione in caso di rallentamento economico inatteso. La società mantiene un outlook positivo sul debito dei Paesi periferici dell’Eurozona e osserva che gli spread del credito societario si sono stabilizzati, con un miglioramento del sentiment verso le obbligazioni ad alto rendimento sia negli Stati Uniti che in Europa.
I titoli azionari globali si mantengono in trend positivo, guidati dall’Europa e dai Paesi Emergenti nella prima metà dell’anno e dagli Stati Uniti in ripresa. Nel breve termine il mercato azionario statunitense potrebbe recuperare il ritardo accumulato nella prima metà dell’anno, ma anche l’azionario europeo si conferma attraente, in quanto le valutazioni sono interessanti.

