Francis Bacon e i 500 falsi scoperti dalla Guardia di Finanza

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Il nucleo dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale di Bologna ha sgominato un corposo traffico di falsi del tormentato pittore irlandese, uno dei più bramati in assoluto dai collezionisti di tutto il mondo

Cinquecento opere d’arte, tra quadri e disegni, tutti falsi. È quanto emerge da una indagine, avviata nel 2018 e conclusa i primi di settembre, condotta dalla Guardia di Finanza e dal nucleo dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale di Bologna.

L’indagine ha comportato per i soggetti coinvolti (tra i quali anche dei collezionisti), l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’autenticazione e alla diffusione di opere d’arte false, nonché la configurazione del reato di truffa, in quanto numerosi quadri già piazzati sul mercato risultano essere stanti venduti – come opere autentiche – alla cifra di 600.000 euro. Una cifra che non sorprende: Bacon, le cui opere sono esposte in musei come il Tate di Londra o il Guggenheim di New York, presenta un fatturato totale d’asta che supera i due miliardi.

Sua è l’opera d’arte più costosa venduta nel 2020, l’anno della pandemia: il Triptych Inspired by the Oresteia of Aeschylus (1981), passato di mano da Sotheby’s New York per 84,5 milioni di dollari. Quasi una bazzecola rispetto al trittico Three Studies of Lucian Freud (suo buon amico), venduto per 142 milioni di dollari nel 2013 da Christie’s a New York; divenendo quindi uno dei 10 dipinti più costosi mai venduti all’asta.
Il valore delle opere di Bacon si manifesta tanto nelle case d’asta quanto nei luoghi non ufficiali; nelle sedi lontane dai mercati certificati: ove, appunto, con difficoltà si distingue l’originale dalla replica e, dove, perfino i collezionisti possono diventare falsari. E viceversa.

Esistono metri di misura ortodossi e convenzionali che permettono, se associati alle opere d’arte, di misurare la grandezza di un artista nel tempo: gli indici di mercato, le quotazioni e i risultati delle aste, ad esempio, quando rimangono stabili o, perfino, quando sono in rialzo col passare degli anni, consolidano – quasi – definitivamente l’importanza dell’autore per la collettività.

Testimoniano, in buona sostanza, non solo il valore economico degli sforzi artistici dell’artista, confluiti magari in un quadro o in una scultura, ma anche la sua capacità di attraversare le mode e fissare, col suo registro e la sua cifra artistica, modelli, valori e stili del tutto imperituri.

Esistono, altresì, metri di misura non convenzionali. Indici, per certi versi sotterranei, che pur non muovendosi nelle sedi pertinenti – dunque al ritmo scandito dell’offerta in aumento, guidato dal banditore che decreterà la proposta più vantaggiosa -, rivelano l’indiscussa importanza di un artista.

È questo il caso della contraffazione: meccanismo che consiste nel contrapporre al vero un falso vero. Metro di misura, pratica, evidentemente illegale, che non mette in discussione il valore di un artista. Semmai, al contrario, lo conferma (illecitamente).

La contraffazione, in effetti, per certi aspetti può essere interpretata anche come il segno rivelatore dell’importanza di un artista, stante il fatto che la riproduzione non autentica o l’alterazione di un’opera di pittura o di scultura avviene solo se, attraverso il commercio o la circolazione dell’esemplare contraffatto, è possibile ottenerne notevole profitto. Non c’è quindi da stupirsi della mole di opere contraffatte di Bacon né tantomeno del valore di vendita delle stesse.

di Nicola Dimitri

Collaboratore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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