Perché il mercato delle emissioni sta spingendo il prezzo del gas

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La transizione ecologica quest’anno presenterà un conto più salato, incoraggiando la domanda di gas

Il prezzo delle quote di emissioni del sistema EU ETS è raddoppiato in un anno. Per le imprese, dunque, sforare il tetto delle emissioni è nettamente più costoso

Il gas è un alternativa meno inquinante rispetto agli altri combustibili fossili. Il costo dei permessi di emissione lo sta rendendo un “sostituto sempre più conveniente rispetto al carbone”, ha scritto l’Enea

Anche per questo il costo del gas, dal quale l’Italia produce oltre il 40% della sua energia elettrica, sta salendo sempre di più

Da inizio anno il prezzo del gas naturale è pressoché raddoppiato. I prezzi di questa risorsa si trovano, al 15 settembre, sui massimi dal 2014 e nettamente al di sopra dei livelli del 2019, precedenti all’impatto della pandemia. Gran parte di questo fenomeno, che rischia di tradursi un rincaro delle bollette per le famiglie italiane, è dovuto alla ripresa della domanda e delle attività economiche dopo la fase più acuta del Covid-19. Se il gas è sempre più richiesto, tuttavia, lo si deve anche al suo minore impatto ambientale agli altri combustibili fossili.

In questo fenomeno, gioca un ruolo fondamentale il sistema per lo scambio delle quote di emissione (ETS), il mercato introdotto per incoraggiare le imprese a ridurre l’inquinamento atmosferico. Il forte rincaro dei permessi di emissione starebbe spingendo le imprese a sfruttare di più il gas. Da emissioni inferiori, infatti, conseguono minori costi collegati alla CO2 immessa nell’ambiente. E’ un meccanismo virtuoso, ma non privo di effetti collaterali.

Il gas, infatti, rappresenta oltre il 40% della produzione energetica generata in Italia (Iea, 2019): un suo rincaro esercita, di conseguenza, una pressione sui costi delle bollette. Per questo, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha annunciato come il conto della bolletta elettrica sarebbe potuta aumentare del 40% nell’ultimo trimestre del 2021, sottolineando come “la transizione ecologica” non possa “essere fatta a spese delle categorie vulnerabili”. (Il governo, comunque, sembra intenzionato a intervenire per calmierare i prezzi in bolletta, come già avvenuto nei mesi scorsi).

Rispetto a un anno fa il prezzo del future sulle emissioni di carbonio è quasi raddoppiato (+94%). Secondo quanto ha scritto l’Agenzia nazionale per l’energia (Enea) nel suo ultimo rapporto, pubblicato il 9 settembre, “il prezzo dei permessi di emissione incide sia come componente di costo sia come elemento che spinge a fare del gas naturale stesso un sostituto sempre più conveniente rispetto al carbone”.

Secondo i dati della Us Energy Information Administration, vengono prodotti circa 53 chili di biossido di carbonio per ogni milione di unità termiche britanniche (MMBtu) equivalenti di gas naturale, contro i 90 chili di CO2 prodotti dal carbone e i 72 chili prodotti dal combustibile distillato (come il gasolio).

Il Sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’Unione Europea (EU ETS) è il principale punto di riferimento internazionale nel mercato delle emissioni e, secondo vari esperti, è uno dei meccanismi più efficaci per incoraggiare la transizione ecologica.

Come spiega l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, l’EU ETS è il primo, e tuttora il più grande, sistema internazionale per lo scambio di quote di emissione al mondo. E’ stato istituito nel 2005, è attivo in tutti i Paesi Ue (più Islanda, Liechtenstein e Norvegia) e riguarda circa 11.000 impianti ad alto consumo di energia e le compagnie aeree che operano nello spazio economico europeo.

Il sistema si regola nel seguente modo. L’EU ETS stabilisce “la quantità massima che può essere emessa dagli impianti che rientrano nel sistema”, scrive l’Ispra, “entro questo limite, le imprese possono acquistare o vendere quote in base alle loro esigenze”. Se il tetto viene superato, per l’impresa le opzioni sono due: o adotta provvedimenti per ridurre le emissioni investendo in tecnologie più efficienti, o compra sul mercato le quote di emissioni (vendute dalle imprese “virtuose” che hanno inquinato meno rispetto al limite previsto). L’aumento del prezzo delle quote ETS rende decisamente più costosa la seconda alternativa, incoraggiando, come ha scritto l’Enea, la riduzione delle emissioni attraverso un maggiore uso del gas rispetto agli altri combustibili fossili.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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