Cina: la banca centrale taglia i tassi, ma la Borsa cade

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Dopo un rallentamento del Pil superiore al previsto la Pboc è scesa in campo per stimolare il credito, anche se i margini bancari sono già sotto pressione

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Le Borse cinesi hanno chiuso con forti ribassi dopo che lunedì la banca centrale cinese (Pboc) ha ridotto a sorpresa i tassi d’interesse a breve e lungo termine di 10 punti base, una mossa volta a stimolare l’economia cinese dopo che i dati sul Pil del secondo trimestre hanno deluso le attese, mettendo in forse l’obiettivo di una crescita al 5% per l’intero 2024.


Martedì l’indice Hang Seng ha ceduto quasi l’1%, mentre il Csi 300, l’indice più rappresentativo del mercato nel suo complesso, ha perso il 2,14%, riportando in rosso il bilancio dell’ultimo mese. Nonostante i tassi in calo riducano i margini di profitto del settore bancario, che sta già affrontando un calo di redditività, l’indice Hang Seng Mainland Banks ha guadagnato l’1,31%.

L’econonomia in rallentamento

A fare da sfondo alla decisione di tagliare i tassi è il dato sul Pil del secondo trimestre, che ha registrato un incremento del 4,7%, in calo dal 5,3% dei primi tre mesi del 2024 e molto più debole rispetto alle attese, attestate su un +5,1%. A questo dato negativo si è aggiunto, il 15 luglio, l’andamento delle vendite al dettaglio: in aumento del 2% a giugno, contro l’aumento del 3,7% di maggio e a fronte di una previsione al 3,3%.

L’azione della Pboc

“La Pboc inizia a implementare una politica pro-crescita”, ha commentato il capo stratega per la Cina di Bnp Paribas, Ju Wang, ”l’aumento delle aspettative di tagli da parte della Fed dà anche spazio alla Pboc per agire” senza indebolire troppo la moneta nazionale.


La Pboc, inoltre, ha annunciato che permetterà alle aziende di richiedere la riduzione del collaterale necessario come garanzia per accedere ai suoi finanziamenti (medium term lending facility). Questo aiuterà le banche e le istituzioni finanziarie che non hanno abbastanza garanzie a prendere soldi a un tasso d’interesse più basso, stabilito dalla banca centrale. Oggi, al contrario, le banche che non hanno abbastanza garanzie devono chiedere soldi nel mercato interbancario, dove i tassi d’interesse sono molto più alti. “La mossa dovrebbe aiutare i tassi di mercato a tendere verso il tasso di politica e dovrebbe anche ridurre i costi di finanziamento per le banche più piccole che in precedenza mancavano del collaterale per attingere alle strutture della banca centrale”, hanno commentato gli analisti di ING.

“I margini di interesse delle banche commerciali cinesi sono già ai minimi storici e i prestiti non performanti sono cresciuti rapidamente. I tagli dei tassi probabilmente aumenteranno la pressione sulle banche cinesi”, hanno proseguito da ING, “la recente serie di dati [macroeconomici] deboli ha aumentato la pressione per adottare un allentamento monetario”, hanno aggiunto, “nonostante la Cina abbia raggiunto una crescita del Pil del 5% nella prima metà dell’anno, la seconda metà sarà più impegnativa se vuole mantenere una crescita del 5% per l’intero anno”, a causa di un confronto statistico meno favorevole rispetto allo stesso periodo del 2023. “Ci aspettiamo che ci sia spazio per almeno un altro taglio dei tassi nei prossimi mesi” hanno affermato gli analisti della banca olandese, ricordando come questa tendenza nell’immediato potrebbe contribuire all’indebolimento della moneta nazionale cinese.

Secondo Tommy Xie, capo della ricerca di Ocbc, una banca basata a Singapore, “Il prossimo evento chiave da tenere d’occhio è il tasso di riserva obbligatoria”, con cui la banca centrale governa la capacità che le banche hanno di prestare denaro all’economia, “con quasi mille miliardi di yuan di operazioni di rifinanziamento a medio termine in scadenza ad agosto e settembre, si apre una finestra per la Pboc che potrebbe sostituire parte di questa liquidità con iniezioni più permanenti tramite un taglio del tasso di riserva obbligatoria”.

Le azioni cinesi restano nello specchietto retrovisore

Allargando l’obiettivo all’andamento di Borsa da inizio anno, il bilancio su chi avesse puntato sul recupero delle azioni cinesi non è affatto generoso. Considerando la performance corretta al cambio con il dollaro, inclusa di dividendi e altre forme di remunerazione, emerge una forte sottoperformance del listino di riferimento S&P China BMI, il cui guadagno si limita al 2,3%, contro il +8,5% delle azioni europee e il +17,5% di quelle americane.


Nel frattempo, le scommesse ribassiste sul Dragone sembrano essersi un po' ridotte fra i gestori globali: attualmente lo “short” sulle azioni cinesi risulta la terza scommessa più affollata, secondo i fund manager sondati a luglio da BofA, ampiamente dietro alla scommessa rialzista sulle Magnifiche 7 azioni tecnologiche Usa e la posizione corta sullo yen giapponese.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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