Investire nei big data, una scelta vincente

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Il gestore Anu Narula, head of global equities di Mirabaud Am, sceglie di investire nel motore del mondo contemporaneo, i big data. E spiega perché

Indice

  • Investire nel tema dei big data offre oggi opportunità inesisitenti 20 o 30 anni fa
  • Il continuo miglioramento delle tecniche di data analysis porterà a circoli virtuosi di redditività

Perché investire nei big data?

“I big data sono ovunque e influenzano la nostra vita di ogni giorno”, dice Anu Narula, head of global equities di Mirabaud Am. Perciò investire su questo tema offre oggi molte opportunità interessanti, inesisitenti 20 o 30 anni fa. Il volume dei dati attualmente in circolazione, infatti, sta crescendo esponenzialmente grazie alla meccanica informativa e alla digitalizzazione delle attività economiche.

Il digitale e l’economia

La trasformazione digitale dell’economia è sempre più evidente. E la digitalizzazione consente una più efficiente acquisizione dei dati e una più accurata analisi delle informazioni, a loro volta utilizzabili per ottimizzare le soluzioni offerte dalle imprese.

L’esempio dei buoni pasto

Mirabaud Am cita l’esempio di Edenred, leader mondiale nel settore dei voucher prepagati digitali. La società ha da tempo avviato un processo di transizione dai buoni cartacei a quelli elettronici, accessibili da app. Questa evolzione non solo elimina i costi della stampa, ma permette di rilevare e analizzare puntualmente le preferenze dei clienti.

Tanti e originali

Secondo l’asset manager, in un mondo il cui propulsore sono i dati, vincono le società che ne hanno tanti. E soprattutto quelle che posseggono un ammontare cospicuo di dati unici. Ad esempio, nel segmento dei digital mediaAdobe Creative Cloud di Adobe è utilizzato per creare e distribuire contenuti unici su tutte le piattaforme digitali, e la concorrenza che si trova a fronteggiare è molto limitata.

Grazie al continuo miglioramento delle tecniche di analisi, sarà la quantità e qualità dei dati ad incrementare la redditività delle imprese. Il che creerà un circolo virtuoso fra dati e nuove informazioni create grazie ad essi, con le aziende dominanti che accresceranno ulteriormente il loro vantaggio competitivo.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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