Silicon Valley, aziende italiane ancora sottorappresentate

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Solo un numero ristretto di aziende italiane ha una base in Silicon Valley, l’hub principale dell’innovazione mondiale. Ma quali sono i paesi più rappresentati nella Bay Area e qual è il futuro del Belpaese in tal senso? Lo evidenzia uno studio di Mind the Bridge

Indice

Il 39% delle grandi aziende internazionali che hanno almeno una base nella Bay Area appartengono alle nazioni dell’Asia Pacifico

La presenza corporate italiana si identifica in un unico hub stabile di innovazione a San Francisco con Enel

“Stiamo notando crescenti segnali di interesse che fanno presagire la tendenza verso un ruolo crescente”, commenta Alberto Onetti, chairman di Mind the Bridge

Avere una base in Silicon Valley, l’hub principale dell’innovazione mondiale, è una delle ambizioni delle grandi imprese. Eppure, l’Italia risulterebbe ancora sottorappresentata. A evidenziarlo è il report “Corporate innovation in Silicon Valley. Outposts and Investment Flows” di Mind the Bridge, un’organizzazione internazionale di consulenza e supporto per l’innovazione ad aziende e startup.

Il quadro è piuttosto chiaro: il 39% delle grandi aziende internazionali che hanno almeno una base (“Corporate Innovation Outpost”) nella Bay Area appartengono alle nazioni dell’Asia Pacifico, mentre il 31% provengono dall’Europa. Seguono gli Stati Uniti (17%) e l’America Latina (3%). Quasi assenti l’Africa, il Medio Oriente e la Russia, con un unico avamposto ciascuna.

Quanto all’Europa, in particolare, il 9% delle aziende provengono dalla Francia, mentre l’8% dalla Germania. Resta indietro l’Italia. La presenza corporate italiana, infatti, si identifica in un unico hub stabile di innovazione a San Francisco con Enel, la multinazionale dell’energia.

“I dati mostrano come, più che l’Europa, oggi siano Asia e Pacifico a guardare e a investire maggiormente in Silicon Valley. Tra questi il Giappone è di gran lunga il paese con il maggior numero di avamposti di innovazione – commenta Alberto Onetti, chairman di Mind the Bridge – Nel Vecchio Continente, Germania e Francia sono i paesi più attivi, mentre l’Italia è ancora sostanzialmente assente, fatta eccezione per un grande player industriale. Stiamo tuttavia notando crescenti segnali di interesse che fanno presagire la tendenza verso un ruolo crescente”.

Secondo l’osservatorio di Mind the Bridge, a tal proposito, sono diverse le aziende italiane che stanno prendendo in considerazione un possibile sbarco in Silicon Valley. A livello istituzionale, oltre al Consolato, si evidenziano gli avamposti delle regioni dell’Emilia Romagna e della Sardegna.

Quali sono i settori rappresentati?

Le aziende che detengono un avamposto in Silicon Valley rappresentano oltre 20 ambiti di mercato differenti. Il settore automobilistico è quello maggiormente rappresentato, con il 16% del totale (36 avamposti), una percentuale che sale al 20% se si considera anche il settore Aeronautics&Space. Seguono le grandi aziende conglomerali con 23 avamposti.

“Cosa si cerca in Silicon Valley? Di certo il futuro del settore dell’industria automobilistica, ma non solo – aggiunge Onetti – Registriamo difatti la presenza di aziende da quasi tutti i settori. Ciò significa che la Silicon Valley è considerata il luogo in cui verrà data nuova forma al futuro di quasi tutti i mercati”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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