Continua il cammino del Ftse 350 per la gender diversity

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Nonostante le difficoltà affrontate negli ultimi mesi a causa della pandemia, le società quotate britanniche continuano a puntare sulla gender diversity. Per la prima volta le donne nei board del Ftse 350 toccano il 33%. In Italia, sull’onda della legge Golfo Mosca, si parla del 36%. Ma c’è ancora chi fatica a tenere il passo del cambiamento

La rappresentanza delle donne ai vertici delle aziende del Ftse 350 è aumentata del 3,8% nell’ultimo anno

Alok Sharma, segretario di stato per lo sviluppo internazionale del Regno Unito: “Tutte le aziende agiscano per raggiungere l’obiettivo del 33% di donne nei consigli di amministrazione entro la fine di dicembre”

Mentre in Italia la legge Golfo Mosca sulle quote rosa nei consigli di amministrazione delle società quotate mostra oggi i suoi primi effetti, la Borsa di Londra continua il suo cammino per la diversità di genere anche ai tempi del covid. Stando a un comunicato ufficiale diffuso dal governo britannico, nonostante le difficoltà affrontate negli ultimi mesi a causa della pandemia, la rappresentanza delle donne ai vertici delle aziende del Ftse 350 è aumentata del 3,8% nell’ultimo anno. Ma, soprattutto, per la prima volta le professioniste nei board superano il 30%.
Sono numeri che lasciano riflettere se si pensa che secondo una recente analisi condotta da The Pipeline, le imprese in cui le donne ricoprono almeno un terzo delle posizioni dei comitati esecutivi registrano margini di profitto dieci volte superiori rispetto alle altre. “La ricerca mostra che diversi team di leadership sono più innovativi e in grado di prendere decisioni migliori – ha dichiarato Alok Sharma, segretario di stato per lo sviluppo internazionale del Regno Unito – Mentre l’economia del Paese continua a riprendersi dalla crisi epidemiologica, la crescente rappresentanza di donne nei consigli di amministrazione rappresenta un’opportunità d’oro non solo per ricostruire, ma anche per ricostruire al meglio”.

Se però una buona parte delle società del Ftse 350 ha dunque rispettato l’obiettivo posto dal governo con l’Hampton-Alexander Review di arrivare a una percentuale del 33% di donne nei cda, c’è ancora chi fatica a tenere il passo del cambiamento. Stando agli ultimi dati, il 41% delle società del Ftse 350 non ha raggiunto questo target, ora fissato nuovamente per la fine del mese di dicembre 2020. Intanto, i dati raccolti hanno rivelato che 18 consigli di amministrazione del Ftse 250 restano “one and done”, vale a dire in cui è stato nominato un unico membro donna senza andare oltre. Inoltre, sopravvive ancora una tavola tutta al maschile, anche se bisogna sottolineare che nel 2011 se ne contavano ben 152.

“Riconoscendo l’impatto della pandemia globale su tutte le attività aziendali, è incoraggiante vedere il numero di donne ai vertici del business britannico aumentare – aggiunge Denis Wilson Obe, amministratore delegato della Hampton-Alexander Review – Una conferma del fatto che l’approccio volontario delle imprese del Regno Unito sta funzionando e i vantaggi della diversità vengono riconosciuti, con le aziende che cercano più che mai persone con nuove energie, idee e prospettive”. A nome degli investitori, invece, arriva il “grido di battaglia” di Chris Cummings, amministratore delegato di The Investment Association: “ora è il momento di agire e di dimostrare un cambiamento reale. La diversità si traduce in un migliore processo decisionale e svolge un ruolo essenziale nel successo a lungo termine di un’azienda. Gli investitori si aspettano che le imprese, come minimo, raggiungano l’obiettivo prefissato”.

In Italia, intanto, le donne restano ancora fuori dai vertici aziendali. Stando a uno studio della Luiss Business School che ha posto sotto la lente d’ingrandimento le prime 40 società italiane quotate sull’indice Ftse Mib di Borsa Italiana dal 2003, nel 2019 solo una donna è riuscita a ottenere la posizione di ceo (Micaela Le Divelec Lemmi di Salvatore Ferragamo), nonostante una crescita generale della componente femminile nei consigli di amministrazione legata principalmente alla legge 120/2011 (in media le donne nei board rappresentano il 36% secondo l’ultimo rapporto Consob sulla corporate governance). Se si considera invece il ruolo di presidente, lo scorso anno solo otto professioniste rivestivano questa carica, con un’età media di 61,6 anni.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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