Investire nel green: volano ricavi e occupazione

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Oltre 432mila imprese italiane negli ultimi cinque anni hanno investito in prodotti e tecnologie green. Una propensione, secondo gli esperti, che ha finito per renderle più resilienti alla pandemia. Il 16% ha registrato anche una crescita del fatturato. Nonostante la crisi

Le aziende eco-investitrici innovano di più, investono maggiormente in ricerca e sviluppo e utilizzano o hanno in programma di utilizzare in misura maggiore tecnologie 4.0

Nel passato triennio il 47% delle imprese di under35 ha investito nella green economy, contro il 23% delle altre

L’Italia è prima nel continente in termini di percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti (il 79% contro il 39% della media europea)

Le imprese eco-investitrici non sono rimaste immuni alla pandemia, ma hanno mostrato una corazza ben più solida rispetto alla controparte non-green. Secondo l’undicesimo rapporto GreenItaly della fondazione Symbola e di Unioncamere, negli ultimi cinque anni le aziende italiane che hanno investito in prodotti e tecnologie sostenibili hanno superato le 432mila unità, in crescita rispetto alle 345mila del quinquennio precedente. Il picco è stato raggiunto nel 2019, quando quasi 300mila imprese hanno convogliato capitali verso l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili e la contrazione dei consumi di acqua e rifiuti, seguiti dal calo delle sostanze inquinanti e il maggior utilizzo di materie seconde. Una propensione, spiegano i ricercatori, che ha consentito loro non solo di resistere all’impatto dello shock epidemiologico ma anche, in alcuni casi, di registrare una crescita dei ricavi.
Stando allo studio, condotto su un campione di 1.000 imprese manifatturiere con meno di 499 addetti nel mese di ottobre, il 16% delle società eco-investitrici è stato in grado di incrementare il proprio fatturato nonostante la pandemia, ben sette punti percentuali in più rispetto alle imprese non-green. Sul versante opposto, invece, la quota di aziende che ha riportato un crollo del fatturato superiore al 15% è dell’8,2%, contro il 14,5% delle imprese non eco-investitrici. Il gap si conferma anche in relazione alle assunzioni, dove le percentuali si assestano rispettivamente al 9% contro il 7%, e all’export (16% contro il 12%). Questo perché, si legge nello studio, “le aziende eco-investitrici innovano di più (73% contro il 46%), investono maggiormente in ricerca e sviluppo (33% contro il 12%) e utilizzano o hanno in programma di utilizzare in misura maggiore tecnologie 4.0”. Per di più, proprio queste ultime, hanno registrato una crescita del fatturato nel 20% dei casi, contro il 16% del totale delle imprese green e il 9% di quelle non-green.

“Dal rapporto emergono quattro punti fondamentali – spiega Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere – La transizione verde è un percorso su cui le imprese italiane si sono già avviate: un quarto di esse, malgrado le avversità di questo periodo, intende investire nella sostenibilità anche nel prossimo triennio”. Inoltre, aggiunge, le imprese della green economy nel 2020 “hanno registrato perdite di fatturato inferiori alle altre, sono ottimiste più delle altre e ritengono di recuperare entro uno o due anni i livelli di attività precedenti alla crisi”. Le imprese green, tra l’altro, “innovano di più, investono maggiormente in r&s, utilizzano di più le tecnologie 4.0 e privilegiano le competenze 4.0” e anche quelle giovanili volgono maggiormente l’attenzione verso la sostenibilità: “il 47% delle imprese di under35 ha investito nella green economy nel passato triennio, contro il 23% delle altre imprese”, conclude Tripoli.

Una situazione che si innesta in un quadro nazionale da record nel contesto europeo. L’Italia, spiegano i ricercatori sulla base dei dati Eurostat, è prima nel continente in termini di percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti (il 79% contro il 39% della media europea). Inoltre, la sostituzione di materia seconda consentirebbe al Belpaese un risparmio potenziale di 23 milioni di tonnellate di petrolio e 63 milioni di anidride carbonica. E, per ogni chilogrammo di risorsa consumata, l’Italia genererebbe 3,6 euro di prodotto interno lordo a parità di potere d’acquisto, contro una media europea di 2,3 euro. Per non dimenticare infine che il Paese guadagna il podio comunitario per under35 (oltre 56mila) e per donne (un’impresa su quattro) alla guida di un’azienda agricola. Solo nel 2018 i “green jobs” hanno superato la soglia dei tre milioni pari al 13,4% del totale dell’occupazione complessiva, in crescita di 0,4 punti percentuali rispetto al 2017.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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