Europa indietro nella corsa sui brevetti AI

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L’Europa non tiene il passo e resta indietro nella classifica mondiale in termini di brevetti legati all’intelligenza artificiale. Si amplia la forbice con la Cina, che detiene un numero di licenze di tre volte superiore. Ma come si posiziona l’Italia? Lo rivela uno studio dell’European Patent Office

Le domande di brevetti legati all’intelligenza artificiale per Stato membro tra il 1978 e il 2016 sono 14.000, circa il 30% del totale

Secondo FutureBridge, nella Top20 a livello mondiale per numero di brevetti c’è un’unica azienda europea, la Siemens. Domina la classifica la Cina

“È fondamentale lavorare tutti insieme per cercare di colmare il gap che, soprattutto nell’Ai, ci separa dai paesi del Far East e dai colossi Usa della Silicon Valley”, commenta Mattia Dalla Costa di Cba

Il 45% del Pil europeo è legato a imprese con alti investimenti in proprietà intellettuale, le cosiddette Ipr-intensive industry, in crescita di sei punti percentuali rispetto al 2011. Ma il continente boccheggia ancora in termini di brevetti legati all’intelligenza artificiale. A evidenziarlo è uno studio dell’European Patent Office (Epo), l’organo europeo deputato alla concessione di brevetti sotto la supervisione del Consiglio di amministrazione, in collaborazione con l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo).
Secondo i dati del Patenting Artificial Intelligence dell’Epo, tra il 1978 e il 2016 sono oltre 14mila le domande di brevetto sull’intelligenza artificiale presentate per Stato membro, che equivalgono a circa il 30% del totale. Di queste, circa 4.000 appartengono alla Germania, che guadagna il primo posto accompagnata sul podio da Francia e Regno Unito, con rispettivamente oltre 2.400 e 2.000 domande di brevetti. Seguono la Svezia, la Finlandia e i Paesi Bassi, con circa 900 domande. E l’Italia? Il Belpaese resta indietro, detenendo l’ottavo posto insieme alla Svizzera con oltre 500 invenzioni in termini di intelligenza artificiale.

“È assolutamente fondamentale continuare a sostenere R&D (Research & Development), innovazione e trasferimento tecnologico, uniche leve che possono consentire la crescita industriale comunitaria”, commenta Mattia Dalla Costa, partner di Cba e presidente di Les Italia, in occasione convegno “Digital Manufacturing and Computer Implemented Inventions” organizzato insieme a Silvia Giudici, professore associato dell’Università degli Studi di Milano. “Bisogna coinvolgere maggiormente i rappresentanti dell’industria e delle istituzioni nell’ottica di una sempre più forte collaborazione a livello europeo tra professionisti, università e centri di ricerca nell’ambito del trasferimento tecnologico e delle sfide che Industria 4.0 impongono”, aggiunge.

La situazione diventa ancora più critica se si considerano i dati a livello mondiale. Come emerge dai numeri di FutureBridge, nella classifica delle migliori 20 imprese per numero di brevetti tra il 1998 e il 2017 c’è un’unica azienda europea, la Siemens. La Cina domina con un numero di brevetti di tre volte maggiore rispetto all’Europa, seguita da Stati Uniti, Giappone e Corea.

“È fondamentale lavorare tutti insieme per cercare di colmare il gap che soprattutto nell’Ai ci separa dai paesi del Far East e dai colossi Usa della Silicon Valley”, continua Mattia Dalla Costa, che conclude: “L’intelligenza artificiale è destinata a condizionare non solo tutti i settori industriali, ma anche la logistica, il consumer good, il retail, le utilities e la sanità. E l’Italia è purtroppo ancora troppo indietro in termine di ricerca e brevetti depositati in questo settore”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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