Banche verso un calo dei ricavi, ma è atteso il +4% nel 2022

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Secondo un’analisi di Accenture le banche potrebbero registrare entro la fine dell’anno un calo dei ricavi del 5-7%. Ma la digitalizzazione potrebbe essere la chiave per la ripartenza. Sul fronte dei prestiti garantiti dallo Stato, intanto, l’Abi chiede un maggior valore delle autocertificazioni

Indice

Il 10% degli italiani che prima dell’emergenza epidemiologica preferiva rivolgersi alle filiali per svolgere le proprie operazioni prevede in futuro di spostare lo sguardo verso i canali digitali

La digitalizzazione potrebbe garantire alle banche una riduzione dei costi del 15%

Presentate al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese oltre 170mila richieste, a fronte di 8,7 miliardi di finanziamenti

Negli ultimi mesi il sistema bancario è andato incontro a una ridefinizione dei propri modelli operativi, per sostenere l’urto della crisi epidemiologica e garantire una certa continuità del business. Secondo le stime di Accenture basate sull’analisi del ciclo economico passato e le proiezioni degli analisti, nel 2020 gli istituti di credito potrebbero conoscere un calo dei ricavi pari al 5-7%. Eppure, gli esponenti del settore guardano al futuro con una certa positività. E la digitalizzazione potrebbe essere la chiave per la ripartenza.
Secondo Massimiliano Colangelo, financial services lead Italy, central Europe e Greece di Accenture, le banche nel 2008 hanno intrapreso un percorso verso l’innovazione digitale che, sebbene non ancora completato, le ha poste nella condizione di reggere alla crisi pandemica. Il 10% degli italiani che prima dell’emergenza epidemiologica preferiva rivolgersi alle filiali per svolgere le proprie operazioni, infatti, prevede in futuro di spostare lo sguardo verso i canali digitali, consentendo alle banche una riduzione dei costi fino al 15%. “Digitalizzazione significa efficienza e riduzione dei tempi di risposta – spiega Nazzareno Gregori, direttore generale di Credem – I futuri modelli devono creare valore per tutti gli stakeholder, non abdicando al digitale, ma valorizzando anche le professionalità che abbiamo in azienda”.

Cambierà dunque la fisicità della banca ma anche i parametri sociali all’interno dei quali gli istituti di credito operano. Secondo Ranieri de Marchis, co-chief operating officer di Unicredit, le filiali resteranno comunque un punto di appoggio fondamentale ma nel post-covid la sfida sarà quella di “guardare ai processi della banca con gli occhi del cliente, rendendoli digitali, facilmente fruibili e resilienti”. Un processo già iniziato nel passato e che ora si trova ad affrontare una brusca accelerazione ma che, nell’ottica della ripartenza, potrebbe rappresentare la base per permettere alla banca del futuro di generare valore sostenibile per l’ecosistema. Secondo gli esperti di Accenture, un nuovo modello operativo basato sul digitale, l’instaurazione di una rinnovata relazione di fiducia con la clientela e un’offerta di servizi datadriven, potrebbero generare una crescita dei ricavi nel 2022 fino al 4%.

Abi, 170mila domande al fondo di garanzia

Intanto, la fame di liquidità delle imprese continua a travolgere il sistema bancario. Secondo i dati dell’Abi presentati dal direttore generale Giovanni Sabatini, ad oggi sono state presentate oltre 170mila richieste al fondo di garanzia per pmi, a fronte di 8,7 miliardi di finanziamenti. “Se i problemi di liquidità delle imprese non vengono affrontati tempestivamente – spiega Sabatini – diventeranno dei problemi delle banche. Stiamo affrontando questa crisi inaspettata in una posizione rafforzata dal punto di vista patrimoniale rispetto al 2008”. Lo stock dei crediti deteriorati sul totale degli attivi, infatti, ruota intorno al 3,3%, mentre cinque anni fa aveva sfiorato il 9,6%.

Eppure, nonostante “l’apprezzabile sforzo delle autorità europee per aiutare le banche a erogare credito a imprese e famiglie”, aggiunge, c’è ancora molto da fare sul fronte dei prestiti garantiti. In primo luogo è necessario dare “un maggior valore alle autocertificazioni. Poi, bisogna considerare che alcune imprese non ce la faranno a superare la crisi. Laddove si aprissero delle procedure fallimentari, c’è il rischio che la banca che ha erogato credito potrebbe essere coinvolta con responsabilità penali. Il nostro ordinamento già riconosce un’esenzione dal rischio di reati fallimentari per chi emette nuova finanza, ma bisognerebbe estenderla anche ai finanziamenti garantiti”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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