I mercati ignorano la geopolitica (a meno di uno shock energetico)

Guardando alla storia dei mercati e dei conflitti geopolitici, una regola emerge: tendenzialmente, i primi ignorano i secondi. Un’eccezione è tuttavia presente, e riguarda la presenza di shock energetici causati dalle ostilità

Nel passato, i mercati hanno dimostrato di ignorare i conflitti geopolitici. Lo evidenzia un’analisi di Capital Group: prendendo in considerazione centinaia di operazioni militari in tutto il mondo e i corrispondenti risultati dell’indice Standard & Poor’s 500 tra il 1964 e il 2014, lo studio mostra che, anche se prolungati, i conflitti hanno raramente avuto un effetto duraturo sulla performance dell’indice. Tutt’altro: spesso si è verificato un aumento dello stesso in media di circa il 10% nel corso delle ostilità.
La regola, tuttavia, presenta una eccezione: i mercati ignorano i conflitti a meno che questi non portino a uno shock energetico. Se la storia insegna, che lezione trarre per il presente? Cosa aspettarsi dall’attuale offensiva russa in Ucraina, che ha già messo in pericolo l’approvvigionamento di gas naturale e petrolio per l’Europa?

Yom Kippur vs Russia-Ucraina

Ai meno giovani, la situazione attuale potrebbe ricordare la guerra dello Yom Kippur del 1973, combattuta tra una coalizione araba (egiziani e siriani) contro gli israeliani. Durante il conflitto, le nazioni alleate di Egitto e Siria spinsero per un aumento del prezzo di vendita del petrolio e tagliarono le esportazioni per mettere in difficoltà i paesi della Nato e gli Stati Uniti, storici alleati di Israele. In Europa, i paesi più colpiti dai rincari attuarono politiche di austerità, portando alla fine del periodo di crescita economica che aveva caratterizzato i due decenni precedenti. In quel contesto, tuttavia, alcuni paesi membri dell’allora Comunità economica europea si trovarono a dover ricercare fonti alternative a quelle finora importate dal continente. La Norvegia scoprì alcuni giacimenti di petrolio nel mare del Nord e aumentò l’interesse verso un altro combustibile fossile: il gas naturale.

Oggi, lo stop ai rifornimenti di petrolio, prodotti petroliferi raffinati, gas naturale e carbone dalla Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina è stato annunciato da Stati Uniti, Canada e Regno Unito. L’Unione Europea, maggiormente dipendente dalle materie prime russe, ha invece lanciato una nuova strategia energetica, REPowerEU, che mira a sostituire i combustibili fossili importati con alternative sostenibili e prodotte localmente.

Due lezioni dai mercati

Analizzando i due momenti storici si possono ritrovare due parallelismi (o lezioni). Il primo è rappresentato dalla maggiore consapevolezza che gli shock energetici conseguenti i conflitti geopolitici hanno portato ai consumatori finali. Con l’aumento dei prezzi di benzina e gas attuali, infatti, l’attenzione alla transizione energetica potrebbe diventare sempre più presente. La seconda analogia riguarda invece l’effetto delle ostilità sulle risposte della politica economica, in entrambi i casi messa a dura prova. In seguito alla crisi petrolifera degli anni Settanta, infatti, i prezzi del petrolio non tornarono più ai livelli pre-embargo, stabilizzandosi al rialzo. Tale cambiamento strutturale alimentò ulteriormente la stagflazione, una condizione caratterizzata da crescita stagnante e da un aumento dell’inflazione, che fu la piega degli anni Settanta. Oggi l’inflazione, già elevata in seguito alla pandemia, potrebbe persistere nel lungo periodo e, proprio come cinquant’anni fa, portare al rialzo i prezzi erodendo il potere d’acquisto dei consumatori. “La sfida sarà tenere sotto controllo l’inflazione senza smettere di coltivare la ripresa economica che non ha ancora ingranato” afferma Tahla Khan, Economista politico di Capital Group.

Nonostante sia “troppo presto per misurare le ricadute economiche del conflitto tra Russia e Ucraina, e la durata e l’intensità del conflitto saranno molto importanti”, gli investitori di lungo periodo potranno apprendere ancora dalla storia. “Questo tipo di reazioni volatili di grande portata ha in genere avuto la tendenza a essere una buona opportunità per gli investitori a lungo termine per sfruttare le dislocazioni di mercato” conclude Khan.

di Giulia Bacelle

Laureata in Economia e Gestione dei beni culturali e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. Per We Wealth scrive di finanza, arte e beni da collezione, e gestisce progetti ed eventi in questi settori

Domande frequenti su I mercati ignorano la geopolitica (a meno di uno shock energetico)

Qual è la tendenza generale dei mercati finanziari riguardo ai conflitti geopolitici, secondo l'analisi di Capital Group?

L'analisi di Capital Group, basata su centinaia di operazioni militari tra il 1964 e il 2014, indica che i mercati tendono a ignorare i conflitti geopolitici. Anche i conflitti prolungati hanno raramente avuto un impatto negativo duraturo sull'indice Standard & Poor's 500.

Qual è stato l'effetto medio dell'indice Standard & Poor's 500 durante i periodi di conflitti geopolitici analizzati?

Sorprendentemente, durante i periodi di conflitti geopolitici analizzati, l'indice Standard & Poor's 500 ha spesso registrato un aumento. In media, si è verificato un incremento di circa il 10%.

Quale evento specifico viene menzionato come potenziale eccezione alla tendenza dei mercati di ignorare la geopolitica?

L'articolo suggerisce che i mercati potrebbero non ignorare la geopolitica in caso di uno shock energetico. Questo implica che l'impatto sui mercati potrebbe essere diverso se un conflitto dovesse influenzare significativamente l'offerta o il prezzo dell'energia.

Quali sono le due lezioni che i mercati traggono dai conflitti geopolitici, come suggerito dalle intestazioni?

Le intestazioni suggeriscono che i mercati imparano due lezioni dai conflitti geopolitici, paragonando la guerra dello Yom Kippur a quella Russia-Ucraina. La lezione principale è che, storicamente, i mercati tendono a superare questi eventi senza conseguenze negative a lungo termine.

Qual è il periodo temporale considerato nello studio di Capital Group per analizzare l'impatto dei conflitti geopolitici sui mercati?

Lo studio di Capital Group ha analizzato l'impatto dei conflitti geopolitici sui mercati prendendo in considerazione un arco temporale che va dal 1964 al 2014. Questo periodo copre diverse decadi di operazioni militari in tutto il mondo.

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