Deglobalizzazione? No, prepariamoci a una ri-globalizzazione

3 MIN

La crisi delle catene di approvvigionamento e le tensioni geopolitiche stanno spingendo i colossi industriali a dislocare la produzione in più angoli del mondo, dando il via a una nuova era di globalizzazione. Ecco le opportunità e rischi

La pandemia da Covid prima, la crisi delle catene di approvvigionamento poi e le tensioni geopolitiche attuali stanno spingendo le multinazionali a rivedere la propria organizzazione e struttura produttiva. Ma, a differenza di quello che si potrebbe pensare, non si sta avviando un processo di de-globalizzazione, bensì una nuova era di ri-globalizzazione. Lo osservano gli esperti di Capital Group: “Le grandi imprese – sostengono – si stanno rendendo conto che è necessario avere varie sedi su cui contare, in differenti Stati”. Ecco le opportunità e i rischi di questa nuova tendenza.

Al via la ri-globalizzazione

TSMC, una delle più importanti aziende al mondo nel settore dei semiconduttori, con sede a Taiwan, ha recentemente aperto una nuova “succursale” negli Stati Uniti e ne sta sviluppando un’altra in Giappone. Apple sta iniziando a de-centralizzare la sua produzione, portandola anche fuori dai confini cinesi, fino all’India, il secondo mercato di smartphone più grande al mondo, che si prospetta avere 887,4 milioni di possessori di smartphone entro il 2030.

Sempre più aziende, con base manufatturiera in Cina e Taiwan, apriranno la loro produzione anche ad altre nazioni, per un’ottimale diversificazione e per disperdere i rischi”, afferma Noriko Chen, equity portfolio manager di Capital Group. Senza dubbio questa transizione avverrà a un costo, comprimendo i profitti delle attività soprattutto nel breve termine, ma dall’altra parte aprirà la strada a nuove opportunità.

Quali sviluppi per la Cina?

Al momento la Cina rimane una delle principali destinazioni mondiali per i flussi di investimenti diretti esteri, con 334 miliardi di dollari nel 2021, seconda solo agli Stati Uniti, secondo i dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). La stessa Tesla ha aperto, nel 2019, uno stabilimento in Cina, data l’alta offerta di lavoratori specializzati nel settore delle auto elettriche. Immaginare quindi di cambiare la catena di approvvigionamento in un tempo ristretto è impensabile. E, allo stesso modo, immaginare che la Cina, il centro produttivo del mondo, verrà sostituita con altre destinazioni è ancor meno realistico. “Il Dragone rimarrà un mercato molto significativo, per mancanza di alternative valide e perché sempre più beni made in China saranno richiesti dai consumatori”, spiega Chen.

Rischi e opportunità della ri-globalizzazione

La diversificazione della catena di approvvigionamento avrà diversi effetti. L’esperto di Capital Group individua innanzitutto tre principali rischi nel breve termine:

  • Maggiori spese aziendali e di gestione, che sia di trasporto, di automazione o dovuto all’aumento degli stipendi
  • Costi più alti per i consumatori, oltre all’inflazione bisognerà considerare l’aumento dei costi dovuti alla costruzione di nuovi impianti che si trasferiranno almeno in parte sui prezzi finali
  • Maggior pressione sui margini operativi, dovuto a nuovi costi connessi con la costruzione di catene di approvvigionamento più flessibili. Ciò potrebbe pesare anche sulla valutazione delle imprese. 

“Le aziende con potere di determinazione dei prezzi o economie di scala potranno trarre vantaggio da questo passaggio, ma quelle prive di questi vantaggi potrebbero dover affrontare una pressione sui margini di profitto e multipli di valutazione potenzialmente inferiori”, afferma Kent Chan, direttore degli investimenti azionari di Capital Group.

Tuttavia, aggiunge, nel lungo termine c’è la possibilità che le imprese in grado di diversificare l’approvvigionamento e costruire maggiore sicurezza e resilienza nella loro catena di approvvigionamento potranno essere premiate con una valutazione più alta. Non solo. Potrebbero emergere nuove opportunità nelle regioni in cui la produzione sta arrivando, così come nei paesi in cui la produzione sta deviando verso altre destinazioni.

di Matilde Sperlinga

Giornalista, in We Wealth si occupa di mercati, con un focus su geopolitica e venture capital. Laureata in Scienze Politiche e Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Domande frequenti su Deglobalizzazione? No, prepariamoci a una ri-globalizzazione

Quali fattori stanno spingendo le multinazionali a rivedere la loro organizzazione produttiva?

La pandemia da Covid, le crisi delle catene di approvvigionamento e le attuali tensioni geopolitiche stanno inducendo le multinazionali a ripensare le loro strutture produttive. Questo non indica una de-globalizzazione, ma piuttosto l'inizio di una nuova fase di ri-globalizzazione.

Cosa significa per gli investimenti la transizione verso una ri-globalizzazione?

La ri-globalizzazione implica che le grandi imprese stanno diversificando le loro sedi produttive per mitigare i rischi. Questo potrebbe portare a nuove opportunità di investimento in diverse regioni geografiche, con un focus sulla resilienza delle supply chain.

Quali sono le implicazioni della ri-globalizzazione per la Cina?

L'articolo suggerisce che la Cina avrà un ruolo da giocare in questa nuova fase di ri-globalizzazione, anche se le dinamiche specifiche non sono dettagliate. Le imprese potrebbero cercare di mantenere una presenza in Cina pur diversificando altrove.

Quali sono i principali rischi associati alla ri-globalizzazione per le aziende e gli investitori?

I rischi della ri-globalizzazione includono la potenziale volatilità dei mercati dovuta alle tensioni geopolitiche e la necessità di adattarsi a nuove strutture produttive. Gli investitori dovranno valutare attentamente la diversificazione geografica e la resilienza delle aziende.

Quali opportunità di investimento emergono dalla ri-globalizzazione secondo gli esperti?

La ri-globalizzazione apre opportunità di investimento legate alla creazione di catene di approvvigionamento più resilienti e diversificate. Le aziende che sapranno adattarsi a questa nuova realtà potrebbero offrire rendimenti interessanti agli investitori.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

Non sai come far rendere di più la tua liquidità e accrescere il tuo patrimonio? Scrivici ed entra in contatto con l’advisor giusto per te!

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.