Crisi della filiera: produrre fuori casa non è più così conveniente

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Con la pandemia prima e le tensioni geopolitiche poi, diventa sempre più chiara la necessità di cambiare la filiera di distribuzione e produzione per i colossi industriali. Ecco come secondo Capital Group

Produrre a ritmo elevato ma soprattutto a basso costo è un’opzione molto attraente per i colossi industriali che, proprio per questa ragione, hanno progressivamente spostato la loro attività fuori dai confini nazionali, spesso lontano da America e Europa. Non avevano però previsto i rischi di una produzione globalizzata. La pandemia di Covid-19 e le tensioni geopolitiche sono state una doccia fredda: la catena di approvvigionamento si è completamente bloccata e con lei l’esportazione di materiali fondamentali.

È diventata, quindi, sempre più chiara la necessità di avere una produzione meno centralizzata. Un esempio? L’industria dell’auto si sta muovendo a rallentatore, i più grandi gruppi hanno ancora centinaia di auto non complete, che continuano ad aspettare alcuni pezzi fondamentali, come i chip, che vengono prodotti oltreoceano. La soluzione, secondo gli esperti di Capital Group, è quella di “sviluppare diverse supply chain, così che un singolo problema – per quanto importante possa essere – non blocchi l’intera filiera”. Si tratta di un progetto utile nel lungo termine, perché anche se la pandemia sembra ormai passata e la situazione geopolitica prima o poi diventerà più stabile, non significa che altri avvenimenti simili non potranno accadere nuovamente.

Infatti dopo gli ultimi trent’anni di pace e prosperità economica, nessuno si sarebbe aspettato, per lo meno in territorio europeo, una tale instabilità geopolitica. Jody Jonsson, equity portfolio manager di Capital Group, riconosce un forte parallelismo tra l’attualità e la situazione di tensione tra Russia e Occidente e gli scontri con la Cina, che hanno portato alla ribalta un movimento autoritario e anti-cooperativo in tutto il mondo e che hanno caratterizzato gli anni ’70.

La realtà è che il mondo di oggi è sempre più collegato e se da un lato questo offre molte opportunità, dall’altro aumenta di molto anche i rischi per l’economia e non solo. Una volta che questi rischi entrano nel sistema, inizia un rapido effetto domino che colpisce anche settori e zone geografiche che sembravano lontani. Proprio per questo è realistico immaginare che altri scenari simili continueranno a presentarsi nel futuro.

Molte aziende hanno già iniziato a dislocare la produzione in diversi stati. Ad esempio il gigante dei semiconduttori, la Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TMSC), aveva inizialmente basato tutta la sua produzione proprio a Taiwan, ma viste le tensioni geopolitiche, ha deciso di aprire dei nuovi poli negli Stati Uniti e in Giappone. La TMSC non rappresenta un outlier, altre importanti aziende si stanno muovendo nella stessa direzione, come Apple, che sta aprendo nuove sedi manufatturiere in India, Qualcomm e Broadcom.

di Matilde Sperlinga

Giornalista, in We Wealth si occupa di mercati, con un focus su geopolitica e venture capital. Laureata in Scienze Politiche e Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Domande frequenti su Crisi della filiera: produrre fuori casa non è più così conveniente

Qual è stata la motivazione principale che ha spinto i colossi industriali a delocalizzare la produzione?

I colossi industriali hanno spostato la produzione fuori dai confini nazionali, spesso lontano da America ed Europa, per l'attrattiva di produrre a ritmo elevato e, soprattutto, a basso costo. Questa strategia mirava a massimizzare l'efficienza e ridurre le spese operative.

Quali eventi specifici hanno rivelato i rischi della produzione globalizzata?

I rischi della produzione globalizzata sono emersi chiaramente a seguito della pandemia di Covid-19 e delle crescenti tensioni geopolitiche. Questi eventi, non previsti dalle aziende, hanno agito come una 'doccia fredda' sul sistema produttivo.

Come hanno influito questi eventi sulla catena di approvvigionamento globale?

Durante il periodo della pandemia e delle tensioni geopolitiche, la catena di approvvigionamento globale si è completamente bloccata. Ciò ha avuto come conseguenza diretta l'interruzione dell'esportazione di materiali, creando gravi disagi per le aziende.

Quali benefici economici erano associati alla scelta di produrre lontano da America ed Europa?

Le aziende cercavano principalmente il vantaggio di poter produrre a un ritmo elevato mantenendo costi operativi significativamente più bassi. Questo approccio permetteva di ottimizzare i margini di profitto e la competitività sul mercato globale.

Secondo il titolo dell'articolo, qual è la valutazione attuale sulla convenienza di produrre fuori casa?

A partire dagli eventi recenti, l'articolo indica che produrre fuori casa non è più considerato così conveniente come in passato. La 'crisi della filiera' ha modificato la percezione dei vantaggi economici di tale strategia.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

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