I fondi speculativi scaricano gli Usa: esposizione record all’Europa

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Secondo i dati di Goldman Sachs l’esposizione degli hedge fund agli Usa, dopo la corsa delle società tecnologiche, è scesa ai minimi dal 2013

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Quello degli hedge fund rappresenta un posizionamento in netta controtendenza rispetto a quanto osservato negli ultimi mesi

“Gli Stati Uniti rimangono il mercato dominante, offrendo interessanti opportunità grazie alle azioni in ritardo nel rally, al calo delle valutazioni nel settore sanitario e dell’energia, e alla ripresa del Russell, che si è dimostrato uno dei migliori indici statunitensi dall’inizio di giugno”, ha dichiarato a We Wealth il market analyst di eToro, Gabriel Debach

Gli hedge fund hanno riformulato le proprie scommesse portando l’esposizione al mercato americano sui livelli più bassi dal 2013, anno iniziale delle rilevazioni eseguite dagli analisti di Goldman Sachs, che hanno messo in luce questa tendenza in una nota ai clienti citata dal Financial Times. In parallelo, i fondi speculativi hanno spostato ai massimi dell’orizzonte storicamente osservato le proprie scommesse sull’azionario europeo

Sono state soprattutto le azioni tecnologiche ad aver trainato i listini americani da inizio anno, portando alcuni titoli su valutazioni che gli hedge fund ritengono potenzialmente vulnerabili. Al contrario, le valutazioni dell’azionario europeo sono notevolmente più contenute. Nell’ipotesi che i rialzi dei tassi possano proseguire per più tempo rispetto alle previsioni, i titoli che hanno un rapporto più favorevole fra il loro prezzo e gli utili generati (ossia, meno “care”) potrebbero avere maggiore spazio di crescita. O almeno, questo suggerisce la teoria che, però, non ha trovato riscontro pratico nella prima parte del 2023, durante la quale azioni tecnologiche già “costose” hanno guadagnato terreno nonostante ripetuti rialzi dei tassi d’interesse da parte delle banche centrali.ù

Una scelta di discontinuità

Quello degli hedge fund rappresenta un posizionamento in netta controtendenza rispetto a quanto osservato negli ultimi mesi. Nella prima settimana di luglio i fondi azionari focalizzati sull’Europa avevano registrato i maggiori deflussi da inizio anno, con un’emorragia (la sedicesima consecutiva) da 4,56 miliardi di euro, secondo i dati di Bank of America. Rispetto agli Stati Uniti, il mercato azionario europeo ha mangiato la polvere nella prima parte dell’anno. Da gennaio all’11 luglio l’Euro Stoxx 600, l’indice di riferimento per le azioni quotate sui listini europei, ha guadagnato solo il 5,3%, contro il 15% circa messo a segno dall’S&P 500 americano.


La variabile recessione

L’ipotesi che gli Stati Uniti possano incappare in una recessione, dopo averla evitata per mesi, è alla base delle analisi più pessimiste espresse finora sulle sorti dell’azionario americano, come quelle del capo strategist di Morgan Stanley, Mike Wilson, per il quale l’andamento degli utili societari Usa andrà incontro a una contrazione. La scorsa settimana la curva dei rendimenti dei titoli americani ha mostrato l’inversione più pronunciata dal 1981, una condizione che si verifica quando rendimenti dei titoli di Stato a breve termine sono più elevati di quelli a lungo termine (che in condizioni “normali” rendono di più). L’inversione della curva dei rendimenti è uno dei più popolari indicatori che anticipano una recessione, secondo l’esperienza storica. Tale inversione si osserva da oltre un anno, durante il quale la temuta recessione non si è verificata.

Prendere beneficio vendendo alcuni titoli americani che hanno marciato spediti nella prima parte dell’anno potrebbe essere giustificato, senza necessariamente abbandonare altri segmenti del mercato americano. “Gli Stati Uniti rimangono il mercato dominante, offrendo interessanti opportunità grazie alle azioni in ritardo nel rally, al calo delle valutazioni nel settore sanitario e dell’energia, e alla ripresa del Russell, che si è dimostrato uno dei migliori indici statunitensi dall’inizio di giugno”, ha dichiarato a We Wealth il market analyst di eToro, Gabriel Debach.

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Perché tornare sul mercato europeo

Il ritorno di fiamma degli hedge fund sull’Europa allora come si può spiegare? “Gli investitori potrebbero valutare l’opportunità di aumentare le loro allocazioni verso l’Europa come parte di una strategia di diversificazione delle posizioni americane”, ha dichiarato Debach, ricordando come l’Europa potrebbe “beneficiare maggiormente di valutazioni più basse e rendimenti da dividendi più elevati, i quali potrebbero offrire una performance relativa migliore rispetto agli Stati Uniti in caso di pressioni sulle valutazioni delle azioni”.

Negli ultimi mesi, le imprese americane sono riuscite a sorprendere in senso positivo le previsioni degli analisti molto più di quanto non abbiano fatto le controparti Europee. “L’indice di sorpresa economica per l’Eurozona di Citi, che misura la differenza tra i risultati economici effettivi e le previsioni, si trova ai minimi degli ultimi due anni, a differenza di quello americano che si posiziona sui massimi”. Cosa significa? “Questa disparità potrebbe indicare opportunità nei mercati europei e offrire un supporto in caso di una possibile ripresa”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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