Il portafoglio 60/40 ha visto il suo peggior calo dal coronacrash

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Con il calo simultaneo di azioni e bond il portafoglio 60/40 ha dato nuove prove di “crisi” lo scorso gennaio

Secondo il Bloomberg 60/40 index, che traccia i risultati di questo portafoglio modello assai popolare per il risparmio previdenziale e per gli investimenti a lungo termine, il rosso a gennaio è stato del 4,2%

La crisi del modello 60/40, e in particolare della sua componente obbligazionaria, non è una novità dell’ultima settimana o dell’ultimo anno

Anche chi segue distrattamente i mercati si sarà reso conto che, a gennaio, il momento scintillante del mercato azionario si è decisamente appannato. Contrariamente a quanto avviene da manuale, nei momenti di debolezza dell’azionario, anche i bond sono rotolati verso Sud nel primo mese del 2022. Di conseguenza, la tradizionale allocazione di portafoglio bilanciata, il 60% azioni e 40% bond, ha subito le peggiori perdite dai tempi del coronacrash del 2020.

Secondo il Bloomberg 60/40 index, che traccia i risultati di questo portafoglio modello assai popolare per il risparmio previdenziale e per gli investimenti a lungo termine, il rosso a gennaio è stato del 4,2%. Fra le due componenti del 60/40 è quella azionaria ad aver perso più terreno, con un calo del 5,6%; ma anche quella obbligazionaria, rappresentata dal Bloomberg U.S. Aggregate bond index ha ceduto il 2,2%.

In Europa sia il prezzo dei bond sia quello delle azioni si è ridotto a gennaio, anche se con un minore impatto per la prima componente. Il Merrill Lynch EMU broad market index ha segnato un calo dello 0,84% a fronte di un rosso del 4,3% per l’Euro Stoxx 600. Rispetto a quanto osservato negli Usa, i bond hanno “retto” di più in Europa.

Di solito, la funzione delle obbligazioni, in un portafoglio bilanciato, è quella di moderare l’ampiezza del drawdown (del ribasso) nei momenti in cui la componente azionaria attraversa una crisi. Le azioni generano il grosso del rendimento, mentre i bond lo stabilizzano – in cambio, però, di una riduzione dei ritorni a lungo termine. Nel contesto attuale di uscita dalle politiche monetarie ultra-espansive il sacrificio sui rendimenti dovuto ai bond è rimasto intatto, ma la loro capacità di ridurre il drawdown sembra essersi ridotta.

“Potremmo essere testimoni di un ambiente stagflazionistico nel quale sia le azioni sia le obbligazioni cadono, come risultato di un’inflazione persistente e di una bassa crescita”, ha commentato sul tema Nancy Davis, chief investment officer di Quadratic Capital Management.

In questo momento le obbligazioni stanno reagendo alla riduzione degli stimoli monetari che per tutto il periodo pandemico hanno contribuito a comprimere i rendimenti. Grazie a questo intervento monetario si sono ridotti rischi di default aziendali e si è tenuto basso l’onere per la collettività legato all’aumento della spesa pubblica, grazie alla compressione dei rendimenti sui i titoli di stato di nuova emissione. Con la fine degli stimoli monetari e un’inflazione particolarmente elevata sia negli Usa (+7% a dicembre) sia in Europa (+5,1% a gennaio) le richieste di rendimento degli investitori hanno iniziato a crescere.

La crisi del modello 60/40, e in particolare della sua componente obbligazionaria, non è una novità dell’ultima settimana o dell’ultimo anno. Le conseguenze delle politiche monetarie non convenzionali sul modello hanno iniziato a farsi sentire dal dopo 2008 e mettendo ripetutamente in dubbio la validità del portafoglio bilanciato classico. In generale, per compensare i più ridotti rendimenti della asset class obbligazionaria si tende a incrementare un po’ il rischio del portafoglio. Alcuni tipici interventi sono l’introduzione di debito emesso da società non quotate (private debt) o sostituire parte delle obbligazioni con azioni relativamente più stabili e che pagano elevati dividendi. In generale i mercati privati (relativi a società non quotate) hanno accresciuto la propria popolarità negli ultimi anni, anche se per natura sono meno trasparenti e, dunque, più rischiosi.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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