“Boom” o “doom” dell’AI? La view degli esperti

"Boom" o "doom" dell'AI? La view degli esperti

Le prospettive sull’intelligenza artificiale presentano caratteristiche ambivalenti: crescita e produttività da una parte, bolla e scenari apocalittici dall’altra. Cosa ne pensano gli esperti?

Gli esperti di Capital Group esprimono il loro parere con riferimento alle domande più frequenti sui rischi e sulle opportunità dell’AI. Rispondono ai quesiti i gestori di portafoglio azionario Mark Casey, Cheryl Frank e Michael Beckwith, il gestore di portafoglio obbligazionario Shannon Ward e l’economista Jared Franz.

1. Boom dell’AI: bolla destinata a scoppiare?

Secondo Mark Casey ci sono i presupposti per non parlare di una bolla estesa all’intera economia dell’AI. “Alcuni titoli sono sopravvalutati? Certamente. Lo sviluppo delle infrastrutture per l’AI potrebbe rallentare? Assolutamente sì. Ma l’intera economia dell’AI potrebbe rivelarsi sopravvalutata quanto lo era il settore Internet nel 1999 o all’inizio del 2000? Non credo”, afferma.

A conferma di ciò spiega che da una parte le valutazioni di diversi titoli legati all’AI sono molto più contenute rispetto a quelle registrate durante la bolla tecnologica, dall’altra il mercato ha già incorporato nelle quotazioni una crescita più lenta e utili futuri inferiori per alcune società coinvolte nello sviluppo delle infrastrutture. A tal proposito cita esempi come NVIDIA, Broadcom e i produttori di chip di memoria Micron Technology e SK hynix.

L’approccio suggerito da Casey per investire nell’AI è quello di individuare aziende dai modelli di business solidi che, quando riducono i costi, non devono necessariamente abbassare i prezzi, ma possono semplicemente trattenere i profitti aggiuntivi. Queste aziende potrebbero emergere come vincitrici nel lungo periodo, anche in caso di rallentamento dell’adozione dell’AI. In tal senso la sua attenzione è rivolta verso aziende come Meta e Alphabet, ma non solo. “Sto bilanciando la mia esposizione all’AI con altre tendenze che considero inarrestabili, come la crescita di lungo periodo del traffico aereo, attraverso società come TransDigm, e le esigenze di una popolazione che invecchia, attraverso aziende del settore sanitario e proprietari di immobili come Welltower”, dichiara.

2. Quanto potrebbe durare il boom dell’AI?

Secondo Cheryl Frank, l’adozione dell’AI da parte delle imprese rappresenta una tendenza destinata a proseguire nel lungo periodo, tanto che la sua implementazione nei diversi settori potrebbe richiedere fino a vent’anni. L’esperta analizza quindi i colli di bottiglia lungo la filiera. “Oggi lo sviluppo dell’AI è limitato dalla capacità dei data center, il che conferisce potere di determinazione dei prezzi alle aziende che controllano questi colli di bottiglia. Se i modelli diventassero più efficienti o un maggior numero di attività si spostasse verso soluzioni open source, potrei immaginare un allentamento di questi vincoli e un ampliamento significativo dell’adozione dell’AI”, osserva.

Il boom dell’AI potrebbe quindi attraversare una trasformazione: dai grandi protagonisti dello sviluppo infrastrutturale alle imprese capaci di tradurre l’adozione della tecnologia in maggiore efficienza, nuovi servizi e crescita degli utili.

3. L’opposizione ai data center potrebbe rallentare lo sviluppo dell’AI?

Michael Beckwith si focalizza sull’opposizione da parte delle comunità locali nei confronti dei data center. Secondo il gestore, tali opposizioni potrebbero rallentare significativamente lo sviluppo dell’AI, senza tuttavia arrestare il boom, anche perché numerosi progetti hanno già ottenuto le autorizzazioni necessarie.

Beckwith riporta a tal proposito un dato di Data Center Watch secondo cui nel primo trimestre 2026 l’opposizione locale ha bloccato o ritardato 75 progetti per un valore di circa 130 miliardi di dollari. Tuttavia, l’esperto riporta anche esempi di come il boom stia già portando a benefici concreti. In particolare, quello di UnitedHealthcare – che ha ridotto i tempi di approvazione delle prescrizioni mediche da otto ore a una media di 30 secondi – e quello della società di intermediazione nel trasporto merci C.H. Robinson – che ha ridotto il tempo necessario per ottenere un preventivo da 17-20 minuti a 31 secondi. “Considerando che, secondo le stime della Federal Reserve, solo il 20% delle aziende utilizza l’AI, è probabile che l’adozione aumenti, alla luce dei benefici tangibili in termini di produttività osservati finora”, afferma.

4. L’aumento dei tassi di interesse influirà sullo sviluppo delle infrastrutture per l’AI?

Shannon Ward esprime la sua opinione sul comparto obbligazionario. In primis, fa notare che i rendimenti dei Treasury statunitensi a 10 anni hanno già superato la soglia del 5,25%, consentendo agli investitori di richiedere maggiori tutele e rendimenti più elevati per finanziare i progetti legati all’AI. A questo si aggiunge l’ingente volume di obbligazioni emesse dalle grandi aziende tecnologiche, che contribuisce ad ampliare gli spread anche per gli emittenti finanziariamente più solidi.

Inoltre, se i tassi e i costi di finanziamento rimangono elevati, costruire nuovi data center potrebbe diventare più costoso. “Se il costo del capitale per finanziare nuove infrastrutture legate all’AI continuerà a salire, i principali beneficiari potrebbero essere gli impianti già in fase avanzata di completamento e quelli già operativi”, spiega l’esperta. Al contrario, finanziare nuovi progetti potrebbe diventare più oneroso, rallentando il ritmo delle emissioni obbligazionarie e spingendo le aziende a ricorrere maggiormente al capitale proprio. Un minore livello di indebitamento potrebbe, a sua volta, rendere le future emissioni più interessanti rispetto a quelle già presenti sul mercato, grazie a un profilo di rischio potenzialmente più favorevole.

5. Quanto dovremmo preoccuparci degli scenari catastrofici legati all’AI?

Quanto agli scenari apocalittici ipotizzati nell’ultimo periodo, Jared Franz invita a non farsi prendere dal panico. E aggiunge che non è sorpreso di fronte ai recenti attacchi da parte di agenti AI che hanno agito al di fuori dei comportamenti previsti. Infatti, “i modelli linguistici di grandi dimensioni riflettono il mondo rappresentato nei dati su cui sono stati addestrati. E, proprio come nel mondo reale, i laboratori di AI hanno bisogno di solide misure di protezione e di standard giuridici per aiutare la società ad affrontare il cambiamento in arrivo”, osserva.

In tal senso sottolinea l’importanza di introdurre un cosiddetto kill switch, ossia un meccanismo di arresto di emergenza che consenta di spegnere rapidamente i sistemi di AI. Negli Stati Uniti sono già emerse alcune iniziative legislative in questa direzione, mentre la California ha recentemente approvato diverse leggi che introducono misure di salvaguardia per la sicurezza dell’AI.

La sua visione non è comunque delle più rosee. “Non credo che l’AI porterà alla fine dell’umanità, ma dovremmo prepararci a un mondo in cui grandi attacchi informatici e altri danni nel mondo reale diventeranno più comuni”, avverte l’esperto.

Ritratto in bianco e nero di una giovane donna con lunghi capelli scuri, che indossa un blazer su un top scuro, sorride leggermente e guarda l'obiettivo, su uno sfondo chiaro.

di Giulia Morena

Giornalista multimediale di We Wealth, è laureata in Management per l’Impresa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano