Quale ruolo occupa l’Europa nella corsa all’AI? Gli economisti Beth Beckett e Tryggvi Gudmundsson di Capital Group collocano l’Europa in un punto preciso della competizione: indietro negli investimenti, ma impegnata nell’accelerazione dell’adozione da parte delle aziende.
L’Europa spende meno per l’AI…
Il fatto che l’Europa spenda meno di Usa e Cina in AI è una conclusione desumibile da una moltitudine di dati. Si parla, per esempio, del fatto che gli investimenti in conto capitale legati all’AI negli Stati Uniti potrebbero quest’anno superare il 2% del PIL, mentre il dato equivalente per l’UE non ne rappresenta che una piccola frazione.
In generale, la storia dimostra che gli Stati Uniti investono sistematicamente più dell’Europa nelle tecnologie dell’informazione. Alcune cause sono state ampiamente dibattute dagli esperti in una loro precedente analisi, ad esse si sommano due colli di bottiglia: prezzi dell’energia più elevati – che ostacolano gli investimenti in data center – e una rete elettrica ormai obsoleta.
…ma rimane comunque esposta agli investimenti…
Nonostante la spesa in conto capitale decisamente inferiore, l’Europa mantiene un’esposizione significativa agli investimenti. Questo è in larga parte riconducibile al fatto che famiglie e istituzioni europee finanziano sempre più indirettamente lo sviluppo dell’AI attraverso gli acquisti di azioni tecnologiche statunitensi (nel 2025 le plusvalenze sulle partecipazioni dell’area euro in azioni statunitensi sono state stimate all’1,3% del PIL).
A ciò si aggiunge un elevato coinvolgimento all’interno della catena di fornitura dei semiconduttori, nella quale le aziende UE sono profondamente integrate – basti pensare ad ASML.
La partecipazione al boom dell’AI è visibile anche nell’aumento degli ordini di strumenti ottici in Germania, parallelo all’espansione della capacità produttiva globale di semiconduttori. E, infine, nelle condizioni che favoriscono gli investimenti nei data center in alcuni Paesi nordici e dell’Europa occidentale, seppur in misura molto inferiore rispetto agli Stati Uniti. Tra queste figurano l’accesso alle energie rinnovabili, i climi più freschi e la disponibilità di terreni.
…e la sua strategia punta sull’accelerazione dell’adozione
L’impegno maggiore da parte dell’Europa sembra dunque concentrarsi sull’accelerazione dell’adozione dell’AI nelle aziende.
Secondo gli esperti, infatti, l’attenzione europea si sta concentrando sul rafforzamento delle condizioni che consentano alle aziende europee di adottare più rapidamente l’AI. In questa direzione rientrano gli investimenti nella capacità di calcolo e nelle infrastrutture digitali, ma anche nelle competenze, nella disponibilità di energia, nella cooperazione tra imprese e centri di ricerca e nello sviluppo dei mercati dei capitali.
Serve però uno sforzo significativo per competere anche su questo fronte: come visto nella precedente analisi, l’Europa rischia di rimanere indietro anche nell’utilizzo da parte delle imprese.

