Nell’articolo dello scorso giugno dal titolo “Intesa, MPS e Mediobanca: il risiko che cambia banche e assicurazioni”, pubblicato in questa stessa rubrica online, è stato trattato l’impatto del consolidamento bancario sulla bancassicurazione, con la contesa per Mps e la ridefinizione degli equilibri proprietari nel settore. Nel presente contributo mi propongo di ampliare la prospettiva sul fenomeno dell’M&A assicurativo, al centro di una convergenza di forze strutturali che operano su tre livelli distinti della catena del valore, ciascuno caratterizzato da una propria logica industriale e uno specifico framework regolamentare e che meritano di essere esaminati congiuntamente.
Mi riferisco, in particolare, al consolidamento bancario e, a cascata, ai suoi effetti sulla conformazione morfologica dell’industria assicurativa; allo sfruttamento di economie di scala nella distribuzione assicurativa (broker e Mga); e all’ingresso del private equity nella proprietà delle compagnie di assicurazione, oggetto di un Supervisory statement dell’Eiopa che ridefinisce le coordinate di vigilanza.
Il risiko bancario ridisegna il comparto assicurativo
Intesa, Mps e Mediobanca: il nuovo risiko bancario
Come discusso nel mio precedente articolo, il risiko bancario in corso si è intensificato nelle ultime settimane. Il 27 giugno 2026 Intesa Sanpaolo ha depositato in Consob il documento di offerta relativo alla propria Opas su Mps per 30,6 miliardi di euro.
Poche settimane prima era stata avanzata la proposta di “merger of equal” di Banco Bpm su Mps (successivamente abbandonata per l’opposizione dell’azionista rilevante Crédit Agricole, che detiene una partecipazione pari al 29,30% del capitale sociale di Banco Bpm) e, lo scorso 20 agosto, l’Ops difensiva deliberata dal Consiglio di amministrazione di Mps parallelamente su Banco Bpm e Banca Generali, per un complessivo controvalore di circa 34 miliardi: un’escalation senza precedenti nella recente storia finanziaria italiana.
L’offerta di Intesa Sanpaolo si articola in due step: acquisizione di Mps (e, indirettamente, di Mediobanca, di cui Mps detiene l’86,3% e di cui la banca senese ha comunicato, lo scorso 3 settembre, di aver ricevuto da parte della Bce l’autorizzazione alla fusione per incorporazione con la banca d’affari milanese); quindi, per prevenire rilievi antitrust, il trasferimento di 635 filiali Mps ad Unipol, a fronte di un corrispettivo in contanti fino a 3,5 miliardi.
L’assemblea straordinaria degli azionisti di Intesa per deliberare l’aumento di capitale a servizio di tale operazione è stata convocata il 10 settembre, mentre gli azionisti di Mps avranno tempo fino a fine anno per valutare l’adesione all’Opas e conferire i propri titoli. L’assemblea straordinaria di Mps per l’approvazione della doppia Ops e per offrire copertura all’iniziativa che, in caso contrario, sarebbe inibita dalla passivity rule (cfr. art. 104 Tuf), è stata invece convocata per il prossimo 29 ottobre.
Bancassicurazione e Generali: gli effetti sul mercato assicurativo
Le implicazioni strutturali di natura assicurativa sono profonde: il vincitore della contesa acquisirebbe la partecipazione indiretta del 13,186% in Assicurazioni Generali (detenuta attraverso la predetta quota del 86,3% in Mediobanca), mentre Intesa Sanpaolo mantiene separatamente il 3,127% di Generali e già controlla il secondo gruppo assicurativo italiano per raccolta (Intesa Sanpaolo Assicurazioni). Secondo recenti indiscrezioni di stampa, inoltre, anche Unicredit sembrerebbe interessata ad acquisire la partecipazione del 13% di Assicurazioni Generali detenuta da Mediobanca, per salire fino al 29,9% nel capitale della compagnia e poi perseguire strategie di cross-selling attraverso la vendita di prodotti bancari Unicredit tramite le agenzie Generali e di prodotti assicurativi Generali tramite gli sportelli Unicredit.
L’attuale joint-venture Mps -Axa, in scadenza a ottobre 2027, rappresenta un’ulteriore tessera dell’intricato puzzle: chiunque acquisisca Mps potrà collocare le polizze (ivi compresi i prodotti unit-linked, index-linked e i contratti di capitalizzazione, entro il proprio bouquet di soluzioni di wealth management) del nuovo partner assicurativo, che sostituirà la compagnia francese, attraverso oltre seicento sportelli.
Per Unipol, l’operazione ha un significato industriale che trascende il mero ampliamento del perimetro bancario, giacché si ritroverebbe a detenere fino al 40% nella combined entity Bper-Mps post carve-out (che comunque non sarà realizzata, se tutto andrà bene, prima del 2028), cioè una capillare rete di vendita diffusa su tutto il territorio nazionale.
M&A nella distribuzione assicurativa: Mga, broker e la risalita nella catena del valore
Broker e Mga: il consolidamento della distribuzione assicurativa
Se il risiko bancario ridisegna la distribuzione “captive” (bancassicurazione), contemporaneamente un’altra ondata di M&A sta significativamente vivacizzando la distribuzione intermediata da agenti e brokers.
La crescita dei Managing general agents (Mga) e il consolidamento tra broker specializzati rappresentano il secondo fronte dell’M&A assicurativo, alimentato in misura determinante dal private equity. Se costituisce un dato di fatto abbastanza noto la partecipazione dei grandi fondi esteri nel capitale delle banche, il loro appetito per broker e agenzie assicurative specializzate rappresenta una novità più recente.
Private equity: le acquisizioni nel mercato dei broker
Il caso più emblematico è quello di Wide Group: ricavi aumentati da 24 a 100-110 milioni di euro in tre esercizi, quasi 30 acquisizioni dall’agosto 2023 (ingresso di Pollen Street Capital), una linea di finanziamento fino a 300 milioni concessa da fondi di private capital BlackRock e l’acquisizione di una partecipazione di minoranza in Furness Insurance Services (holding londinese che controlla unbroker wholesale dei Lloyds, un MGA e un delegated claims administrator).
A pochi mesi di distanza, Gbsapri, broker romano specializzato nelle soluzioni di risk management per i principali settori industriali, ha acquisito Smith Bilbrough, storico broker dei Lloyds: due gruppi italiani che fanno shopping a Londra, con il sostegno di fondi di private equity, a distanza di cinque mesi, segnalano la maturità e l’ambizione internazionale della distribuzione italiana. È dei giorni scorsi la notizia dell’acquisto, da parte del fondo di PE Oakley Capital, della maggioranza di Galgano SpA, tra le prime agenzie specializzate nel ramo cauzioni e rischi tecnologici.
Sul fronte domestico, Mediass (Ardonagh Italia) ha acquisito Della Porta Broker in Campania, rafforzando il segmento Rca; il gruppo Optio Group (con l’Mga italiana Heca) è stato acquisito da Cinven e La Caisse de dépôt et placement du Québec.
Il fil rouge che caratterizza e lega tali operazioni è chiaro: i fondi di private equity che alimentano il consolidamento di broker e Mga sono gli stessi fondi che, su un piano diverso e con implicazioni prudenziali più complesse, stanno entrando anche nella compagine sociale delle compagnie di assicurazione.
Il private equity nelle compagnie di assicurazione: il Supervisory Statement dell’Eiopa
Eiopa e private equity: i rischi per le compagnie assicurative
L’interesse del private equity per l’acquisizione di imprese di (ri)assicurazione nell’Unione Europea è un fenomeno in crescita da oltre un decennio, ma che, in termini prudenziali, solleva interrogativi strutturali. Il 3 febbraio 2026 l’Eiopa ha pubblicato il Consultation Paper (Eiopa-BoS-25/683, datato 27 gennaio 2026) contenente il progetto di Supervisory Statement on Private Equity and Insurance, la cui consultazione si è conclusa il 30 aprile 2026. La base giuridica risiede nell’art. 29, paragrafo 2, del Regolamento (Ue) n. 1094/2010 e nella Direttiva Solvency II (2009/138/Ce).
Il modus operandi “classico” del private equity è noto: acquisire una partecipazione qualificata, esercitare una guida strategica volta alla creazione di valore e realizzare l’exit con una significativa plusvalenza dopo un orizzonte temporale medio di 5-10 anni. Questo schema, fisiologico nel mondo imprenditoriale, presenta tuttavia tensioni specifiche quando applicato a un settore nel quale gli impegni verso gli assicurati (ed ugualmente le attività di investimento a copertura dei predetti impegni) sono per definizione di lungo o lunghissimo periodo.
Private equity e assicurazioni: i cinque rischi individuati dall’Eiopa
L’Eiopa identifica cinque tipologie principali di rischio:
- orizzonti di investimento brevi o disallineati rispetto agli obblighi verso gli assicurati;
- riallocazione dell’asset allocation verso private credit e strumenti illiquidi, alla ricerca di rendimenti (ma, dunque, anche rischi) superiori;
- ricorso crescente alla riassicurazione da paesi terzi;
- strutture proprietarie complesse che ostacolano un’efficace vigilanza;
- estrazione di valore a breve termine.
I numeri di contesto sono significativi: a maggio 2026, soltanto 26 imprese di assicurazione nell’Ue risultano partecipate da fondi di PE; tuttavia, l’esposizione complessiva dei (ri)assicuratori dello See in private asset ha raggiunto i 1.185 miliardi di euro (circa l’11% del totale attivi a fine 2025), di cui private credit per il 5% circa e private equity per il 6,3% (factsheet Eiopa, luglio 2026).
Il Supervisory Statement non introduce divieti, bensì promuove una vigilanza convergente e risk-based sull’azionariato di matrice PE, presidiando i profili di governance più sensibili: influenza dei general partner, conflitti di interesse nell’asset management affiliato, riassicurazione e outsourcing infragruppo, nel rispetto del principio della prudent person di cui all’art. 132 della Direttiva Solvency II. Il suo posizionamento temporale — a ridosso dell’applicabilità della Solvency II review dal gennaio 2027 — ne evidenzia la funzione di raccordo nel più ampio rafforzamento del quadro prudenziale eurounitario, in cui la qualità della vigilanza sulla compagine azionaria assume rilievo pari a quella sulla solvibilità.
Conclusioni: tre livelli, un unico mercato
Le tre principali direttrici che attualmente alimentano l’M&A assicurativo in Italia sono interconnesse: la direttrice del consolidamento bancario, che ridefinisce la distribuzione di polizze e l’assetto azionario delle grandi compagnie; la direttrice della distribuzione intermediata, lungo cui broker e Mga perseguono economie di scala e l’accesso a clientela con esigenze assicurative specializzate; e la direttrice dell’assetto proprietario, per cui lo stesso PE entra direttamente nel capitale delle compagnie – sollecitando l’intervento regolamentare dell’Eiopa – ma anche di intermediari assicurativi.
Si individuano quindi, quale filo conduttore, il capitale alla ricerca di più elevati rendimenti nel settore assicurativo, e, quale comun denominatore di tutte e tre le predette direttrici, il ruolo crescente dei fondi di PE nel capitale di compagnie e intermediari, con le prevalenti implicazioni in termini di necessità di gestire i conflitti d’interesse e di offerta di soluzioni assicurative specializzate.
Per professionisti ed operatori di settore la lettura – integrale ed integrata – di questi tre fronti non dev’essere interpretata quale mero esercizio accademico, bensì rappresenta una necessità operativa per un loro migliore posizionamento: le decisioni assunte nei prossimi mesi sull’assetto proprietario di Mps e le relative ricadute nel bankinsurance, quelle sulla regolamentazione dell’ingresso del private equity nelle compagnie e sul consolidamento della distribuzione intermediata produrranno effetti di lungo periodo sull’intero comparto assicurativo italiano.

