Denny Fish, Portfolio Manager e Research Analyst presso Janus Henderson Investors, analizza il boom dell’AI con un parallelismo con il mondo marittimo, in cui l’AI è un’onda dagli effetti potenti che viene spesso sottovalutata. Gli scienziati e i marinai sono però in grado di comprenderne la portata, così come chi ne osserva da vicino l’evoluzione e comprende la molteplicità degli sviluppi ancora all’orizzonte.
L’offerta dovrebbe rimanere ben al di sotto della domanda fino al 2028
L’onda si è manifestata anche attraverso l’impennata della domanda di unità centrali di elaborazione (CPU), chip di memoria, componenti ottici e altri input fondamentali per l’AI. La portata di tale domanda si riflette nei portafogli ordini dei fornitori, che in molti casi si estendono per anni.
Tuttavia, l’offerta non può muoversi altrettanto rapidamente: i data center devono ottenere le autorizzazioni ed essere costruiti, gli input essenziali devono essere prodotti e occorre reperire la manodopera necessaria per costruire le infrastrutture e l’elettricità per alimentarle.
Secondo Fish, questa combinazione di colli di bottiglia dovrebbe mantenere la crescita dell’offerta ben al di sotto di quella della domanda fino al 2028 e, per molti componenti, anche oltre.
AI enablement e il potenziale dell’onda
Anche se ci troviamo ancora nella fase di AI enablement – abilitazione AI attraverso le infrastrutture – la domanda di accesso ai modelli di frontiera sta esplodendo. La crescita dei ricavi degli hyperscaler sta dando i primi segnali della monetizzazione di questi investimenti. Allo stesso tempo, il timore legato alla ciclicità e a un possibile eccesso di scorte in grado di compromettere gli utili sembra essersi attenuato in alcuni comparti, come quello dei semiconduttori, anche grazie al consolidamento del settore e alla consistenza dei portafogli ordini.
Nonostante ci si trovi ancora nella fase di enablement, lo sviluppo dell’AI si configura proprio come un’onda dall’effetto moltiplicativo: una volta che le aziende comprenderanno come amplificare il potenziale di questa tecnologia e gli utenti finali la useranno su larga scala nell’economia globale, la domanda di applicazioni AI e il loro impatto sulla produttività potrebbero superare anche le stime più ottimistiche.
La storia si ripete: la distruzione creativa
L’espansione del mercato dei capitali, alimentata dalle recenti offerte pubbliche e da un solido contesto di venture funding, sta facendo affluire capitali verso società innovative dell’AI. Un fenomeno che può alimentare quella “distruzione creativa” cui abbiamo già assistito in passato: per esempio, quando i personal computer hanno sostituito le workstation e le aziende SaaS sono diventate dominanti nei rispettivi settori.
Tuttavia, questa selezione sembra avvenire oggi a una velocità maggiore: un esempio è rappresentato dal mercato che sta scontando in modo aggressivo il valore delle società tradizionali che appaiono a rischio di disintermediazione da parte dell’AI o i cui management non riescono a cogliere le opportunità offerte da questa tecnologia. Ciò nonostante, secondo Fish, non ci troviamo ancora nella fase di una bolla speculativa: quando anche una società AI con fondamentali poco solidi riuscirà a ottenere una valutazione da unicorno, sull’onda dell’entusiasmo per il settore, allora gli investitori avranno motivo di iniziare a preoccuparsi.
L’AI come tema generazionale
L’analisi si conclude con la riflessione secondo cui l’AI rappresenti un tema generazionale. Per gli investitori, questo significa comprendere come il potenziale di questa “onda” possa incidere direttamente e indirettamente sui portafogli a più livelli: per esempio, aumentando le prospettive di crescita degli utili societari, agendo come forza dirompente, trasformando interi settori e influenzando la domanda e i prezzi dei principali input industriali.

