Manovra 2027: saranno le banche a finanziare il taglio Irpef?

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Il Governo punta a ridurre l’Irpef sul ceto medio, ma il nodo resta quello delle coperture. Il prelievo del 5% sugli utili delle grandi banche potrebbe valere fino a 1,5-1,6 miliardi l’anno: abbastanza per finanziare circa metà dell’intervento da 3 miliardi sullo scaglione fino a 60mila euro

Indice

Al governo probabilmente mancheranno le risorse per pensare in grande alla Manovra 2027: il tasso di crescita non esplosivo, sfidato da crescenti costi per fronteggiare i rincari dell’energia, unito a un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato italiani tenderà ad assottigliare lo spazio per nuovi tagli alle tasse. Eppure, il provvedimento centrale della Manovra 2027 sarà un nuovo intervento sulle imposte sui redditi Irpef, con due ipotesi centrali. La prima, tutta a favore del ceto medio: spostare verso l’alto lo scaglione Irpef al 33% in modo da beneficiare i redditi a partire dai 50mila euro, con risparmi fiscali crescenti fino a 1.000 euro per chi dichiara 60mila euro o più.

L’altra possibilità, complemetare alla prima, consiste nel limare di in punto percentuale lo scaglione Irpef più basso dal 23 al 22%.

Il conto della prima misura sul ceto medio si aggira attorno ai 3 miliardi di euro, mentre la limatura del primo scaglione costerebbe circa 1,5 miliardi.

Il governo, però, ha avanzato ancora poche iniziative per fare cassa. Una di quelle che stanno acquistando maggiore consistenza politica è un nuovo contributo a carico delle grandi banche. L’11 agosto il leader della Lega Matteo Salvini ha indicato esplicitamente un prelievo triennale del 5% sulle prime dieci banche italiane, prendendo come riferimento circa 30 miliardi di utili annui: un’impostazione che produrrebbe, sulla carta, circa 1,5 miliardi di gettito ogni anno. Salvini si è detto inoltre convinto che sulla proposta possa convergere l’intera maggioranza.

I numeri dei bilanci bancari consentono di affinare ulteriormente il calcolo. Secondo una ricognizione di Radiocor, le prime dieci banche italiane per attivi hanno prodotto complessivamente 32,8 miliardi di euro di utili netti nel 2025. Applicando aritmeticamente un’aliquota del 5% a questa base, il prelievo salirebbe a circa 1,64 miliardi di euro. Una somma sufficiente a finanziare poco più della metà dei circa 3 miliardi necessari per estendere fino a 60mila euro lo scaglione Irpef al 33%.

La proposta, tuttavia, è ancora tutt’altro che definita. Il 25 agosto lo stesso Salvini ha precisato di non voler intervenire “sugli utili in generale” ma sulla differenza tra interessi attivi e passivi delle grandi banche. Cambierebbe dunque la base imponibile e, di conseguenza, anche il gettito effettivamente disponibile per finanziare la manovra: su questo punto le ipotesi restano ancora molto fumose.

Quanto si risparmierebbe con i due tagli Irpef

Se entrambi i tagli Irpef entrassero nella Manovra (estensione dell’aliquota del 33% da 50mila a 60mila euro e riduzione dal 23 al 22% del primo scaglione fino a 28mila euro) i benefici si sommerebbero.

Il calcolo può essere effettuato sull’Irpef lorda, prima quindi di detrazioni, deduzioni e addizionali. L’attuale sistema prevede il 23% fino a 28mila euro, il 33% tra 28mila e 50mila e il 43% oltre questa soglia.

Reddito imponibileRisparmio taglio aliquota dal 23 al 22%Risparmio dall’estensione del 33% fino a 60.000 €Risparmio totale annuo
30.000 euro280 €280 €
55.000 euro280 €500 €780 €
70.000 euro280 €1.000 €1.280 €

Per un contribuente con 30mila euro di imponibile il vantaggio teorico sarebbe quindi limitato ai 280 euro annui, circa 23 euro al mese. A quota 55mila euro entrerebbe in gioco anche l’allungamento del secondo scaglione: i 5mila euro compresi tra 50mila e 55mila verrebbero tassati al 33% anziché al 43%, generando altri 500 euro di risparmio e portando il beneficio complessivo a 780 euro annui, circa 65 euro al mese.

Dai 60mila euro di reddito in su il beneficio derivante dall’estensione del secondo scaglione raggiungerebbe invece il massimo di 1.000 euro. Sommando i 280 euro teoricamente prodotti dal taglio del primo scaglione, un contribuente da 70mila euro arriverebbe così a un alleggerimento dell’Irpef lorda di 1.280 euro l’anno: poco meno di 107 euro al mese.

La simulazione permette anche di vedere la diversa distribuzione dei due interventi: la riduzione della prima aliquota avrebbe effetti lungo praticamente tutta la scala dei redditi capienti, mentre l’estensione del 33% concentrerebbe il vantaggio aggiuntivo sui contribuenti che superano i 50mila euro.

La partita delle tredicesime

C’è poi una terza leva fiscale in discussione: la detassazione della tredicesima. L’ipotesi più prudente indicata dal presidente della commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, prevede un’imposta sostitutiva del 15% per i contribuenti con redditi fino a 15mila euro. Il costo sarebbe nell’ordine dei 500 milioni di euro, mentre il risparmio in busta paga potrebbe oscillare, a seconda del reddito e dell’aliquota scelta, tra circa 200 e 500 euro. Osnato ha aperto anche alla possibilità di scendere al 10% ampliando contemporaneamente la soglia reddituale.

Il conto delle coperture mostra quanto le scelte siano alternative fra loro. Il gettito teorico di 1,5-1,6 miliardi proveniente dal nuovo contributo bancario basterebbe largamente a finanziare la versione minima della detassazione della tredicesima, ma coprirebbe soltanto poco più della metà dei 3 miliardi necessari per l’intervento principale sull’Irpef. Insomma, il governo dovrà indicare nelle prossime settimane non solo le promesse, ma anche nuove coperture.

Forza Italia vorrebbe spingersi oltre. Antonio Tajani ha indicato come obiettivo una tredicesima detassata “fino al 100%, se possibile” e una flat tax incrementale strutturale al 5% applicata all’aumento del reddito rispetto all’anno precedente. La proposta dovrebbe riguardare non soltanto i dipendenti, ma anche partite Iva, artigiani e professionisti; lo stesso principio, secondo il leader di Forza Italia, dovrebbe essere esteso agli straordinari e ai premi di produttività. Allo stesso tempo, Tajani si è detto contrario a nuove imposte straordinarie sui profitti bancari, preferendo accordi con gli istituti per sostenere investimenti e crescita.

Bonus casa: nel 2027 le detrazioni scendono

Al momento non emergono invece indicazioni di un nuovo intervento del governo per evitare la riduzione già programmata di ecobonus e bonus ristrutturazioni nel 2027 (come avvenuto, invece, in occasione della precedente Manovra). La legislazione vigente prevede infatti che, dopo la proroga delle aliquote più favorevoli per tutto il 2026, dal prossimo anno il bonus ristrutturazioni scenda dal 50 al 36% per l’abitazione principale posseduta dal contribuente e dal 36 al 30% negli altri casi, sempre entro il limite di spesa di 96mila euro per unità immobiliare. La stessa scansione delle aliquote è prevista per l’ecobonus nelle fattispecie interessate.

L’effetto è facilmente quantificabile. Su 20mila euro di lavori nell’abitazione principale, la detrazione teorica passerebbe dai 10mila euro riconosciuti con l’aliquota del 50% nel 2026 a 7.200 euro nel 2027: 2.800 euro di beneficio fiscale in meno. Se la Manovra non interverrà nuovamente, il 2027 sarà quindi contemporaneamente l’anno di possibili nuovi tagli all’Irpef e di un alleggerimento già programmato degli incentivi fiscali sulla casa. Per il mercato immobiliare questa scelta potrebbe allargare la forbice di prezzo fra case già ristrutturate e case da sistemare.

Domande frequenti su Manovra 2027: saranno le banche a finanziare il taglio Irpef?

Quali sono le principali sfide finanziarie che il governo deve affrontare per la Manovra 2027?

Il governo probabilmente mancherà di risorse per la Manovra 2027 a causa di un tasso di crescita non esplosivo e crescenti costi per fronteggiare i rincari dell'energia. Inoltre, un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato italiani tenderà ad assottigliare lo spazio per nuovi tagli alle tasse.

Qual è il provvedimento centrale previsto per la Manovra 2027?

Il provvedimento centrale della Manovra 2027 sarà un nuovo intervento sulle imposte sui redditi Irpef. L'articolo menziona due ipotesi principali per questo intervento.

Come saranno influenzate le detrazioni del 'Bonus casa' nel 2027?

Secondo le intestazioni dell'articolo, nel 2027 le detrazioni relative al 'Bonus casa' sono previste in diminuzione. Questo indica un cambiamento specifico nelle agevolazioni fiscali per l'abitazione.

Quali fattori stanno riducendo lo spazio per nuovi tagli alle tasse nella Manovra 2027?

Lo spazio per nuovi tagli alle tasse nella Manovra 2027 è ridotto da un tasso di crescita economico non elevato e dall'aumento dei costi per contrastare i rincari energetici. Anche l'incremento dei rendimenti dei titoli di Stato italiani contribuisce a questa limitazione.

Qual è l'orientamento iniziale di una delle ipotesi di taglio Irpef menzionate?

Una delle ipotesi centrali per l'intervento sull'Irpef nella Manovra 2027 è descritta come 'tutta a favore del ceto medio'. L'articolo non fornisce ulteriori dettagli specifici su questa proposta.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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