Il mese di settembre si apre con un deciso aumento della tensione sui mercati finanziari. Dopo un’estate durante la quale gli investitori avevano mostrato una notevole capacità di assorbire rischi geopolitici, valutazioni elevate e incertezze sulla politica monetaria, lo scenario sembra essere diventato più complesso. Il segnale più importante arriva questa volta dal mercato obbligazionario, dove la risalita dei rendimenti sta modificando rapidamente gli equilibri anche sull’azionario.
Il Treasury americano decennale è arrivato intorno al 4,8%, sui livelli più elevati degli ultimi anni, mentre tensioni analoghe interessano Europa e Giappone. Il Bund tedesco si muove su rendimenti che non si osservavano da molto tempo e anche il Btp decennale è tornato oltre il 4%. Particolarmente significativo quanto sta accadendo in Giappone, dove il rendimento decennale ha superato la soglia del 3%.
Non si tratta semplicemente di movimenti tecnici. Il mercato sta chiedendo una remunerazione maggiore per finanziare governi caratterizzati da elevati livelli di debito, mentre contemporaneamente tornano a crescere le preoccupazioni sull’inflazione.
L’inflazione torna al centro della scena
In Europa il dato preliminare di agosto ha indicato un’inflazione al 3,3%, contro il 2,9% di luglio. Un’accelerazione che rende più complicato il lavoro della Bce e che potrebbe condizionare le prossime decisioni di politica monetaria.
Negli Stati Uniti il quadro non è molto diverso. Dopo mesi nei quali gli investitori avevano discusso soprattutto della tempistica di un possibile allentamento monetario, oggi l’attenzione si sta spostando sulla possibilità che i tassi possano rimanere elevati più a lungo o addirittura rendere necessarie nuove strette qualora le pressioni sui prezzi dovessero consolidarsi.
La conseguenza è evidente: il costo del denaro torna ad essere una delle principali variabili nella costruzione dei portafogli.
In questo contesto acquistano particolare importanza i dati americani sul mercato del lavoro. Il 2 settembre sono attesi i numeri ADP sull’occupazione privata, mentre venerdì arriverà il rapporto ufficiale sul lavoro statunitense. Saranno dati osservati attentamente perché potranno modificare nuovamente le aspettative sulla Federal Reserve.
Azionario: settembre richiede maggiore selettività
Le Borse stanno inevitabilmente risentendo della risalita dei rendimenti. Wall Street ha iniziato settembre in territorio negativo, mentre in Asia le vendite hanno interessato soprattutto Giappone e Corea del Sud.
Il meccanismo finanziario è piuttosto semplice. Quando aumenta il rendimento delle obbligazioni considerate relativamente sicure, gli investitori diventano più esigenti nei confronti dell’azionario. Valutazioni elevate diventano più difficili da sostenere e le società i cui utili sono attesi soprattutto negli anni futuri risultano maggiormente sensibili all’aumento dei tassi. È anche per questo che tecnologia e semiconduttori sono tornati al centro dell’attenzione. L’intelligenza artificiale rimane probabilmente uno dei più importanti temi strutturali dei prossimi anni, ma il mercato sembra progressivamente passare dalla fase nella quale era sufficiente essere esposti al tema IA a una fase nella quale saranno risultati, flussi di cassa e capacità di monetizzare gli investimenti a determinare i vincitori. La trimestrale di Broadcom rappresenterà in questo senso un nuovo test sulla solidità degli investimenti nelle infrastrutture tecnologiche.
Cosa cambia per i portafogli
La fase attuale non suggerisce necessariamente di abbandonare gli asset rischiosi. Suggerisce però di modificare l’approccio. Dopo mesi nei quali la forza degli indici aveva premiato soprattutto chi aumentava l’esposizione azionaria, settembre potrebbe riportare in primo piano diversificazione e qualità.
Anche l’obbligazionario torna interessante proprio grazie alla risalita dei rendimenti. Le nuove condizioni di mercato permettono infatti di costruire componenti obbligazionarie con rendimenti potenziali decisamente superiori rispetto a quelli disponibili soltanto pochi anni fa. Occorre però prestare attenzione alla duration: se i rendimenti dovessero continuare a salire, le scadenze più lunghe potrebbero registrare ulteriore volatilità.
Sul mercato azionario diventa invece fondamentale distinguere tra prezzo e valore. Società con bilanci solidi, elevata generazione di cassa e capacità di difendere i margini possono affrontare meglio un periodo caratterizzato da un costo del capitale più elevato.
Per l’investitore europeo anche la diversificazione geografica assume maggiore importanza. Stati Uniti, Europa e Asia si trovano infatti in fasi monetarie ed economiche differenti e questa divergenza può generare opportunità ma anche maggiore volatilità valutaria.
Settembre come test per il resto dell’anno
Il vero interrogativo non riguarda quindi soltanto la direzione delle Borse nelle prossime sedute. Settembre potrebbe rappresentare un test importante per comprendere quale scenario accompagnerà gli investitori nell’ultima parte del 2026.
Se l’inflazione dovesse stabilizzarsi e i rendimenti obbligazionari smettessero di salire, l’azionario potrebbe ritrovare rapidamente equilibrio. Al contrario, una nuova accelerazione dei prezzi accompagnata da politiche monetarie più restrittive costringerebbe il mercato a rivedere valutazioni e aspettative sugli utili.
In una fase simile inseguire i movimenti giornalieri rischia di essere controproducente. La volatilità può invece diventare uno strumento per costruire gradualmente posizioni su attività di qualità.
Settembre ricorda così agli investitori una regola spesso dimenticata durante le fasi rialziste: non è necessario prevedere ogni movimento del mercato. È molto più importante costruire portafogli capaci di attraversare scenari differenti, mantenendo diversificazione, disciplina e un orizzonte temporale coerente con i propri obiettivi.

