In attesa di capire se ci sarà una forma di intervento vera e propria, per ora smentita, una cosa sembra certa: l’area leghista del governo appare nettamente favorevole a prendere sul serio la proposta di Luigi Lovaglio per dare a Mps un futuro da terzo polo nazionale, lontano dalle braccia di Intesa Sanpaolo. Le ultime dichiarazioni, le più chiare finora, arrivano proprio dal leader della Lega, Matteo Salvini, dal Meeting di Rimini: “Non entro nel merito di scelte che farà il mercato. Avendo contribuito al salvataggio di Mps, mi piacerebbe che Mps fosse promotrice e aggregatrice di un terzo polo bancario che sia il polo delle piccole e medie imprese, degli sportelli territoriali, che possa fare concorrenza, con obiettivi e clienti diversi, a UniCredit e a Intesa”. Per poi aggiungere, sul piano avanzato da Lovaglio agli azionisti: “È una proposta molto interessante”.
Il sostegno, però, sembra allargarsi oltre la maggioranza: anche il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani (Pd), ha ribadito la posizione a difesa di Siena poco prima di incontrare sul tema il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. “La nostra richiesta al ministro è di tenere il 4,8% delle quote dello Stato per poter agire insieme per evitare lo spezzatino dell’identità del Monte dei Paschi e di non mettere in discussione il brand della banca”, ha dichiarato, per poi precisare: “Non vogliamo apparire espressioni di una tifoseria per l’uno o per l’altro: per noi la cosa importante è il mantenimento dell’integrità del brand Monte dei Paschi di Siena”.
Da un punto di vista tecnico, però, lo smembramento previsto da Intesa in caso di acquisizione di Mps è stato architettato proprio per scongiurare eccessive concentrazioni territoriali che potrebbero entrare in conflitto con le norme sulla concorrenza. Anche se sulla carta preservare l’integrità del Monte sembra un obiettivo neutro, è difficile per Intesa Sanpaolo evitare una qualche forma di spacchettamento. Ed è altrettanto difficile sostenere che, per il governo, dichiararsi a favore dell’integrità di Mps sia un’affermazione politicamente neutra nel contesto dell’Opas pendente, che prevede per l’appunto lo scorporo di una parte della rete fra il perimetro Intesa e quello destinato al progetto Unipol-Bper.
La Lega mette Crédit Agricole nel mirino
Nei giorni scorsi, però, anche Crédit Agricole era finita nel mirino della Lega. La banca francese, primo azionista di Banco Bpm con il 29,3%, è infatti la principale controparte da convincere per la costituzione di un terzo polo con Mps. “Sarebbe stato meglio che Mps rimanesse un punto di riferimento pubblico”, ha dichiarato a Repubblica Armando Siri, capo dei dipartimenti della Lega e consigliere di Matteo Salvini a Palazzo Chigi. “Abbiamo messo dodici miliardi pubblici per salvare la banca e adesso ci ritroviamo il solito teatrino”.
Poi la presa di posizione più esplicita: “Con un’alleanza Mps-Bpm si creerebbe un terzo polo che avrebbe più possibilità di tutelare gli sportelli sul territorio”. Certo, Crédit Agricole ha espresso una preferenza diversa, quella per una combinazione fra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia, ma per Siri “primi azionisti non vuol dire capi, la cosa fondamentale è che ci si occupi davvero del territorio”.
Più defilato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana: “Lasciamo al governo le scelte che spettano al governo e lasciamo al mercato le scelte che spettano al mercato”.
Ma non è solo la Lega ad aver espresso una preferenza, peraltro non nuova, per una soluzione che preservi Mps come soggetto autonomo. Nei giorni scorsi la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva dichiarato a MF di auspicare una soluzione capace di evitare lo smembramento del Monte dei Paschi e di preservarne nome e identità.
Insomma, esponenti di Pd, FdI e Lega stanno convergendo verso una posizione favorevole all’integrità di Mps. Una prospettiva che, però, lascia decisamente più freddi gli analisti finanziari.
Gli analisti restano più freddi
A frenare gli entusiasmi è Equita, che individua nella doppia offensiva di Siena soprattutto un problema di esecuzione. Secondo gli analisti, “il principale elemento di criticità della doppia operazione, di natura prevalentemente difensiva, resta l’elevato execution risk”: Mps dovrebbe infatti gestire contemporaneamente il completamento dell’integrazione di Mediobanca, l’aggregazione con Banco Bpm e l’acquisizione di Banca Generali, “un percorso ben più articolato rispetto all’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo”.
Iss resta dalla parte del piano Intesa
Ancora più significativa, sul fronte degli azionisti, è la posizione del proxy advisor Iss. Dopo aver aggiornato la propria analisi alla luce delle due Ops annunciate da Mps, Iss ha confermato la raccomandazione favorevole all’aumento di capitale che Intesa Sanpaolo sottoporrà all’assemblea del 10 settembre per finanziare l’Opas su Siena.
Il proxy advisor ha inoltre sottolineato che l’eventuale approvazione da parte degli azionisti Mps delle offerte su Banco Bpm e Banca Generali, insieme alla distribuzione straordinaria da 4 miliardi, determinerebbe il mancato avveramento di alcune condizioni dell’offerta Intesa.
In altre parole, mentre una parte sempre più ampia della politica sembra indicare nel terzo polo la soluzione preferibile, il principale proxy advisor chiamato a orientare il voto degli investitori ha già spezzato una lancia a favore del piano di Carlo Messina.

