- I migliori fondi ed Etf nel primo semestre sono stati quelli specializzati sulla Borsa di Seul e di Taiwan, che hanno beneficiato dello sviluppo dell’AI
- Nei mercati sviluppati, hanno brillato le strategie sulle small cap statunitensi e su Piazza Affari
- Nel reddito fisso in euro, è tornato l’interesse per le obbligazioni inflation-linked a causa del riaccendersi dell’inflazione
L’investitore italiano non ha molte opzioni per puntare sul mercato coreano attraverso fondi ed Etf, ma se all’inizio dell’anno avesse investito sulla Borsa di Seul si troverebbe oggi con un potenziale guadagno del 93,4% in euro. Queste strategie, infatti, sono state le migliori in termini di performance nel primo trimestre, secondo i dati Morningstar.
Il mercato azionario coreano, che ha guadagnato oltre il 100% in euro tra gennaio e giugno 2026, per poi correggere nell’estate, è stato tra i principali beneficiari del boom dell’intelligenza artificiale, perché fortemente concentrato su due titoli, Samsung Electronics e SK Hynix, produttori di chip.
È sempre legato allo sviluppo dell’intelligenza artificiale (AI), il risultato ottenuto dai fondi ed Etf esposti alle azioni quotate a Taiwan. Il rialzo, di circa il 70%, è in larga parte dovuto al rally di Tsmc, il più grande produttore di semiconduttori su commessa al mondo. Anche in questo caso, le strategie attive e indicizzate disponibili in Italia sono poche, mentre è più ampia la scelta tra quelle azionarie specializzate sui mercati emergenti che escludono la Cina. Queste ultime hanno messo a segno rialzi intorno al 42% nel primo semestre e offrono una maggiore diversificazione geografica anche se Taiwan, la Corea del Sud e l’India rappresentano i principali paesi.
I mercati emergenti corrono grazie all’AI
Come è accaduto nel resto del mondo, anche nei mercati emergenti l’intelligenza artificiale è diventato un tema di investimento importante, perché in queste aree si trovano le aziende che forniscono le infrastrutture per il suo sviluppo, come i chip di memoria o le strutture per la loro lavorazione.
Nell’ultimo anno, queste società hanno registrato performance elevate, ma “la domanda finale continua a dipendere in larga misura dagli investimenti degli hyperscaler statunitensi”, spiega Hiren Dasani, Chief Investment Officer sui mercati emergenti di Tcw. “Nel breve periodo, questa correlazione resta elevata: un eventuale rallentamento della spesa dei grandi colossi americani, dovuto per esempio all’aumento dei dubbi sul rendimento effettivo degli investimenti, avrebbe conseguenze sulle prospettive della domanda per la catena del valore dei semiconduttori”.
Fondi ed Etf su energia e tecnologia tra i migliori del semestre
Tra i migliori fondi del semestre, troviamo anche due categorie settoriali, le commodity energetiche e gli azionari tecnologici. Nel primo caso, i rialzi sono legati al prezzo del petrolio e del gas, che sono saliti dopo gli attacchi americani e israeliani in Iran; nel secondo caso, le performance sono principalmente attribuibili alle aziende che stanno cavalcando il boom dell’intelligenza artificiale.
Tra le strategie azionarie settoriali che sono andate meglio troviamo anche quelle sulle energie alternative, con aumenti medi del 24% nel semestre, tornate nel mirino degli investitori grazie al miglioramento dei fondamentali societari, all’allentamento della pressione finanziaria e all’accelerazione della domanda di energia elettrica.
Small cap Usa e Piazza Affari brillano sui mercati sviluppati
Nel complesso, la classifica dei migliori fondi ed Etf del primo semestre 2026 è dominata dagli emergenti, in particolare asiatici, mentre nei mercati sviluppati, si sono messe in luce le strategie specializzate sui titoli small cap statunitensi, con rialzi medi intorno al 23%, che hanno sovraperformato le società a larga capitalizzazione, grazie alle aziende tecnologiche, ma anche a quelle biotecnologiche e al contesto economico favorevole.
Tra i fondi ed Etf che investono nelle azioni europee, si mettono in luce quelli specializzati su Piazza Affari, con un rialzo del 12,7% nel semestre. Il listino milanese ha toccato il suo record storico a giugno, sfiorando i 53 mila punti sulla spinta del risiko bancario e di alcuni titoli industriali. Le strategie azionarie Italia hanno sovraperformato quelle sull’Eurozona (+10,7%). Nell’equity Europa, i migliori rendimenti si sono registrati tra gli strumenti con focus sui titoli value, mentre i growth sono rimasti indietro.
Per il Vecchio continente, il secondo trimestre è stato il migliore dalla fine del 2020, con i principali indici che sono saliti, nonostante le incertezze geopolitiche e i timori di inflazione.
Torna l’interesse sulle obbligazioni inflation-linked
Nel reddito fisso, gli investitori che hanno scelto le strategie in euro, hanno ottenuto i migliori rendimenti dai fondi ed Etf obbligazionari inflation-linked, che hanno messo a segno un rialzo del 2,9% nel semestre. Dopo gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele all’Iran a fine febbraio 2026, l’inflazione è tornata a salire a causa dell’aumento dei prezzi energetici, riaccendendo l’interesse per i bond che offrono uno scudo contro il caro-prezzi. Performance superiori al 2% sono state registrate anche dagli obbligazionari in euro a lungo termine e da quelli sui mercati emergenti euro-hedged, mentre le strategie sui governativi hanno reso in media l’1% e quelle sui corporate l’1,1%.
Per trovare rendimenti più elevati tra i comparti obbligazionari, bisogna guardare ai fondi ed Etf sulle obbligazioni convertibili, in particolare quelli coperti in dollari (+13, 7% la performance media in euro) e agli emergenti, con i comparti in valuta forte che hanno reso il 5,3% e quelli in valuta locale il 4,9% in media nel semestre.
Oro e private equity tra i peggiori fondi ed Etf nel primo semestre 2026
Le peggiori performance nel primo semestre sono state messe a segno dai fondi ed Etf azionari Indonesia (-27%), che hanno risentito dei deflussi di capitali esteri dal mercato del sud-asiatico.
Tuttavia, è stato pronunciato anche il ribasso delle strategie sui metalli preziosi (-10,6%) e sulle compagnie aurifere a causa del calo del prezzo dell’oro dopo i massimi di fine gennaio intorno ai 5.400 dollari l’oncia.
Le strategie specializzate sul private equity quotato hanno avuto performance negative, con perdite medie superiori all’11%, in un contesto di tassi di interesse elevati negli Stati Uniti e di timori di strette monetarie in Europa.

