Il portafoglio 60/40 — composto per il 60% da azioni e per il 40% da obbligazioni — è stato per decenni il punto di riferimento per l’investitore bilanciato (7% annuo negli ultimi 20) basandosi sulla considerazione che le obbligazioni possano rappresentare l’elemento difensivo nelle fasi di stress di mercato. Tuttavia, in ambienti inflazionistici, come nel 2022, questo meccanismo si rompe. La banca centrale è costretta ad alzare i tassi per combattere l’inflazione, facendo scendere sia i prezzi delle obbligazioni (che subiscono perdite in conto capitale) sia le valutazioni azionarie (per via dell’aumento dei tassi) realizzando il peggior risultato da 50 anni, con una perdita superiore al 15%. Questo impone una rivisitazione del modello (60-20-20) per meglio individuare quelle componenti che possano realmente decorrelare la nostra asset allocation di base:
- Titoli indicizzati all’inflazione — come i TIPS americani – rappresentano un’evoluzione naturale della componente bond, mantenendo molte caratteristiche difensive delle obbligazioni ma aggiungendo protezione contro l’erosione del potere d’acquisto.
- Le materie prime offrono la migliore copertura diretta all’inflazione tra tutte le asset class alternative perché i loro prezzi tendono infatti a guidare (non a seguire) l’inflazione pur con volatilità elevata.
- Un diversificazione settoriale su Energy e Materials può sopperire al problema della correlazione positiva.
- L’oro mantiene storicamente una correlazione prossima allo zero con le azioni e tende a comportarsi bene nei periodi di alta inflazione e incertezza geopolitica. Non produce flussi di cassa (no cedole, no dividendi), ma agisce come “riserva di valore” in scenari di crisi sistemica.
- Fondi trend-following (CTA — Commodity Trading Advisors) e alcune strategie hedge hanno storicamente mostrato correlazioni negative con l’equity durante i mercati ribassisti prolungati, comportandosi come una sorta di “assicurazione” di portafoglio:in questi casi la selezione può realmente fare la differenza.
- Più sfumati i Reits offrono esposizione all’immobiliare con liquidità giornaliera. Storicamente hanno generato rendimenti superiori al 60/40, grazie a canoni di affitto indicizzati all’inflazione e apprezzamento degli asset reali. Il limite principale è l’elevata correlazione con l’equity nei periodi di stress (come nel 2020 e 2022), che ne limita il valore diversificante proprio quando sarebbe più necessario.
È fondamentale normare ex ante le regole di ribilanciamento temporali (solitamente ogni 12 mesi) opportunistiche(escursioni di prezzo superiori ad una specifica soglia -10/-15%) ,per guidare, in maniera virtuosa, i nostri comportamenti da investitori.
Permettetemi una piccola digressione sul tema della consulenza connessa a quello dell’asset allocation strategica: sembra che cambi la confezione ma il contenuto resta lo stesso con i margini che guidano, compresa la formazione tecnica affidata alle Sgr terze convenzionate.
Parliamo di Consulenza con la C maiuscola oppure di semplice distribuzione di prodotti? I consulenti dovrebbero promuovere se stessi non il brand che rappresentano poiché indipendenza di pensiero ed assenza di conflitto di interesse devono essere i driver che guidano la professione. Ancora peggio se Il cliente medio associa il brand alla tutela, confonde la solidità dell’istituzione con la qualità della consulenza e finisce per pagare il marchio più che la competenza.

