Mercati 2026: più carry e meno duration nel secondo semestre

3 MIN
Due uomini parlano a una conferenza stampa con uno schermo che mostra Allianz Global Investors.

Tra inflazione persistente, banche centrali più restrittive e investimenti nell’AI, la seconda metà del 2026 richiederà prudenza e selettività, con opportunità tra bond, azionario internazionale, commodity ed energia. L’analisi di Allianz Global Investors

Indice

Tensioni geopolitiche crescenti, una guerra commerciale ancora in corso e repentini cambi di rotta delle politiche monetarie. Eppure, negli ultimi mesi, i mercati finanziari hanno continuato nel complesso a mostrarsi capaci di assorbire gli shock – soprattutto geopolitici – e di offrire opportunità interessanti. Al giro di boa del 2026, quali saranno i temi da osservare con maggiore attenzione? E, tra mercato obbligazionario e azionario, dove potrebbero emergere le occasioni più interessanti? L’analisi di Allianz Global Investors.

PAR: prudenza, intelligenza artificiale e resilienza

“Se dovessi riassumere in tre parole chiave quello che ci aspettiamo nella seconda metà del 2026, direi P-A-R: prudenza, artificial intelligence e resilienza”, spiega Enzo Corsello, Country Head Italy di AllianzGI, in occasione della presentazione del Market Outlook per il prossimo semestre.

Nel golf, il par rappresenta il numero ideale di colpi necessario per completare un percorso. Un concetto che, secondo Corsello, si presta bene a descrivere lo scenario attuale, a partire dalla prudenza, indispensabile in un contesto caratterizzato da elevata volatilità.

C’è poi l’intelligenza artificiale, passata da tema microeconomico a variabile macroeconomica, capace di influenzare l’andamento del ciclo. Negli Stati Uniti, in particolare, gli investimenti legati all’AI sono diventati uno dei principali motori della crescita economica.

Infine, la resilienza, in continuità con la view espressa da AllianzGI a inizio anno nell’outlook Bending, but not breaking: un’economia mondiale che si piega, ma non si spezza. Finora il ciclo ha assorbito gli shock geopolitici, commerciali ed energetici, anche quando hanno prodotto effetti di tipo stagflazionistico, soprattutto in Europa, senza però avvicinarsi a uno scenario recessivo.

Sei temi da monitorare nel secondo semestre 2026

Il primo è la prosecuzione del cosiddetto great rebalancing, il progressivo riassetto politico ed economico volto a mitigare gli squilibri generati da un’economia statunitense che sovraconsuma e da una Cina che sovrapproduce. Un processo che passa anche attraverso dazi e crescente utilizzo strategico delle variabili economiche, alimentando l’incertezza internazionale.

Il secondo tema è la resilienza del ciclo economico. Nonostante le tensioni geopolitiche e le pressioni sui prezzi, il rischio di recessione rimane contenuto e le principali dinamiche macroeconomiche, a partire dall’occupazione, indicano una sostanziale tenuta della crescita.

L’inflazione resterà tuttavia persistente, disomogenea e volatile. È probabile che si mantenga al di sopra degli obiettivi delle principali banche centrali, con il rischio di nuovi shock di offerta e di scenari di tipo stagflazionistico.

La politica monetaria globale è inoltre destinata a diventare più restrittiva, segnando la conclusione del ciclo di allentamento avviato nel 2024. Le banche centrali si muoveranno in modo sempre meno coordinato e avranno margini ridotti per ignorare gli shock inflazionistici di origine geopolitica. Il vento favorevole degli ultimi anni potrebbe quindi trasformarsi in un fattore contrario per mercati ed economie.

La politica fiscale resterà moderatamente espansiva, ma con minore slancio. I principali Paesi continueranno a ricorrere alla leva fiscale, seppure con modalità differenti, mentre aumenteranno i dubbi sulla sostenibilità del debito pubblico.

Nel complesso, infine, i rischi macroeconomici rimarranno elevati e dominati dalla geopolitica, con possibili effetti non lineari su inflazione, tassi, stabilità finanziaria e crescita.

Crescita disomogenea tra le aree geografiche

Gli investimenti nel settore tecnologico statunitense dovrebbero mantenersi elevati anche nella seconda metà del 2026. In rapporto al PIL, hanno già superato il picco raggiunto durante la bolla dot-com del 2000, diventando una componente fondamentale dell’attuale espansione economica.

La particolarità, spiega Corsello, è che la crescita degli investimenti riguarda soprattutto l’hardware, più intensivo in termini di capitale, anziché il software. Una dinamica che sostiene il ciclo economico, ma che sta progressivamente modificando il tradizionale modello capital light delle grandi società tecnologiche americane.

Pur in presenza di uno scenario complesso, i dati macroeconomici statunitensi e globali hanno continuato a sorprendere positivamente. Inoltre, la crescita mondiale è oggi meno sensibile agli shock petroliferi rispetto al passato, anche se l’Europa resta più vulnerabile a causa della sua maggiore dipendenza energetica.

La debolezza europea sul fronte tecnologico si contrappone alle opportunità legate agli investimenti fiscali, infrastrutturali e nella difesa, soprattutto in Germania. Questi interventi potrebbero sostenere la crescita nel breve termine, anche se AllianzGI mantiene previsioni inferiori al consensus per il PIL e superiori alle attese per l’inflazione.

Nel complesso, l’impatto sarà quindi disomogeneo tra le diverse aree geografiche: le prospettive di crescita resteranno contenute su entrambe le sponde dell’Atlantico, con l’area euro particolarmente esposta alle conseguenze degli shock geopolitici ed energetici.

Banche centrali e rotte divergenti: le opportunità nel fixed income

Tra gli effetti più rilevanti delle tensioni geopolitiche c’è il rapido cambiamento delle aspettative sulle politiche monetarie. Negli ultimi mesi lo scenario si è modificato con estrema velocità, spingendo le banche centrali verso decisioni più selettive e meno coordinate.

“Nel giro di pochi giorni siamo passati da nessun intervento della Bce fino a ottobre 2027 a due rialzi entro aprile 2027”, spiega Massimiliano Maxia, Senior Fixed Income Product Specialist di Allianz Global Investors. Anche negli Stati Uniti le aspettative sono cambiate, con il mercato tornato a prezzare possibili interventi restrittivi da parte della Federal Reserve.

Nella view di AllianzGI, la Bce potrebbe intervenire già nel corso del 2026 per limitare gli effetti secondari degli shock inflazionistici sull’economia reale. Anche la Fed potrebbe procedere con un rialzo di 25 punti base entro la fine dell’anno, sebbene molto dipenderà dalla postura della nuova leadership guidata da Kevin Warsh e dalla sua capacità di consolidare la propria credibilità agli occhi del mercato.

Fixed income: prudenza, cedole e tasso variabile

Il posizionamento obbligazionario resta quindi improntato alla cautela. La prima indicazione è mantenere una duration contenuta, privilegiando la parte breve della curva, meno esposta alla volatilità dei tassi. Si tratta, precisa Maxia, di una scelta tattica e non strutturale, in continuità con la view espressa a inizio anno.

Il secondo punto fermo riguarda il rendimento cedolare, destinato a rappresentare il principale motore strutturale della performance obbligazionaria tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, soprattutto nel segmento delle obbligazioni societarie.

A questo si aggiunge il ruolo dei titoli a tasso variabile, capaci di adeguarsi più rapidamente a un contesto di tassi in rialzo e di contenere l’impatto della duration. Prodotti con duration compresa tra zero e sei mesi, accompagnati da un’attenta selezione della qualità degli emittenti, possono costituire un efficace cuscinetto di portafoglio, combinando rendimento, bassa volatilità e flessibilità da sfruttare nelle fasi di maggiore turbolenza.

Tra le opportunità di diversificazione emergono anche Giappone e Cina. Il mercato obbligazionario giapponese potrebbe beneficiare della normalizzazione monetaria della Bank of Japan e delle valutazioni contenute dello yen, mentre quello cinese è sostenuto dall’assenza di pressioni inflazionistiche e da una buona capacità di diversificazione rispetto alle altre asset class.

Equity: nuovi massimi, ma un mercato sempre più selettivo

Il mercato azionario continua a mostrare solidità, ma dietro i nuovi massimi emerge una dinamica meno lineare. L’S&P 500 ha infatti registrato quattro massimi consecutivi con una breadth negativa, ossia con un numero di titoli in calo superiore a quelli in rialzo. Anche la dispersione ha raggiunto livelli estremi: a fronte di un rialzo complessivo superiore al 10%, la distanza tra il migliore e il peggiore sottosettore ha superato i 70 punti percentuali, un divario comparabile soltanto a quello osservato nel primo trimestre del 2009.

Una sorta di “bear market invisibile”, che rende meno efficace una lettura basata esclusivamente su indici, settori o aree geografiche. “Occorre approcciare il mercato con una logica più fattoriale, privilegiando value, quality e momentum”, osserva Corsello, così da distinguere più efficacemente i vincitori dai perdenti.

A sostenere i listini resta la capacità delle società di generare utili, ma proprio l’elevato livello delle aspettative rappresenta un rischio. Le valutazioni statunitensi rimangono elevate, mentre gli ingenti investimenti nelle infrastrutture per l’AI possono comprimere la generazione di free cash flow. Da qui l’indicazione di un lieve sottopeso sugli Stati Uniti, da compensare con una maggiore esposizione all’Europa e ai mercati emergenti, con particolare attenzione alla Cina.

BICE: l’acronimo per portafogli resilienti

Alla luce di questo scenario, la bussola proposta dagli esperti di AllianzGI è racchiusa nell’acronimo BICE: Bond, International Equity, Commodities ed Energy.

All’obbligazionario, da gestire con l’approccio prudente descritto, si affianca un’esposizione azionaria più internazionale, con un peso inferiore degli Stati Uniti e una maggiore attenzione a Europa, Cina e mercati emergenti.

La “C” indica invece le commodity. Tra queste, i metalli preziosi potrebbero beneficiare di una nuova fase rialzista dell’oro, mentre le materie prime industriali e il petrolio possono offrire una fonte di diversificazione in un contesto geopolitico instabile.

Infine, l’energia, uno dei temi che il mercato potrebbe ancora sottovalutare. Rinnovabili, utility, idrogeno, nucleare e fonti tradizionali saranno chiamati a rispondere alla crescente scarsità di capacità energetica. “Non esiste l’intelligenza artificiale senza che ci sia l’energia che l’alimenti”, conclude Corsello. L’energia diventa così non soltanto un tema di investimento, ma un’infrastruttura indispensabile per lo sviluppo della nuova economia digitale.

di Paola Ragno

Giornalista pubblicista e Senior Content Editor di We Wealth, è laureata in Mediazione linguistica e interculturale presso l’Università degli Studi di Bari. In We Wealth cura lo sviluppo di prodotti multimediali e redazionali, per l’online e il cartaceo. Nel passato ha lavorato e collaborato anche con Class CNBC.

Non sai come far rendere di più la tua liquidità e accrescere il tuo patrimonio? Scrivici ed entra in contatto con l’advisor giusto per te!

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.