Alex Veroude, Head of Fixed Income presso Janus Henderson Investors, propone la sua lettura del mercato obbligazionario in uno scenario macroeconomico dominato dall’incertezza.
Il fixed income è un’asset class molto ampia, che include strumenti diversi tra loro, con livelli di rischio differenti e correlazioni più o meno elevate con il comparto azionario.
Nello scenario attuale, in cui gli esiti delle tensioni in Medio Oriente sono incerti ed è difficile prevedere la traiettoria della crescita economica, l’esperto mette in luce come il reddito fisso possa contribuire a bilanciare il portafoglio.
Tassi di interesse e mercato obbligazionario
Le obbligazioni hanno incontrato difficoltà nella prima parte dell’anno, soprattutto a causa delle mutate prospettive relative alle politiche monetarie. L’inaspettata escalation in Medio Oriente, infatti, ha profondamente modificato le aspettative sui tassi: le prospettive di taglio hanno ceduto il passo a pause o, in alcuni casi, persino a rialzi. Questo perché i mercati hanno iniziato a temere che l’aumento dei prezzi dell’energia potesse tradursi in un incremento dell’inflazione generale.
Anche la spesa legata all’AI si sta traducendo, almeno per il momento, in pressioni inflazionistiche, in anticipo rispetto ai guadagni di produttività previsti. “Attualmente ci troviamo in una fase nebulosa per l’AI. Nessuno è sicuro di quali saranno i costi e i benefici complessivi, ma si tratta già di una tecnologia trasformativa che contribuisce a fornire una spinta economica”, osserva Veroude.
I timori che l’AI possa sostituire alcuni modelli di business esistenti hanno messo sotto pressione le aziende software e creato difficoltà in alcune aree del private credit. Al contrario, le società HALO – heavy assets, low obsolescence –, come quelle attive nelle reti energetiche, nelle materie prime e nell’industria manifatturiera, sono considerate relativamente meno esposte al rischio di sostituzione.
In tale scenario, Veroude invita alla prudenza: “Con le prospettive per la politica dei tassi della banca centrale statunitense ancora in bilico e un orientamento più restrittivo altrove, rimaniamo cauti sul rischio di duration”, afferma. E aggiunge: “Un quadro così ambiguo sui tassi potrebbe favorire la struttura a tasso variabile di molti asset cartolarizzati”.
Spread compressi e debito legato all’AI
Le pressioni inflazionistiche hanno provocato un incremento dei rendimenti delle obbligazioni sovrane, alimentato anche dalle nuove preoccupazioni fiscali, che hanno portato i rendimenti dei titoli a più lunga scadenza a toccare nuovi massimi.
L’esperto fa luce anche sugli spread creditizi, ossia i rendimenti aggiuntivi che le obbligazioni societarie pagano rispetto alle obbligazioni governative con scadenza analoga. Gli spread si sono ampliati all’inizio del conflitto, per poi tornare vicini ai livelli di inizio anno, già prossimi ai minimi degli ultimi vent’anni. Solo il credito di qualità più bassa, con rating CCC, ha mantenuto spread intorno ai livelli medi, dimostrando che il mercato continua a considerarlo effettivamente più rischioso.
Nonostante il livello ridotto degli spread creditizi, i rendimenti complessivi del comparto restano interessanti, poiché quelli dei titoli di Stato sono vicini ai massimi registrati negli ultimi vent’anni. Il mercato obbligazionario può quindi continuare ad attirare gli investitori in cerca di reddito.
La tendenza verso una contrazione degli spread trova origine nei solidi fondamentali e nella diminuzione della leva finanziaria societaria. Nel primo trimestre 2026, l’indice S&P 500® ha registrato una crescita degli utili su base annua del 28,6%, secondo i dati FactSet. Si tratta del ritmo più rapido dal quarto trimestre 2021, quando il dato era stato sostenuto dal rimbalzo successivo alla pandemia.
Il calo della leva finanziaria societaria potrebbe apparire in contrasto con le ingenti emissioni obbligazionarie legate agli investimenti nell’AI. Solo quest’anno, secondo le stime formulate da Morgan Stanley a maggio 2026, gli hyperscaler dovrebbero spendere circa 800 miliardi di dollari in CapEx.
Secondo le stime di Barclays, pubblicate anch’esse a maggio, nel 2026 i mercati potrebbero inoltre dover assorbire circa 240 miliardi di dollari di emissioni obbligazionarie legate all’AI. Ciò potrebbe determinare un moderato ampliamento degli spread per alcuni emittenti nella seconda metà dell’anno.
Strategie di portafoglio obbligazionario: correlazioni diverse
In questo scenario instabile, l’obbligazionario può contribuire a bilanciare rischi e opportunità attraverso strumenti caratterizzati da correlazioni differenti con il comparto azionario e da una diversa sensibilità ai tassi di interesse e alle prospettive di crescita.
Le obbligazioni high yield, sensibili alle condizioni societarie, presentano tipicamente una correlazione più vicina a quella delle azioni rispetto ai titoli di Stato, che tradizionalmente tendono invece a sovraperformare quando lo scenario macroeconomico si indebolisce.
Anche gli asset cartolarizzati, come gli ABS e i titoli garantiti da ipoteche commerciali, presentano una correlazione bassa o negativa con le azioni. Questo perché tendono a rispondere a cicli specifici, come quelli dell’offerta abitativa, dei viaggi, dei consumi al dettaglio e dei mercati degli affitti e gli indici cartolarizzati presentano spesso una qualità creditizia superiore rispetto a quelli corporate.
Per quanto riguarda l’esposizione alle variazioni dei tassi, gli investitori che intendono limitare la propria sensibilità a un eventuale rialzo possono ricorrere a prestiti a tasso variabile o a collateralised loan obligations, (CLO). Le obbligazioni societarie investment grade, invece, potrebbero beneficiare maggiormente di un potenziale taglio dei tassi.
Infine, le obbligazioni high yield e il debito dei mercati emergenti tendono a offrire maggiori opportunità in presenza di una crescita economica sostenuta, mentre i titoli di Stato e i titoli garantiti da ipoteche emessi da agenzie possono rivelarsi più resilienti in caso di indebolimento dello scenario macroeconomico.
In un contesto di spread creditizi compressi, gli asset cartolarizzati mantengono invece spread relativamente interessanti e, secondo Veroude, possono consentire agli investitori di “massimizzare il reddito per unità di rischio”.

