I rendimenti dei fondi pensione sono stati complessivamente favorevoli nel 2025, ha calcolato la Covip nella sua nuova relazione, anche se nei comparti più prudenti il rischio di non coprire l’erosione dell’inflazione o la rivalutazione del Tfr resta dietro l’angolo.
Lo scorso anno ad aver sfigurato nel confronto sono stati soprattutto i Pip garantiti e obbligazionari, che con un rendimento dell’1,5 e dello 0,4% non sono riusciti a battere la rivalutazione del Tfr pari all’1,9%. Assieme ai fondi aperti obbligazionari puri, i Pip obbligazionari sono stati anche gli unici comparti a non aver battuto l’inflazione dell’1,1%, peraltro inferiore all’obiettivo Bce del 2%.
La maggioranza degli asset dei fondi pensione, però, continua a essere investita in obbligazioni e non in azioni, ha ricordato nelle sue considerazioni il presidente della Covip Mario Pepe: 55,8% in bond e titoli di Stato contro il 32,9% dell’azionario (per quanto la quota sia in aumento di 2,4 punti dal 2024).
Rendimenti netti medi annui
della previdenza complementare
- I rendimenti sono al netto dei costi di gestione e dell’imposta sostitutiva per tutte le forme pensionistiche incluse nella tavola; anche per il TFR la rivalutazione è al netto dell’imposta sostitutiva.
- I rendimenti dei PIP sono stati nettizzati sulla base dell’aliquota fiscale tempo per tempo vigente, secondo la metodologia di calcolo standardizzata definita dalla COVIP (cfr. Glossario, voce “Rendimenti netti dei PIP”).
- I rendimenti dei comparti garantiti non incorporano il meccanismo della garanzia.
- Il tasso di inflazione corrisponde alla variazione annua dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) calcolata rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente.
- Per periodi pluriennali sono riportate le medie annue composte.
- L’esposizione azionaria delle linee di investimento è riferita alla fine di dicembre 2025.
Se il sistema previdenziale complementare fosse un organismo unico, un grande fondo, avrebbe la forma di un fondo bilanciato piuttosto prudente. Questa prudenza riflette le preferenze degli italiani più che un orizzonte temporale non sufficientemente lungo. Il presidente Pepe ha accolto con favore la riforma introdotta nell’ultima legge di Bilancio, nella quale l’iscrizione automatica all’assunzione alla previdenza complementare (salvo rinuncia) avviene non più nelle forme garantite bensì con una modalità life cycle. Tradotto: più giovane è l’iscritto, più azionario è in proporzione il suo portafoglio.
Lo stesso Pepe ha sottolineato come sia il comparto azionario quello che, sulla base dei dati storici, ha dato agli iscritti i maggiori risultati: “Su un intervallo decennale (dal 2016 al 2025), i rendimenti medi annui composti delle linee azionarie si collocano, per tutte le tipologie di forme pensionistiche, intorno al 5%. Nel periodo considerato, quasi tutte le linee azionarie confermano rendimenti superiori a quelli delle linee obbligazionarie, collocandosi ben al di sopra del tasso di rivalutazione del Tfr, pari nel decennio considerato al 2,5% medio annuo composto”. E poi la nota amara: “Pur essendo le più redditizie sull’orizzonte decennale, sono tuttavia proprio le linee azionarie a incontrare le preferenze di una quota ancora minoritaria di iscritti, pari al 13,9% del totale”, ha chiosato Pepe.
Il prossimo ottobre, inoltre, verrà introdotta (a meno di nuovi rinvii) la possibilità di trasferire il capitale cumulato da un fondo di categoria negoziale verso qualsiasi altro fondo pensione aperto o Pip, senza rinunciare ai contributi datoriali. Come sostenuto in un precedente articolo, l’opportunità si aprirebbe soprattutto per quei lavoratori desiderosi di accedere a gestioni più aggressive, fondi azionari con una maggior quota di rischio. Infatti, come emerso dai dati di Covip, i fondi negoziali sono più efficienti, meno costosi, ma anche meno performanti in media rispetto alle linee azionarie dei fondi aperti e dei Pip. La ragione è semplice: all’interno dei fondi negoziali azionari ci sono meno azioni. Per la precisione, nel fondo negoziale azionario medio solo il 63,6% è investito in azioni, contro l’81,3% dei fondi aperti e il 92,9% dei Pip. Di conseguenza, le chance che questi ultimi due concorrenti battano i fondi negoziali sul terreno dell’audacia e del rendimento puro salgono drasticamente: negli orizzonti fino agli ultimi 10 anni i fondi negoziali azionari non sono mai riusciti a battere Pip e fondi aperti al netto dei costi. Ad esempio, nel 2025 il fondo negoziale medio ha realizzato il 7,7% contro il 9,6% del pari comparto dei fondi aperti.
Il rendimento assoluto però non è tutto e, semplificando, la Covip ha sottolineato nella sua relazione che non è il talento della gestione a fare la differenza ma il maggior rischio inserito nella gestione: “A parità di quota azionaria i rendimenti dei comparti dei fondi negoziali si collocano su valori in media superiori a quelli dei comparti dei fondi aperti e dei PIP. Tali differenze possono essere imputate ai maggiori costi che caratterizzano queste ultime linee, costi che ovviamente incidono sui rendimenti netti”. La conseguenza pratica è che acquistando un Pip azionario con oltre il 90% di azioni si ottiene sì una maggiore probabilità di rendimento, ma a fronte di una volatilità molto maggiore gravata però dalla certezza di un costo più alto (nello specifico 2,62% a 10 anni per i comparti azionari dei PIP, contro lo 0,38% degli analoghi comparti negoziali).
La concorrenza introdotta dalla portabilità dei contributi datoriali potrebbe spingere i fondi negoziali ad aggiornare la propria offerta, colmando il gap attraverso comparti che partono più aggressivi con logiche di rischio decrescente man mano che ci si avvicina la pensione, ha dichiarato in un’intervista a We Wealth il presidente di Assofondipensione, Giovanni Maggi.
Sul fronte delle adesioni, la relazione fotografa una crescente consapevolezza nelle scelte dei più giovani. A fine 2025 gli iscritti alla previdenza complementare hanno raggiunto quasi 10,5 milioni, in crescita del 4,8% rispetto all’anno precedente, con un tasso di partecipazione pari al 39,9% delle forze di lavoro. “I giovani hanno compreso che il tempo è il principale alleato di qualsiasi percorso previdenziale”, è il commento del presidente Anasf Luigi Conte sui dati contenuti nella relazione annuale della Covip. La relazione mette infatti in evidenza un significativo e crescente coinvolgimento delle nuove generazioni: oltre la metà dei nuovi aderenti ha meno di 35 anni.

