Anche la modalità è stata interessante: anticipare la narrazione prima che la notizia trapeli seguendo gli schemi consueti dei media. OpenAI ha presentato in via confidenziale il Form S-1 per valutare la quotazione in Borsa e lo ha annunciato direttamente sul proprio sito: “Abbiamo recentemente presentato un modulo S-1 riservato. Prevediamo che trapelerà, quindi lo annunciamo ora. Non abbiamo ancora deciso le tempistiche; potrebbe volerci un po’ di tempo perché ci sono cose che vogliamo fare che probabilmente saranno più facili come società privata. Ma si tratta di una serie complessa di compromessi e questo ci dà la possibilità di quotarci in borsa prima, se alla fine si rivelerà la scelta migliore”.
Il messaggio segue di poco più di una settimana l’annuncio della rivale Anthropic, sviluppatrice di Claude, la cui richiesta alla Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti è apparsa meno esplorativa e più decisa: “Questo ci offre la possibilità di quotarci in Borsa dopo che la SEC avrà completato la propria revisione. La proposta offerta pubblica iniziale dipenderà dalle condizioni di mercato e da altri fattori”, anche se “il numero di azioni da offrire e il prezzo non sono ancora stati stabiliti”. Ormai dietro l’angolo è invece la quotazione di SpaceX, che ha acceso i motori dell’Ipo e si prepara a rompere il record per un’offerta iniziale.
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Proventi delle IPO, in miliardi di dollari
I proventi delle IPO sono arrotondati al miliardo di dollari più vicino.
È il segno di un ritorno della Borsa dopo il recupero delle Ipo registrato a livello globale nel 2025? Oppure si tratta solo di un pugno di casi eccellenti, destinati a fare storia a sé?
“Le prossime quotazioni di SpaceX, OpenAI e Anthropic sono già state ribattezzate le ‘IPO del secolo’. Più che una riapertura generalizzata della finestra IPO, potrebbero segnare una riapertura selettiva, riservata a società già gigantesche prima del debutto e percepite come infrastrutture strategiche nei settori dell’AI e della space economy”, ha dichiarato a We Wealth Annacarla Dellepiane, Head of Southern Europe di HANetf. “La submission confidenziale del Form S-1 da parte di OpenAI arriva in una fase di maggiore cautela verso il capex AI delle big tech. Tuttavia, il mercato potrebbe distinguere tra chi sostiene i costi dell’infrastruttura e chi può trasformarli in prodotti, ricavi ricorrenti e leadership tecnologica”.
Sulla linea della prudenza anche Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia: “Il deposito confidenziale del documento S-1 da parte di OpenAI, dopo quello di Anthropic e alla vigilia del debutto di SpaceX, segnala una possibile riapertura di una importante stagione delle IPO, ma non ancora un ritorno alla normalità”, ha affermato a We Wealth. “Parliamo infatti di società difficilmente replicabili per dimensioni, notorietà e capacità di attrarre capitali. Il vero banco di prova arriverà quando tenteranno la quotazione aziende meno iconiche, mentre per OpenAI e Anthropic restano ancora incerti tempi e modalità del debutto, che dipenderanno dalle prossime condizioni di mercato”.
Uno dei dubbi più forti, dopo le varie fasi altalenanti tra entusiasmo e rischio bolla, è che Wall Street non si accontenti più di vedere l’etichetta dell’intelligenza artificiale per investire con fiducia. La minore brillantezza delle Magnifiche Sette, se confrontata con i più recenti rally dei semiconduttori e delle schede di memoria, sembra confermare una visione più selettiva, specialmente sui ritorni degli investimenti in conto capitale messi in campo dalle società che erogano servizi, più che vendere hardware.
Anche OpenAI e Anthropic, ha precisato Dellepiane, “dovranno dimostrare, con metriche pubbliche e standardizzate, di poter monetizzare l’AI oltre l’hype”. Un onere meno complesso per le società di hardware come Tsmc e Sandisk, la cui offerta di prodotto è stata superata in larga parte dalla domanda collegata alla costruzione dei data center.
“La crescente cautela degli investitori verso il capex AI delle Big Tech rappresenta un fattore di rischio perché riporta l’attenzione sull’enorme costo dell’infrastruttura computazionale”, ha ricordato Diodovich. “Il mercato potrebbe però distinguere tra chi sostiene questi investimenti e chi riesce a trasformarli in prodotti, abbonamenti e contratti”.
Finora è proprio su questo punto che le società di hardware hanno vinto: “Il rally dei semiconduttori e delle memorie conferma che, per ora, Wall Street considera i fornitori dell’infrastruttura il modo più immediato e visibile per monetizzare il boom dell’intelligenza artificiale. La sfida per i principali sviluppatori di modelli di intelligenza artificiale generativa sarà convincere il mercato che possono costruire vantaggi competitivi duraturi, senza restare schiacciati dagli elevati costi di calcolo e dalla crescente concorrenza”, ha aggiunto Diodovich. “Per giustificare valutazioni da mega-cap, OpenAI e Anthropic dovranno dimostrare non soltanto una forte crescita, ma anche fidelizzazione dei clienti, potere di prezzo e una credibile traiettoria verso la redditività”.
SpaceX, una partita autonoma che può contagiare il sentiment
Il caso SpaceX è forse il più ambiguo, perché la società di Elon Musk non è una “AI company” in senso stretto, ma può essere letta dal mercato come una delle massime espressioni dell’infrastruttura tecnologica avanzata: lanci spaziali, Starlink, contratti governativi, telecomunicazioni satellitari, difesa, geopolitica e, più di recente, il legame con xAI. Per questo la sua quotazione potrebbe essere percepita non solo come il debutto di un campione della space economy, ma come un test sulla capacità del mercato pubblico di assorbire società private già valutate come mega-cap.
Secondo Dellepiane, SpaceX “gioca una partita in parte autonoma”. Le indiscrezioni su una possibile valutazione compresa “tra 1.500 e 1.750 miliardi di dollari, superiore alla storica IPO di Saudi Aramco”, mostrano che il mercato potrebbe prezzarla “non solo come azienda aerospaziale, ma come infrastruttura strategica americana per difesa, telecomunicazioni e geopolitica”. Pur non essendo una società AI pura, ha aggiunto la manager di HANetf, “anche grazie al legame con xAI potrebbe rafforzare il sentiment sull’intero ecosistema tecnologico avanzato”. Non solo: l’eventuale ingresso di colossi di questo tipo nei principali benchmark globali potrebbe generare flussi rilevanti da parte di ETF e fondi indicizzati, con un effetto di richiamo ma anche di possibile drenaggio di liquidità dal resto del mercato.
Più prudente la lettura di Diodovich, secondo cui SpaceX resta prima di tutto una storia industriale distinta. “Starlink, i servizi di lancio e i contratti governativi rappresentano già una storia solida e distinta”, ha osservato il Senior Market Strategist di IG Italia. Il legame con xAI può rafforzare la narrativa sull’ecosistema tecnologico di Elon Musk, ma “l’eventuale successo dell’IPO sarebbe soprattutto un voto su SpaceX, sulla space economy e sulla capacità esecutiva del gruppo, non una promozione automatica dell’intero settore AI”. Anche perché, ha concluso Diodovich, “allo stato attuale, xAI appare ancora l’anello più debole dell’insieme”.

