Bce verso il rialzo: l’Euribor (e mutui) hanno già anticipato la stretta

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La Bce si prepara a rialzare i tassi e l’Euribor ha già anticipato la stretta, facendo salire le rate dei mutui variabili. Per chi ha liquidità, invece, il confronto si sposta su Bot e conti deposito: i rendimenti dei titoli di Stato brevi potrebbero salire ancora, ma solo se Francoforte sorprenderà in senso più restrittivo

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A un anno dall’ultimo ribasso dei tassi, sembra essere arrivato il momento dell’inversione di rotta per la Banca centrale europea: un largo consenso, pari a 9 economisti su 10 fra quelli sondati da Reuters, ha affermato di aspettarsi un rialzo dei tassi in occasione della prossima riunione di giugno. Il tasso sui depositi salirebbe così dal 2 al 2,25%.

Chi segue l’andamento dell’Euribor, magari perché detiene un mutuo a tasso variabile, ha già sentito il contraccolpo nella rata di inizio giugno: il tasso Euribor a tre mesi, al 2,311%, incorpora già appieno questo rialzo e inizia a “vedere un pezzo” del rialzo che potrebbe materializzarsi con la riunione di settembre. Oltre il 60% degli economisti sondati si aspetta un altro rialzo della Bce entro la fine dell’anno. Un dato in linea con l’andamento dell’Euribor a sei mesi, che punta già oltre il 2,5%, prezzando quindi due rialzi complessivi da qui a inizio dicembre.

“La Bce non vuole commettere di nuovo l’errore di sottovalutare l’inflazione. In questa fase, il costo di mantenere fermi i tassi in termini di credibilità come combattente dell’inflazione è probabilmente più alto del rischio di alzarli”, commenta a Reuters Bas van Geffen, senior macro strategist di Rabobank. “Per ora penso che si tratti solo di uno o due rialzi. Ma naturalmente, se la situazione dovesse durare più a lungo, la Bce potrebbe dover andare oltre”.

Secondo gli economisti di Bnp Paribas, “la vera domanda non riguarda più la singola mossa, ma se il Consiglio direttivo si stia avviando verso un ciclo di inasprimento più ampio e duraturo”. In alcune dichiarazioni rilasciate lunedì, Schnabel ha definito lo shock sui prezzi dell’energia provocato dal conflitto in Medio Oriente “molto ampio e molto persistente”. In linea con la view della banca francese, ha sostenuto che, anche se la guerra finisse ora, la Bce non potrebbe ignorare lo shock. Il danno è già stato fatto, anche alle dinamiche dei prezzi, che secondo Schnabel sono già cambiate “in modo duraturo”.

Messaggi da falco che, però, non convincono a vedere una nuova rotta di inasprimenti in stile 2022-23. “Continuiamo a non prevedere un ciclo aggressivo di rialzi. Le condizioni finanziarie si stanno già irrigidendo in modo endogeno, e la stessa debolezza dell’attività economica dovrebbe limitare la necessità di una stretta. Il nostro scenario di base resta quello di due rialzi da 25 punti base — a giugno e settembre — seguiti da una prolungata pausa per il resto del nostro orizzonte previsionale, fino alla fine del 2027”.

Mutui variabili e Bot: chi paga subito e chi può incassare di più

Il vero rischio è che i prezzi salgano in un contesto di economia in indebolimento: l’incubo della stagflazione, contro il quale le banche centrali fanno fatica a reagire. “Abbiamo davanti uno scenario di stagnazione per i prossimi trimestri”, ha aggiunto van Geffen di Rabobank. “Allo stesso tempo, i prezzi dell’energia spingeranno al rialzo l’inflazione in tutta l’Eurozona. Lo scenario presenta effettivamente le caratteristiche di una dinamica stagflazionistica”.

Qualcosa del genere entrerà già nelle nuove proiezioni macroeconomiche della Bce. “Rispetto a marzo, ci aspettiamo che lo staff della Bce riveda al ribasso le proiezioni di crescita per il 2026-2027 e alzi sia le stime sull’inflazione headline sia quelle sull’inflazione core, riflettendo uno shock energetico più persistente e più forti effetti indiretti sui prezzi”, hanno previsto gli analisti di Goldman Sachs, per i quali i rialzi in tutto saranno due: giovedì prossimo e a settembre. “Ma la nostra previsione resta condizionata ai prezzi dell’energia e alla forza della trasmissione all’inflazione core: un nuovo shock o effetti di secondo impatto più intensi potrebbero indurre una stretta più significativa, mentre una più rapida inversione dei prezzi dell’energia o una crescita più debole potrebbero deporre a favore dell’assenza di ulteriori rialzi”.

Per chi ha un mutuo variabile, il passaggio è concreto: ogni rialzo da 25 punti base può tradursi, in modo molto indicativo, in circa 12-14 euro al mese in più ogni 100mila euro di debito residuo, a seconda della durata residua del finanziamento e del parametro di indicizzazione. Due rialzi da 25 punti base possono quindi valere circa 25-28 euro al mese ogni 100mila euro di mutuo. Su un debito residuo da 200mila euro, l’impatto può arrivare nell’ordine di 50 euro mensili; su 300mila euro può salire verso 75-85 euro. Non si tratta di un automatismo uguale per tutti, perché conta il momento di revisione della rata, l’Euribor di riferimento — a uno, tre o sei mesi — e lo spread applicato dalla banca. Ma il senso è chiaro: la rata del variabile non aspetta la decisione formale della Bce, perché l’Euribor si muove prima, incorporando le aspettative del mercato. E infatti i mutuatari hanno già visto un primo impatto nell’ultima rata di inizio giugno.

E per chi guarda con interesse ai Bot e ai Btp a breve scadenza? La risalita delle aspettative sui tassi riapre gli interrogativi su quanto potranno salire i rendimenti. Oggi l’Euribor a 12 mesi, intorno al 2,85%, appare molto più generoso del rendimento del titolo di Stato italiano a un anno, vicino al 2,38%. Il divario è significativo, ma non va letto come un’anomalia pura: l’Euribor misura il costo della raccolta bancaria sul mercato interbancario, mentre il rendimento di un titolo di Stato incorpora un diverso profilo di rischio, liquidità e domanda degli investitori.

La prospettiva che il titolo italiano possa coprire almeno parte di questo divario è però rafforzata dall’ipotesi che, a settembre, il tasso sui depositi Bce possa arrivare al 2,5%. Se questo scenario venisse confermato, il rendimento dei Bot di nuova emissione avrebbe un riferimento monetario più alto con cui confrontarsi. Non si tratterebbe di un automatismo, perché i titoli di Stato brevi si muovono anche in base alle attese sui tassi futuri, alla domanda degli investitori e alle condizioni di mercato. Ma un tasso Bce più alto renderebbe più difficile immaginare rendimenti dei Bot stabilmente compressi sui livelli attuali.

In ogni caso, i rendimenti dei titoli di Stato brevi non attendono meccanicamente la decisione della Bce, ma si muovono prima, quando gli investitori cominciano a scontare il nuovo scenario. Se Francoforte si limiterà ai due rialzi già ampiamente attesi, il Bot a un anno potrebbe salire ancora, ma in modo contenuto. Se invece la Bce dovesse segnalare una stretta più lunga, oppure se lo shock energetico dovesse alimentare l’inflazione core, allora anche le prossime aste di Bot potrebbero offrire rendimenti più elevati.

Conti deposito: quando battono davvero i titoli di Stato

Per chi ha liquidità da parcheggiare, questo significa che aspettare può avere senso solo se si ritiene probabile una sorpresa restrittiva della Bce. Al contrario, se lo scenario dei due rialzi è già nei prezzi, acquistare oggi un titolo di Stato a breve permette di bloccare un rendimento già risalito, con il vantaggio della tassazione agevolata al 12,5%. Un rendimento lordo del 2,38% su un titolo di Stato a un anno corrisponde infatti, al netto della tassazione e dell’imposta di bollo, a circa l’1,9% annuo.

Qui si innesta il confronto con i conti deposito. Le migliori offerte vincolate a dodici mesi restano competitive, ma non tutte battono il Bot. Un conto deposito al 3,25% lordo, dopo la tassazione al 26% e il bollo, può offrire un netto superiore a quello di un titolo di Stato a un anno. Anche le offerte al 3% restano interessanti. Sotto il 2,8-2,9% lordo, invece, il vantaggio fiscale dei titoli di Stato torna a pesare. La soglia cambia se la banca si fa carico dell’imposta di bollo: in quel caso anche un rendimento lordo più basso può risultare competitivo.

Possibili adeguamenti dei conti deposito sono quindi probabili, ma non automatici. Le banche potrebbero alzare selettivamente le offerte più aggressive se aumentasse la concorrenza sulla raccolta o se i rendimenti monetari restassero elevati. Ma non è detto che l’intero mercato si muova in parallelo alla Bce: gli istituti tendono spesso ad adeguare più rapidamente i tassi sui prestiti che quelli riconosciuti ai depositanti. Per il risparmiatore retail, la regola resta semplice: il conto deposito ha senso se paga un premio vero rispetto al Bot, quindi se offre almeno il 3% lordo, oppure se compensa con bollo gratuito, semplicità operativa o possibilità di svincolo anticipato.

La conclusione è che il rialzo della Bce produce effetti diversi a seconda del lato da cui lo si guarda. Per chi ha un mutuo variabile, l’aumento dei tassi è già un costo, perché l’Euribor ha anticipato la stretta. Per chi investe liquidità, invece, è una possibile opportunità, ma non priva di sfumature: i Bot potrebbero offrire rendimenti un po’ più alti nelle prossime emissioni, mentre i conti deposito dovranno adeguarsi per restare competitivi. Il punto decisivo sarà capire se giugno e settembre rappresenteranno due rialzi isolati, già in gran parte prezzati, oppure l’inizio di una nuova fase di tassi più alti più a lungo.

Domande frequenti su Bce verso il rialzo: l’Euribor (e mutui) hanno già anticipato la stretta

Quali sono i principali aspetti da considerare quando si investe in Bce verso il rialzo: l’Euribor (e mutui) hanno già anticipato la stretta?

Quando si investe in Bce verso il rialzo: l’Euribor (e mutui) hanno già anticipato la stretta, è fondamentale considerare diversi fattori chiave per una strategia efficace. Il primo elemento da valutare è il proprio orizzonte temporale, poiché investimenti a lungo termine permettono di affrontare meglio la volatilità e beneficiare dell interesse composto. La tolleranza al rischio personale è un altro aspetto cruciale, che determina l allocazione tra asset più aggressivi e quelli più conservativi.

Come posso iniziare a investire in Bce verso il rialzo: l’Euribor (e mutui) hanno già anticipato la stretta con un capitale limitato?

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Quali sono i rischi principali associati a Bce verso il rialzo: l’Euribor (e mutui) hanno già anticipato la stretta?

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La valutazione della performance degli investimenti in Bce verso il rialzo: l’Euribor (e mutui) hanno già anticipato la stretta richiede un approccio multi-dimensionale che consideri diversi parametri oltre al semplice rendimento assoluto. Il rendimento totale è la metrica primaria da considerare, includendo sia le plusvalenze che i dividendi o interessi generati.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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