l nuovo Btp Italia Sì sembra arrivare come una manna dal cielo per chi, vedendo i prezzi alla pompa di benzina o al supermercato, comincia a sentire nuovamente il peso dell’inflazione. Le obbligazioni indicizzate ai prezzi, come il Btp Italia, sono tra gli strumenti più diretti per cercare una copertura dall’inflazione, perché garantiscono un rendimento che si aggiunge all’aumento rilevato del costo della vita. Ma quanto renderà, come minimo, questo Btp Italia Sì? In attesa della pubblicazione del rendimento minimo garantito da parte del Tesoro, programmata per il prossimo 12 giugno, si possono formulare alcune ipotesi.
Ma prima va chiarito che il rendimento nominale, quello che viene concretamente incassato dal risparmiatore, non può essere previsto con certezza. Essendo ancorato all’inflazione, aumenterà o diminuirà in relazione all’andamento futuro dei prezzi.
Insomma, chi investe per avere la certezza del rendimento finale dovrebbe preferire un titolo di Stato a cedola fissa.
Acquistando un Btp Italia Sì, invece, si mette l’accento su un aspetto più specifico: la sicurezza di una protezione del potere d’acquisto, relativamente alla somma investita. Questa caratteristica è vantaggiosa se i prezzi salgono più di quanto oggi previsto dal mercato nei cinque anni successivi all’emissione del Btp Italia Sì. Ma se l’inflazione italiana dovesse scendere rapidamente dopo la fase acuta della crisi iraniana e mantenersi bassa, per esempio a causa di una recessione, il Btp Italia Sì si rivelerebbe un po’ meno conveniente.
Nel concreto, tutto questo si traduce in calcoli e ipotesi su:
- il livello dell’inflazione futura nei prossimi cinque anni;
- la cedola minima garantita del Btp Italia Sì;
- il confronto con un Btp di pari durata, per capire a che livello di inflazione il Btp Italia inizia a “battere” l’alternativa a cedola fissa.
Per sempre Sì? Il parere degli analisti
Per orientarci, abbiamo chiesto il parere di due società: Finint Private Bank e Consultique Scf.
Innanzitutto, per quale tipo d’investitore è adatto il Btp Italia Sì? Secondo l’analista di Consultique, Rocco Probo, ci sono due potenziali profili: chi ricerca “uno strumento che permette una protezione dall’inflazione domestica utilizzando lo strumento sia in ottica assicurativa contro il rischio di incremento dei prezzi al consumo”, e un altro investitore, più evoluto, che cercherà di sfruttare il titolo “in ottica tattica nel caso in cui ci si attendesse un livello di crescita dei prezzi superiore a quanto stimato dal mercato”.
Di sicuro, notano gli analisti di Finint, “l’emissione del BTP Italia Sì quindi, da un certo punto di vista, arriva con un buon tempismo, visto che può consentire agli investitori di proteggersi da scenari di crescita prolungata dell’indice dei prezzi che, come noto, sono tra i più dannosi in quanto erodono il potere d’acquisto dei risparmi”. Però attenzione: i prezzi dei Btp indicizzati sono già saliti in seguito a questa crisi. Infatti, nel momento in cui le previsioni sull’inflazione futura aumentano, i Btp Italia tendono a diventare più desiderabili e quindi il prezzo d’acquisto riequilibra il mercato. Anche per queste ragioni, afferma Finint, “in termini di rendimento minimo garantito del nuovo titolo quindi (senza cioè considerare l’inflazione), ci si deve attendere condizioni meno favorevoli rispetto alla situazione pre-crisi”.
Btp Italia Sì, quanto può rendere
Sul livello della cedola minima, l’unico elemento certo del rendimento del Btp Italia Sì, le previsioni di Consultique e Finint si dividono. “Sulla base dei dati del mercato dei derivati inflation swap, un’inflazione attesa per i cinque anni di vita del prodotto pari mediamente a circa 1,65% annuo”, afferma Probo, “si potrebbe ipotizzare una componente fissa pari all’1,5% su base annua, dato che un titolo italiano a tasso fisso con scadenza del giugno 2031 ha un rendimento a scadenza vicino al 3,1% annuo”.
Più avara la previsione di Finint. “Attualmente sul mercato sono presenti due Btp Italia di scadenza similare: il Btp Italia 1,60% giugno 2030, con rendimento dello 0,95%, e il Btp Italia 1,85% giugno 2032, con rendimento dell’1,35%. Il nuovo titolo si inserirà nel mezzo di questi due; la cedola minima, quindi, dovrebbe essere ricompresa tra i valori di 1,10% e 1,20%, in funzione di quanto il Tesoro italiano vorrà essere generoso con gli investitori”.
Nel dettaglio, “considerando il premio fedeltà a scadenza, il rendimento minimo per l’investitore sarà maggiorato di circa lo 0,11%. Se poi aggiungiamo circa il 2% di inflazione attesa, il rendimento complessivo per gli investitori potrebbe essere tra il 3,11% (nel caso di cedola all’1,10%) e il 3,21% (in caso di cedola all’1,20%)”. A fare la differenza, insomma, sarà la previsione del Tesoro sull’inflazione futura, tenendo conto che sulla base di quell’ipotesi il Btp Italia non potrà essere drasticamente più generoso di un normale Btp a cinque anni.
Al di là dei calcoli sulla convenienza rispetto al Btp “tradizionale”, in tempi di incertezza sull’inflazione il Btp Italia Sì si presenta come potenzialmente attraente: “Considerando le incertezze geo-politiche che purtroppo affliggono il mondo in questo periodo, il nuovo Btp Italia”, conclude Finint, “può rappresentare una buona opportunità per proteggere i propri risparmi dal caro-vita senza eccessivi rischi”.

