John Kerschner, Global Head of Securitized Products, e Ian Bettney, Portfolio Manager di Janus Henderson Investors, analizzano il mercato dei CLO e degli altri titoli di credito cartolarizzati nell’attuale contesto di incertezza e volatilità.
Gli esperti approfondiscono un’asset class che ha mostrato resilienza in questa fase grazie alla diversificazione, ma anche alla qualità del collaterale, alle strutture a tasso variabile, alla suddivisione in tranche e alla gestione attiva.
A sostenere l’interesse verso questa classe di attivo contribuiscono anche le recenti riforme del quadro europeo di Solvency II, che stanno riducendo in modo sostanziale i requisiti patrimoniali per determinati investimenti cartolarizzati. Segmenti come i CLO, i titoli garantiti da mutui commerciali e alcune componenti dei titoli garantiti da mutui residenziali risultano così più accessibili agli assicuratori europei. Secondo Janus Henderson Investors, questo cambiamento si sta traducendo in una crescente attenzione da parte del settore assicurativo, ampliando la base degli acquirenti istituzionali e rafforzando la profondità del mercato.
AI e cartolarizzazioni
Nel valutare rischi e opportunità legati all’intelligenza artificiale all’interno dei mercati cartolarizzati, gli esperti evidenziano due aspetti.
Il primo riguarda l’esposizione al comparto software, che secondo gli esperti appare gestibile e non sistemica. In Europa, circa il 10% dell’universo investibile dei CLO presenta una qualche forma di esposizione al software, mentre soltanto il 4% circa dell’universo complessivo ricade nei sottosettori che hanno destato maggiori preoccupazioni. La diversificazione e la gestione attiva dei portafogli di prestiti sottostanti consentono infatti ai gestori di monitorare le esposizioni e affrontare in modo selettivo i rischi di ribasso.
Il secondo aspetto riguarda le opportunità aperte dall’espansione dell’intelligenza artificiale nel credito cartolarizzato, attraverso infrastrutture come i data center. Tali asset sono sostenuti dalla domanda strutturale di capacità di calcolo e caratterizzati, secondo gli esperti, da contratti di locazione di lungo periodo e da una maggiore visibilità sui flussi di cassa.
Un riprezzamento ordinato, sostenuto da solidi fattori tecnici
I mercati del credito cartolarizzato hanno iniziato il 2026 sostenuti da condizioni tecniche solide. Nonostante l’allargamento degli spread osservato a febbraio, i movimenti sono rimasti contenuti e ordinati. Il successivo rallentamento delle emissioni ha poi favorito un riequilibrio tra domanda e offerta, consentendo agli spread di tornare in larga parte sui livelli precedenti.
Anche l’aggiustamento osservato dalla fine di gennaio è rimasto misurato e significativamente inferiore al picco di volatilità seguito al Liberation Day, l’annuncio dei dazi statunitensi dell’aprile 2025. Secondo gli esperti, il riprezzamento riflette soprattutto dinamiche tecniche di mercato e una rivalutazione del rischio, più che un deterioramento dei fondamentali degli attivi sottostanti.
Nel mercato statunitense dei mutui, un ulteriore elemento di sostegno è rappresentato dal programma relativo all’acquisto, da parte di Fannie Mae e Freddie Mac, di Agency MBS fino a 200 miliardi di dollari, con l’obiettivo di favorire condizioni di finanziamento più accessibili sul mercato immobiliare.
Attività sottostanti più resilienti
Lo stress legato ai tassi registrato nel 2022-2023 ha spinto gli originator a inasprire gli standard di sottoscrizione e a ridurre i prestiti più rischiosi. Secondo gli esperti, questa maggiore disciplina si riflette oggi nella qualità e nella performance delle attività sottostanti alle cartolarizzazioni, soprattutto nelle operazioni originate più di recente.
Per quanto riguarda i CLO, l’aumento della quota di prestiti con rating CCC negli ultimi due o tre anni indica che vi sono stati segnali di pressione, legati in particolare all’aumento dei costi dei finanziamenti a tasso variabile. Tuttavia, tale quota resta contenuta e le strutture a tranche continuano a offrire protezione soprattutto ai segmenti investment grade.
Tassi variabili e minore rischio di duration
A ciò si aggiunge un’altra caratteristica dell’universo cartolarizzato: la prevalenza di strumenti a tasso variabile, che può contribuire a ridurre il rischio di duration. In uno scenario segnato dall’incertezza sull’andamento futuro dei tassi e dalla persistenza del rischio inflazionistico, questa caratteristica può rafforzare il ruolo di diversificazione di tali asset all’interno dei portafogli.
Gli esperti ricordano inoltre che gran parte del credito cartolarizzato si colloca nei segmenti a più breve termine, con una duration degli spread – vale a dire la sensibilità dell’investimento ai movimenti degli spread – generalmente compresa tra tre e cinque anni. Insieme alla struttura a tasso variabile, questo elemento può contribuire a limitare l’esposizione alle perdite determinate dai movimenti dei tassi osservate in altre aree del mercato obbligazionario.
Per concludere: una volatilità più gestibile
Una delle principali differenze tra il credito cartolarizzato e il mercato dei prestiti a leva, che costituiscono gli attivi sottostanti dei CLO, riguarda la capacità di assorbire la volatilità. Un improvviso calo di prezzo su un singolo prestito può incidere in misura significativa sulla performance di chi vi è direttamente esposto. In un CLO diversificato, invece, l’impatto di eventi idiosincratici – ossia specifici e relativi a singoli emittenti o settori – può essere maggiormente attenuato dalla presenza di un ampio portafoglio di prestiti e dalla struttura a tranche dell’operazione.
Questo vale in particolare per le tranche con rating investment grade, che beneficiano di una maggiore protezione rispetto alle componenti subordinate della struttura e possono quindi risentire in misura più limitata dei ribassi registrati da singoli prestiti sottostanti.
Secondo Janus Henderson Investors, la recente volatilità di mercato ha confermato come il credito cartolarizzato possa mostrare una stabilità superiore a quanto talvolta percepito, come evidenziato dall’andamento relativamente resiliente degli spread dei CLO. Tale tenuta non dipende tuttavia soltanto dalla struttura degli strumenti: anche la gestione attiva riveste un ruolo centrale.
Attraverso la selezione delle operazioni e delle tranche, il monitoraggio costante dei prestiti sottostanti e un’attenta gestione delle esposizioni, i gestori possono infatti individuare tempestivamente i rischi emergenti, limitare la concentrazione verso i segmenti più vulnerabili e contribuire a preservare la protezione dai ribassi del portafoglio.

