Pensioni, Covip: bene il life cycle, ma che sia pepato

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Con l’iscrizione automatica ai fondi pensione in comparto a ciclo di vita si va nella direzione giusta, ma affinché sia efficace i gestori devono costruirlo con sufficiente esposizione azionaria.

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Al Salone del Risparmio 2026, la riforma della previdenza complementare piace davvero a tutti. Per gestori e istituzioni, la “spinta gentile” verso l’iscrizione automatica (con diritto di opt-out) rappresenta un passaggio necessario verso un sistema che potrà contare sempre meno sulla previdenza pubblica.

Resta però una domanda di fondo. “Bisogna capire se basterà. O se non si debba fare come in Olanda o nel Regno Unito, con l’iscrizione obbligatoria per legge”, ha provocatoriamente osservato il segretario del Censis, Giorgio De Rita.

Il ritardo della previdenza complementare è evidente: oggi è iscritta meno del 40% della forza lavoro. Un gap che la riforma contenuta nell’ultima Legge di Bilancio prova a colmare anche intervenendo su alcuni nodi storici. Tra questi, la gestione delle prestazioni: finora il sistema si è polarizzato tra rendita vitalizia e riscatto in capitale, con una netta preferenza per quest’ultimo. Nel 2024, infatti, oltre 5 miliardi sono stati erogati in capitale contro meno di 400 milioni in rendita.

Alla base di questa scelta, secondo Ugo Loeser, c’è soprattutto un fattore psicologico: “A spaventare è l’irreversibilità delle scelte”. La conversione in rendita vitalizia, ad esempio, impedisce di accedere al capitale accumulato. Una percezione che ha finito per pesare più delle preoccupazioni sulla sostenibilità del sistema pubblico.

Come ha ricordato De Rita, i contributi versati all’Inps sono, di fatto, “soldi già spesi”, mentre nella previdenza complementare si tratta di risorse effettivamente accumulate e investite, su cui l’aderente mantiene un diritto di proprietà.

Life cycle e adesione automatica: meno prudenza, più rendimento nel lungo periodo

Uno dei punti più condivisi della riforma è il combinato disposto tra iscrizione automatica e comparto di default in logica life cycle. Un approccio che supera il meccanismo del silenzio-assenso, che finora ha indirizzato molti aderenti, soprattutto taciti ma non solo, verso il comparto garantito, storicamente il meno remunerativo.

Una scelta che ha comportato una perdita di opportunità, soprattutto per i più giovani. “La linea garantita non è stata solo il rifugio dei taciti: l’hanno scelta anche aderenti attivi, persino giovani”, ha sottolineato Lucia Anselmi.

Il passaggio ai modelli life cycle mira proprio a correggere questo squilibrio. “L’obiettivo è favorire, soprattutto nelle fasi iniziali, una maggiore esposizione a strumenti più dinamici”, ha spiegato Anselmi. In altre parole, più componente azionaria per chi ha un orizzonte temporale lungo.

I dati, del resto, sono chiari: “Su orizzonti di lungo periodo, i comparti azionari hanno offerto rendimenti significativamente superiori rispetto a quelli più prudenti”. Da qui l’indicazione: evitare approcci eccessivamente cauti che rischiano di compromettere il risultato finale. Non si tratta solo di una scelta tecnica, ma di un cambio di paradigma: non basta aumentare le adesioni, bisogna anche migliorare la qualità dell’investimento.

Costi, trasparenza e fiducia: i veri driver del rendimento

Accanto al rischio, l’altro grande fattore che determina il rendimento è il costo. Un tema su cui la COVIP mantiene un monitoraggio sistematico, pubblicando gli indicatori sintetici nelle proprie relazioni.

“Dovrebbero essere la copertina”, ha osservato Loeser, sottolineando come, insieme al profilo di rischio, rappresentino la variabile decisiva per il risultato finale.

Anselmi ha ribadito il punto in modo netto: “I dati mostrano che si possono ottenere rendimenti simili anche con composizioni di portafoglio diverse, ma questo non significa che il risultato sia equivalente: spesso, a parità di performance, un comparto più oneroso ha dovuto assumere un livello di rischio maggiore”.

Ne deriva una conclusione chiara: il costo non è un elemento accessorio, ma una leva che incide direttamente sull’efficienza dell’investimento e sulla qualità del risultato per l’iscritto. Il tema si intreccia con quello, più ampio, della fiducia. “Dobbiamo fare uno sforzo davvero significativo sul fronte della comunicazione e della formazione”, ha concluso Loeser. “La fiducia è fondamentale: va costruita e guadagnata nel tempo. Dobbiamo spiegare con chiarezza cosa stiamo facendo e quali interessi stiamo tutelando. In questo senso, il tema delle regole e della trasparenza è centrale. E, all’interno di questo quadro, il nodo dei costi è assolutamente cruciale per tutta l’industria”.

Domande frequenti su Pensioni, Covip: bene il life cycle, ma che sia pepato

Qual è la principale novità della riforma della previdenza complementare discussa al Salone del Risparmio 2026?

La riforma introduce una 'spinta gentile' verso l'iscrizione automatica ai fondi pensione, permettendo ai lavoratori di uscire (opt-out) se lo desiderano. Questo passaggio è considerato necessario per un sistema che dipenderà sempre meno dalla previdenza pubblica.

Quali sono i benefici attesi dal modello 'life cycle' con adesione automatica?

Il modello 'life cycle' con adesione automatica mira a ridurre la prudenza degli investimenti nel lungo periodo, favorendo un maggiore rendimento. L'obiettivo è ottimizzare la crescita del capitale pensionistico nel tempo.

Oltre all'adesione automatica, quali altri fattori sono considerati cruciali per il rendimento delle pensioni complementari?

I costi, la trasparenza e la fiducia sono identificati come i veri driver del rendimento nel sistema di previdenza complementare. Una gestione efficiente e chiara è fondamentale per massimizzare i benefici per gli aderenti.

Quali alternative all'adesione automatica vengono suggerite, prendendo spunto da esperienze internazionali?

Viene sollevata la questione se l'adesione automatica sia sufficiente, suggerendo come possibile alternativa l'adozione di un'iscrizione obbligatoria per legge, simile a quanto avviene in Olanda o nel Regno Unito.

Qual è la prospettiva a lungo termine sulla previdenza pubblica in relazione alla riforma?

La riforma della previdenza complementare è vista come un passaggio necessario in un contesto in cui si prevede che la previdenza pubblica offrirà un supporto sempre minore in futuro. La previdenza complementare assume quindi un ruolo sempre più centrale.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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