Il 2025 è iniziato con un nuovo massimo storico per il Bitcoin, ma da fine febbraio il mondo è entrato in una nuova fase e il momento magico della criptovaluta per eccellenza sembra essersi appannato. Dall’inizio dell’anno al 30 aprile il Bitcoin è in calo del 13%, nonostante il recupero concentrato nell’ultimo mese (+13,6%), paragonabile a quello osservato sul Nasdaq 100. Attualmente il prezzo è di 76.450 dollari, contro un picco raggiunto a 126.273.
Se consideriamo Btc un’asset class a sé nel portafoglio, oggi sarebbe chiaramente la più negativa nel bilancio da inizio 2026. Nonostante saliscendi importanti, l’oro rimane in rialzo del 6,77% dall’inizio dell’anno: si tratta di un dirimpettaio rilevante per molti sostenitori dell’idea che oro e Bitcoin possano avere punti di contatto, anche se il loro comportamento sui mercati non sembra particolarmente correlato.
“Entrambi sono spesso visti come ‘riserve di valore’ che reagiscono a grandi forze economiche come l’inflazione, i tassi di interesse e la forza del dollaro statunitense. La differenza chiave è il loro comportamento: l’oro tende a essere stabile e difensivo, mentre il Bitcoin è più volatile ma potrebbe avere un potenziale di crescita maggiore”, afferma in una nota Dovile Silenskyte, Director, Digital Assets Research, WisdomTree.
Sottovalutazione relativa e ritorno della domanda istituzionale
In questa fase, sulla base di confronti storici fra oro e Bitcoin, quest’ultimo sarebbe sottovalutato di circa il 26% rispetto all’oro, dice Silenskyte citando un’analisi interna, “il che significa che riteniamo appaia relativamente economico nell’attuale contesto macroeconomico”.
Mani avanti: “non è una previsione che il prezzo di Bitcoin salirà immediatamente. Al contrario, evidenzia un divario nel valore relativo, che potrebbe chiudersi nel tempo a seconda delle condizioni economiche”.
Qualcosa di diverso, tuttavia, si è osservato nel corso dell’ultima settimana: “i crypto asset hanno sovraperformato significativamente asset tradizionali come azioni statunitensi e oro, con un movimento sostenuto soprattutto dal ritorno della domanda istituzionale”, rileva André Dragosch, Head of Research per l’Europa di Bitwise, una domanda “veicolata in particolare dagli ETP su Bitcoin e dall’attività di società che detengono Bitcoin in tesoreria”.
In altre parole, il capitale razionale o “smart money” sembra aver fiutato l’opportunità di un Bitcoin che ha solo in parte recuperato la rovinosa caduta a seguito dell’ultimo record. “Negli ultimi 30 giorni, infatti, gli investitori istituzionali hanno acquistato circa 92.900 BTC. Nello stesso periodo, la pressione di vendita on-chain si è progressivamente attenuata: le variazioni del realized cap, che rappresentano una misura dei flussi di capitale on-chain, si sono fermate a circa -14.900 BTC. In altri termini, nell’arco di un mese la domanda istituzionale ha accelerato, mentre i deflussi di capitale on-chain hanno rallentato, contribuendo a ridurre la pressione ribassista su Bitcoin”, precisa Dragosch.
Il ritorno del “risk free” e la concorrenza dei rendimenti
A fare da contraltare a questa lettura relativa è però il quadro macro. Il ritorno di rendimenti elevati sui titoli di Stato offre oggi un’alternativa concreta e a basso rischio che tende a sottrarre appeal sia all’oro sia al Bitcoin. Il rendimento del Treasury statunitense a 30 anni ha infatti toccato il 5% in apertura di giornata, un livello testato solo raramente negli ultimi due decenni e ai massimi da luglio 2025.
È un passaggio chiave: quando il tasso privo di rischio torna a essere competitivo, il capitale non è più costretto a cercare rendimento lungo la curva del rischio. “Finché i rendimenti resteranno attraenti e la politica monetaria della Fed rimarrà restrittiva, il capitale avrà una vera alternativa al rischio. Questo continua a esercitare pressione su asset come le criptovalute, a seconda della liquidità e del momentum”, ha osservato Diana Pires, chief business officer di sFOX.
Il meccanismo è già visibile nei prezzi. Bitcoin si muove sotto pressione in un contesto di rafforzamento del dollaro: l’indice DXY si mantiene sopra quota 99, mentre la criptovaluta ha mostrato nuove fasi di debolezza nel breve periodo. Un contesto che, per sua natura, tende a penalizzare anche l’oro, rafforzando l’idea che entrambe le asset class possano soffrire simultaneamente quando i rendimenti reali risalgono.
In portafoglio, al netto dei confronti utili per calibrare il timing delle operazioni, oro e Bitcoin svolgono funzioni differenti. Il punto importante è che Bitcoin non sta sostituendo l’oro, poiché svolgono ruoli diversi. “Ma quando il divario tra loro diventa ampio, come ora, può creare opportunità per decisioni di investimento più informate”, conclude Silenskyte. “L’opportunità sta nel posizionamento: ad esempio, aumentare l’esposizione a Bitcoin quando può sembrare economico rispetto all’oro, o considerare i due asset come parti complementari di un portafoglio piuttosto che come concorrenti”.

