Negli ultimi anni l’ESG è passato da tendenza di mercato a criterio sempre più integrato nei processi di investimento. In questo percorso si inserisce anche Arca Fondi SGR, firmataria dei principi UNPRI dal 2019 e impegnata nello sviluppo di strumenti e analisi dedicate. Ne abbiamo parlato con Sara Venturi, Equity Portfolio Manager di Arca Fondi SGR.
La revisione della SFDR riporta al centro il tema della semplificazione delle regole sulla finanza sostenibile. L’ESG sta entrando in una fase più matura e meno “di racconto”?
Sì, la finanza sostenibile sta entrando in una fase più matura e il focus si sta spostando sempre più verso la sostanza dei processi di investimento. L’ESG è progressivamente diventata una dimensione rilevante, contribuendo alla valutazione delle prospettive di lungo periodo delle aziende accanto alle metriche finanziarie tradizionali. La revisione della SFDR può essere letta proprio in questa chiave. Una maggiore chiarezza e semplificazione della normativa può aiutare a ridurre la frammentazione delle interpretazioni e a rafforzare la credibilità del mercato, evitando fenomeni di greenwashing. Gli investitori guardano sempre più alla qualità dei dati, alla coerenza delle strategie e all’impatto concreto dei fattori ESG sulle scelte di investimento.
Uno dei nodi della SFDR 2.0 è il rischio che criteri troppo rigidi penalizzino la finanza di transizione. Come conciliare rigore e pragmatismo?
La revisione della SFDR, ancora in negoziazione a livello europeo per l’entrata in vigore nel 2028, cerca di affrontare alcune delle criticità emerse negli ultimi anni, a esempio, l’uso delle categorie Art. 8 e 9 come etichette di mercato più che come strumenti di disclosure. Tra le proposte vi è l’introduzione di tre categorie di fondi sostenibili: Transizione (Art.7), ESG Basics (Art.8) e Sostenibili (Art.9) con l’obiettivo di semplificarne la rendicontazione. La sfida è trovare un equilibrio tra rigore metodologico e realismo economico che combini criteri chiari di selezione a un’analisi delle traiettorie di decarbonizzazione delle imprese. La stessa categoria “Transition” nasce per canalizzare capitali verso aziende che non sono ancora allineate agli obiettivi di sostenibilità, ma che hanno piani di transizione credibili, target scientifici e investimenti misurabili nella riduzione delle emissioni. In altre parole, la credibilità non dipende solo da cosa si esclude, ma anche dalla capacità di finanziare nel tempo la trasformazione dell’economia reale.
Un altro tema è il divario tra la componente ambientale e quella sociale: la “E” continua a essere più sviluppata del fattore “S”. Che spazio vede Arca per gli investimenti a impatto sociale?
La componente ambientale è stata la prima a svilupparsi in modo strutturato, anche grazie alla disponibilità di metriche quantitative consolidate e a un quadro regolamentare più definito. La dimensione sociale, invece, è più complessa da misurare, ma sta acquisendo crescente importanza: l’invecchiamento della popolazione, l’accesso ai servizi essenziali e l’istruzione sono ormai temi centrali. Anche la qualità del lavoro, la riduzione delle disuguaglianze, la promozione delle pari opportunità, il benessere e la tutela della salute dei lavoratori sono aspetti che influenzano la società e il successo delle aziende. Arca, da sempre in prima linea in ambito ESG, nel 2023 ha lanciatoArca Social Leaders 30, un fondo bilanciato globale con attenzione alla dimensione sociale. La strategia investe principalmente in strumenti obbligazionari e azionari selezionando società impegnate su condizioni di lavoro eque, pari opportunità, formazione e sicurezza. La volontà è di indirizzare capitali verso un ambito in cui pensiamo si possa coniugare rendimento finanziario e contributo a bisogni strutturali della società.
(Articolo tratto dal magazine n. 89 di aprile 2026 di We Wealth)
