La tregua temporanea tra Stati Uniti e Iran ha dato ai mercati un breve momento di sollievo. Tuttavia, la situazione resta estremamente fragile. «Al momento è quasi impossibile formulare previsioni significative su se, come e quando la crisi finirà», afferma Vincenzo Vedda, chief investment officer di DWS. L’incertezza dei mercati è evidente anche nei numeri. L’indice di volatilità VIX, che riflette le oscillazioni attese dell’S&P 500, era infatti raddoppiato (fino a 30) da dicembre 2025, prima di ridiscendere a 21 dopo l’annuncio del cessate il fuoco. A dispetto di questo recupero di breve termine, gli investitori hanno riscontrato perdite in quasi tutte le classi di attivo: azioni, obbligazioni e persino oro. I danni causati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz continueranno probabilmente a farsi sentire anche in caso di allentamento del conflitto, con le catene di approvvigionamento interrotte che si tradurranno in utili societari più deboli.
Il posizionamento degli investitori
Come dovrebbero posizionarsi gli investitori in un contesto tanto incerto? «Oltre alla necessità, ormai consolidata, di un’ampia diversificazione», afferma Vincenzo Vedda, «vediamo opportunità, una volta concluso il conflitto, in alcune azioni selezionate dei settori dell’energia alternativa e nucleare, delle costruzioni e dell’ingegneria, nonché nella nuova generazione di società della difesa», in particolare in Asia e in Europa.
Vedda è più costruttivo sui titoli di Stato. Sebbene i rendimenti siano aumentati per ragioni fondate, date le maggiori aspettative d’inflazione, il rialzo appare eccessivo. Questo vale soprattutto per i Treasury statunitensi a breve scadenza, e in misura minore per i Treasury decennali USA e i Bund tedeschi. “A condizione che le aspettative d’inflazione non aumentino ulteriormente in modo significativo, vediamo margini per un leggero calo dei rendimenti e, quindi, per guadagni in conto capitale”, conclude Vedda.
Azionario
Le catene di approvvigionamento non possono essere ripristinate con un semplice gesto.
Uno dei pochi vincitori di questa crisi è il settore energetico, che è stato l’unico comparto in territorio positivo a marzo. Al contrario, il settore IT — soprattutto le aziende focalizzate sull’intelligenza artificiale (IA) — ha sofferto di recente. Le ragioni sono diverse: timori per le perturbazioni causate dall’IA e il doloroso rialzo dei rendimenti obbligazionari che incide sulle valutazioni del settore. Inoltre, le interruzioni delle catene di approvvigionamento potrebbero continuare a mettere sotto pressione l’IT.
I profitti nell’S&P 500 potrebbero aumentare di circa il dieci per cento. L’europeo Stoxx 600 del sei per cento. La carenza di chip di memoria dovrebbe sostenere gli utili delle società di semiconduttori, le aziende energetiche dovrebbero beneficiare dei prezzi più alti delle materie prime e le società di trasporto dei maggiori noli. La regione del Golfo non è più solo un esportatore di petrolio: oltre al GNL, ai fertilizzanti e a vari precursori petrolchimici, anche la fornitura di elio è cruciale, essenziale per la produzione di semiconduttori. Il Golfo rappresenta infatti il 30% del commercio globale. Anche il settore dei viaggi potrebbe risentirne: il prezzo del carburante per aerei è più che raddoppiato dall’inizio dell’anno e alcune compagnie aeree hanno già iniziato a ridurre il numero dei voli.
Per aree geografiche
USA. Dall’inizio dell’anno, l’S&P 500 è sceso solo marginalmente dopo il cessate il fuoco. Se l’indice dovesse avvicinarsi alla soglia dei 6.300 punti senza un ulteriore peggioramento sostanziale dei fondamentali economici e politici, vediamo un potenziale rialzista maggiore di quello ribassista.
Germania. A inizio anno, l’indice di riferimento tedesco Dax aveva già raggiunto circa 25.300 punti prima di scendere a causa della crisi iraniana. Le perdite restano contenute, attorno al tre per cento. Se il cessate il fuoco in Medio Oriente reggerà, le società del Dax 40 potrebbero avere un significativo potenziale di rialzo, anche se gli utili probabilmente resteranno inferiori ai livelli attesi all’inizio dell’anno.
Europa. L’incertezza resta elevata, ma l’Europa continua a svolgere un ruolo importante in un portafoglio azionario ampiamente diversificato ed equilibrato.

