I termini rischio e protezione hanno una dimensione sempre più concreta per gli italiani. Eventi climatici estremi, pressione sul sistema sanitario pubblico e crescente incertezza economica fanno aumentare l’interesse per il tema della copertura dei rischi, che non sono termini astratti confinati solo nei manuali degli assicuratori, ma diventano priorità concrete. Le assicurazioni, oltre a essere declinate come investimento finanziario, in questo periodo stano attirando un crescente interesse per la loro funzione originaria: mettere in sicurezza ciò che conta davvero come la salute, la persona o la casa. In Italia, secondo gli ultimi dati ANIA, l’associazione nazionale fra le imprese assicuratrici, accanto alla crescita a doppia cifra dei prodotti vita (quasi il 20% l’aumento messo a segno nel 2024 rispetto all’anno precedente) accelerano anche i prodotti del ramo danni legati alla protezione di beni e persone. In particolare alla fine del 2024, i premi nei rami danni sono aumentati del 7,5% rispetto al 2023 e sono risultati pari a circa 41 miliardi con un tasso di sviluppo maggiore per la copertura danni non auto. Crescono i bisogni assicurativi e anche la consapevolezza della necessità di gestire in maniera più strutturata questi temi. Insomma migliora la conoscenza dei rischi, ma gli italiani sono ancora sotto assicurati, con un’incidenza dei premi assicurativi sul PIL più bassa rispetto a paesi europei come Olanda, Germania o UK. E una bassa protezione di beni e persone può rendere molte famiglie vulnerabili a spese inaspettate. Migliorare la protezione diventa così una forma concreta di gestione responsabile del rischio e la sicurezza diventa sempre più un investimento consapevole. Con queste premesse le protezioni assicurative non vengono più considerate come costi accessori ma una scelta strategica di pianificazione finanziaria.
La penetrazione assicurativa a livello globale
Per quanto riguarda la situazione a livello globale, la penetrazione assicurativa totale, definita come premi lordi sottoscritti per le attività assicurative dirette vita e danni in percentuale del PIL, è aumentata nel 2024. È stata del 6,2% in media tra i paesi OCSE nel 2024, rispetto al 6% del 2023 ed è rimasta inferiore rispetto a dieci anni fa di 0,4 punti percentuali. Inoltre, l’aumento del tasso di penetrazione nel 2024 ha quasi compensato la diminuzione dei tassi di penetrazione assicurativa 2021-2023.
Protezione casa: rischi climatici e gap assicurativi
Concentrando l’analisi sul nostro Paese, per quanto riguarda la diffusione delle coperture contro i rischi climatici e i terremoti tra le famiglie italiane che sono proprietarie dell’abitazione principale, il 9,3% risulta assicurato contro i danni derivanti da eventi climatici e il 6,8% contro gli eventi sismici mentre il 5,8% delle famiglie possiede entrambe le coperture, il che fa pensare a una probabile prevalenza di prodotti di natura multirischio, in base ai dati che emergono dall’Indagine triennale sui Bilanci delle Famiglie italiane della Banca d’Italia. Questa copertura non appare adeguata a fronte di un patrimonio immobiliare che rappresenta oltre il 60% della ricchezza totale delle famiglie e all’intensificarsi della frequenza di eventi meteo estremi che, nel 2025, hanno causato danni superiori agli 11 miliardi che si stima potrebbero più che raddoppiare nei prossimi 3-4 anni.
Inoltre il recente obbligo per le imprese di assicurarsi contro le catastrofi è un segnale anche per i privati sulla difficoltà a intervenire a fondo perduto da parte dello Stato.
Copertura salute, costo dell’attesa e protezione patrimonio
Il sistema sanitario nazionale italiano, invidiato da molti, è oggi sotto pressione per diverse ragioni, a partire dalle lunghe liste di attesa per ottenere le prestazioni sanitarie. In particolare la spesa sanitaria pagata direttamente dalle famiglie italiane ha raggiunto livelli significativi, oltre 40 miliardi di euro nel 2023, con un incremento del 29% rispetto al 2012 in base all’ultimo report dell’Area Studi di Mediobanca, evidenziando come molti italiani siano disposti a pagare di tasca propria per saltare lunghe liste di attese. Ma c’ è da considerare anche il fenomeno di chi rinuncia alle cure perché non è in grado di affrontarle per motivi economici o organizzativi. In questo contesto non vanno trascurati, poi, gli aspetti legati al rischio longevità e perdita di autosufficienza causata da malattia o infortunio. Il costo medio di assistenza a lungo termine può superare facilmente i 3 mila euro al mese, cifra che può mettere alla prova patrimoni di media entità. Cresce il risparmio cosiddetto precauzionale, tanto che la paura di imprevisti e di problemi di salute spinge molti italiani a risparmiare (36%). Le polizze LTC (long term care) sono ancora un prodotto di nicchia rispetto alle polizze vita tradizionali e si stima che soltanto circa il 6% degli italiani abbia una polizza LTC privata. Anche la diffusione di forme pensionistiche complementari resta minoritaria (24,5%) e soltanto il 17,9% degli intervistati è protetto da un’assicurazione che copre, anche solo parzialmente, le spese mediche. E c’è chi si aspetta un interesse crescente nei confronti di polizze LTC e TCM (polizze caso morte) grazie agli aspetti fiscali come la detraibilità dei premi delle polizze e l’esenzione da tasse di successione, pegni e sequestri delle liquidazioni ai beneficiari.
Per concludere
In questo scenario, la protezione torna a essere una componente strutturale della pianificazione finanziaria e patrimoniale, non un accessorio da rimandare: casa, salute e persona entrano sempre più spesso nelle riflessioni di famiglie e risparmiatori come ambiti da presidiare con maggiore attenzione, alla luce di rischi che si manifestano con frequenza crescente. Gestire il rischio significa così preservare il patrimonio nel tempo, difendere la capacità di scelta delle famiglie e costruire continuità, perché la sicurezza, oggi, non è soltanto una risposta all’emergenza ma una decisione strategica.

