Dollaro, appeal ai minimi: serve cambiare strategia?

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Una banconota da un dollaro accartocciata è adagiata su un prato verde e rigoglioso, parzialmente in verticale, con segni e numeri visibili.

Mentre l’euro guadagna terreno e i capitali si diversificano verso altri mercati, per gli investitori si apre il tema di una revisione strategica dell’esposizione valutaria.

Indice

Nel corso dell’ultimo mese i gestori globali sono rimasti fortemente ottimisti sull’economia globale e orientati all’azionario, ma tutto questo non ha riguardato la moneta e gli asset della principale economia mondiale. Nel sondaggio globale condotto da BofA gli Stati Uniti sono stati la geografia più alleggerita in portafoglio nelle modifiche dell’ultimo mese e risultano, rispetto alla media storica degli ultimi anni, il quarto comparto più sottopesato (oltre il 20% netto dei gestori ha ora una view relativamente negativa sugli Usa). Allo stesso tempo, il dollaro ha continuato a perdere attrattiva, con attese ai livelli più deboli da almeno 14 anni (mentre l’euro è in sovrappeso netto per il 23%, un nuovo record). Tutto questo avviene mentre l’S&P 500 continua a sottoperformare l’azionario europeo, con un ritardo di oltre quattro punti da inizio anno. La sottoperformance del mercato americano è qualcosa a cui non si era più abituati e, secondo i dati raccolti da Goldman Sachs, le azioni statunitensi stanno vivendo il peggior inizio d’anno rispetto al mercato globale dal 1995.

Il divario cresce ulteriormente se si estende l’osservazione agli ultimi 12 mesi, corretta per il cambio con l’euro. “Il mercato statunitense tratta a multipli superiori a 20 volte gli utili — anche escludendo le Magnificent 7. Si tratta di un livello insolitamente elevato”, hanno affermato gli analisti di Goldman.

Grafico a barre che mostra la variazione mensile del posizionamento degli investitori per il febbraio 2026: aumento dell'allocazione a Energia, Materiali, Staples, Eurozona, EM, Cash, EUR, Industrie, Regno Unito, Utilities; diminuzione per REIT, Discrezionali, Giappone, USD, Tech e Azioni USA.

Politica, Fed e tassi reali al centro del cambio di sentiment sul dollaro

“Alla base del cambio di sentiment ci sono tre fattori principali: le incertezze sulle mosse della Fed nei prossimi mesi, la crescente attenzione alla sostenibilità del debito pubblico Usa e, infine, un contesto geopolitico instabile che aumenta il premio al rischio sugli asset statunitensi”, afferma a We Wealth Annacarla Dellepiane, Head of Southern Europe di HANetf. A questi fattori si aggiunge la consapevolezza che sia la politica americana la principale fonte di tutte queste incognite.

“La natura imprevedibile delle azioni di Donald Trump sembra essere il fattore chiave alla base del deprezzamento della valuta. L’impatto delle minacce tariffarie sui mercati si è affievolito, ma un approccio di questo tipo non contribuisce a costruire un’immagine positiva degli Stati Uniti agli occhi degli investitori”, dice a We Wealth Michał Jóźwiak, analista di Ebury. “Il Presidente, inoltre, sembra accettare ampiamente un indebolimento della valuta domestica, come dimostrano alcune sue dichiarazioni pubbliche”.

Dal punto di vista di Crédit Mutuel Asset Management, l’indicatore più affidabile per interpretare l’andamento del cambio resta lo spread tra i tassi di interesse reali a breve termine. Negli ultimi cinque anni, la dinamica del differenziale tra i tassi reali a 2 anni tra Stati Uniti ed Eurozona ha mostrato una correlazione chiara e significativa con i movimenti valutari. Nel 2025, i tassi reali a 2 anni negli Stati Uniti sono scesi dall’1,68% all’1,15%, mentre quelli dell’Eurozona sono aumentati dallo 0,28% allo 0,60%. La conseguente compressione dello spread, da 140 a 55 punti base, si è tradotta in un apprezzamento dell’euro da 1,10 a 1,15 rispetto al dollaro.

Nel 2026, secondo François Rimeu, Senior strategist di Crédit Mutuel Asset Management, i tassi reali a breve termine negli Stati Uniti dovrebbero continuare a diminuire, mentre quelli nell’Eurozona dovrebbero rimanere stabili. Ciò dovrebbe portare a un ulteriore deprezzamento del dollaro rispetto all’euro, seppur meno marcato rispetto ai dodici mesi precedenti.

Capitali verso altri mercati: oro e diversificazione tornano centrali

L’attesa di un dollaro più debole incoraggia gli investitori americani a guardarsi intorno, diversificando fuori dai confini nazionali; allo stesso tempo riduce l’appetito nella direzione opposta, in particolare per chi è basato nell’area euro, oggi la prima scommessa dei gestori globali rispetto alle allocazioni storiche.

Gli ultimi dati del Dipartimento del Tesoro Usa non hanno ancora rilevato, comunque, un deflusso dall’azionario Usa da parte degli investitori globali, con una quota che si è stabilizzata dopo una crescita costante alimentata da puntuali sovraperformance del mercato statunitense.

Sul dollaro, che da inizio anno ha perso un altro mezzo punto sull’euro, Ebury si aspetta “un ulteriore deprezzamento, pur rilevando che l’entità delle vendite finora è già significativa e che il posizionamento degli investitori è eccezionalmente ribassista”.

I flussi di capitale si stanno quindi dirigendo verso altre economie, i cui mercati appaiono oggi su valutazioni più contenute e con migliori prospettive di tenuta del cambio. In questa stessa logica, le allocazioni sull’oro sono aumentate a dismisura nell’ultimo anno, pur incorporando al loro interno una certa spinta speculativa. “L’oro torna al centro dell’attenzione come strumento di copertura contro rischio macro e svalutazione valutaria”, afferma Dellepiane.

“Riteniamo che il trend verso la diversificazione, così come il persistente doppio deficit degli Stati Uniti, rappresentino un fattore di pressione per il dollaro nel lungo periodo”, ha affermato UBS WM in una nota dell’11 febbraio. “Questi elementi, uniti al crescente intervento pubblico volto a gestire la volatilità dei rendimenti obbligazionari, sottolineano l’importanza per gli investitori di ridurre il rischio che le oscillazioni valutarie compromettano i propri obiettivi finanziari”.

Domande frequenti su Dollaro, appeal ai minimi: serve cambiare strategia?

Qual è il sentiment dei gestori globali riguardo all'economia globale e all'azionario nell'ultimo mese?

Nell'ultimo mese, i gestori globali si sono dimostrati fortemente ottimisti sull'economia globale e hanno mostrato una preferenza per gli investimenti azionari. Questo ottimismo, tuttavia, non si è esteso alla moneta e agli asset degli Stati Uniti.

Qual è la posizione degli Stati Uniti nei portafogli dei gestori globali rispetto alla media storica?

Gli Stati Uniti sono stati la geografia più alleggerita in portafoglio dai gestori globali nell'ultimo mese. Attualmente, risultano il quarto comparto più sottopesato rispetto alla media storica degli ultimi anni, con oltre il 20% netto dei gestori che li hanno ridotti.

Quali fattori stanno influenzando il cambio di sentiment sul dollaro?

Il cambio di sentiment sul dollaro è principalmente influenzato dalla politica, dalle decisioni della Federal Reserve (Fed) e dai tassi reali. Questi elementi sono al centro delle discussioni che portano a un minore appeal della moneta statunitense.

Dove si stanno dirigendo i capitali in alternativa agli asset statunitensi?

I capitali si stanno orientando verso altri mercati, con l'oro e la diversificazione che stanno tornando ad essere centrali nelle strategie di investimento. Questo indica una ricerca di alternative più attraenti rispetto agli asset della principale economia mondiale.

Qual è la tendenza generale degli investimenti dei gestori globali nell'ultimo mese?

La tendenza generale degli investimenti dei gestori globali nell'ultimo mese è stata un forte ottimismo verso l'economia globale e un orientamento verso l'azionario. Tuttavia, questa tendenza non ha coinvolto la moneta e gli asset degli Stati Uniti, che sono stati ridotti nei portafogli.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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