La figura di Mario Draghi rappresenta un unicum nel panorama istituzionale italiano, non solo per il peso politico esercitato in Europa, ma anche per un profilo finanziario che riflette decenni di incarichi ai vertici della finanza globale. Analizzando la documentazione resa pubblica durante la sua esperienza di governo, emerge il quadro di un “civil servant” con una solidità patrimoniale costruita su retribuzioni di mercato e una gestione conservativa degli asset.
L’analisi dell’imponibile complessivo dichiarato al fisco
Secondo quanto riportato dalle testate che hanno analizzato le dichiarazioni dei redditi depositate in Parlamento, come La Notizia, l’imponibile fiscale dell’ex Presidente del Consiglio si è attestato negli anni recenti su cifre superiori al mezzo milione di euro. Nello specifico, la dichiarazione del 2020, riferita all’anno d’imposta 2019, riportava un reddito complessivo di 581.665 euro. Una cifra che ha subito una leggera flessione nell’anno successivo, scendendo a circa 527.000 euro. Questi importi derivano principalmente dai trattamenti pensionistici e dalle rendite maturate dopo la conclusione del suo mandato a Francoforte.
Il confronto con i redditi degli anni precedenti
Per comprendere la traiettoria finanziaria di Draghi è necessario guardare al passato. I redditi attuali, seppur elevati per gli standard della politica italiana, sono inferiori rispetto ai compensi percepiti durante la sua carriera attiva. Le analisi di TrueNumbers evidenziano come il passaggio dai ruoli operativi bancari alla pensione e poi alla politica abbia comportato una naturale contrazione delle entrate dirette, pur mantenendo l’ex governatore in una fascia di reddito d’élite.
Le proprietà immobiliari e la gestione tramite società semplice
Una parte rilevante del patrimonio di Mario Draghi è allocata nel “mattone”. Dalle visure e dalle dichiarazioni di trasparenza emerge un portafoglio immobiliare diversificato, gestito in parte direttamente e in parte attraverso veicoli societari familiari.
Le residenze storiche tra Umbria, Lazio e Veneto
Come dettagliato da Il Tempo, Draghi possiede, spesso in comproprietà con la moglie Maria Serenella Cappello, diverse unità immobiliari. A Roma, nel quartiere Parioli, si trova l’abitazione principale con annessi garage. Tuttavia, il patrimonio si estende ben oltre la Capitale: figurano proprietà a Lavinio, sul litorale laziale, e importanti possedimenti in Veneto. A Stra, nella Riviera del Brenta, l’ex premier detiene quote di una villa storica di tredici stanze circondata da un ampio terreno, a testimonianza del legame con la terra d’origine della consorte.
La villa di Città della Pieve e l’appartamento a Londra
Il gioiello del patrimonio immobiliare è senza dubbio il casale a Città della Pieve, in Umbria. Questa proprietà, che conta 24 vani e annessi magazzini, è intestata alla società semplice “Serena”, di cui Draghi detiene una partecipazione. È qui che lo statista si ritira nei momenti privati. A completare il quadro internazionale, come riportato dal Fatto Quotidiano, vi è anche un appartamento a Londra, situato nella prestigiosa zona di Knightsbridge, eredità del periodo trascorso nella City lavorando per Goldman Sachs.
Lo storico degli stipendi maturati nelle istituzioni
La ricchezza accumulata da Draghi è frutto di stipendi trasparenti ma estremamente consistenti, legati alle enormi responsabilità ricoperte. Truenumbers ha calcolato che, sommando gli emolumenti di Banca d’Italia e Bce, Draghi abbia incassato in carriera circa 7,6 milioni di euro lordi.
I guadagni record durante il mandato in Banca d’Italia
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il picco retributivo non è stato raggiunto a Francoforte, ma a Roma. Durante il suo mandato come Governatore della Banca d’Italia (2006-2011), Draghi ha percepito circa 758.000 euro lordi all’anno. Una cifra che, come ricorda TrueNumbers, fu ridimensionata solo al termine del suo mandato per i successori, rendendo quegli anni particolarmente fruttuosi dal punto di vista economico.
Il trattamento economico alla guida della Bce
Il passaggio alla presidenza della Banca Centrale Europea ha comportato, paradossalmente, una riduzione dello stipendio base. A Francoforte, i compensi annuali sono partiti da circa 374.000 euro per arrivare a superare i 400.000 euro verso la fine del mandato ottennale. In totale, l’esperienza europea ha fruttato oltre 3,1 milioni di euro lordi, una somma in linea con i pacchetti retributivi dei top manager delle multinazionali private.
La scelta di rinunciare all’indennità di Palazzo Chigi
Quando nel 2021 Mario Draghi ha assunto la guida del Governo italiano, ha compiuto un gesto di forte impatto mediatico: la rinuncia allo stipendio previsto per la carica di Presidente del Consiglio.
Le motivazioni economiche dietro il gesto istituzionale
L’indennità, pari a circa 80.000 euro netti annui, non è stata incassata. Come sottolineato da diverse testate economiche, questa decisione è stata resa sostenibile proprio dalla solidità dei redditi pregressi e dalla situazione patrimoniale già consolidata. I documenti ufficiali confermano che il reddito personale di Draghi era ampiamente sufficiente a garantire la sua indipendenza economica, permettendogli di servire lo Stato a titolo gratuito.
Il trattamento pensionistico da ex dirigente pubblico
Attualmente, una delle voci principali delle entrate di Mario Draghi è costituita dalla pensione. Essendo andato in pensione nel 2006 dopo 40 anni di contributi (inclusi gli anni al Tesoro e il riscatto della laurea), l’ex premier gode di un trattamento previdenziale di rilievo.
A quanto ammonta l’assegno mensile erogato dall’inps
Secondo i dati riportati da Il Fatto Quotidiano, l’assegno mensile lordo erogato dall’ex INPDAP ammonta a 14.843 euro, che si traducono in circa 8.600 euro netti al mese. Si tratta di una pensione da alto dirigente dello Stato, maturata ben prima dell’esperienza governativa recente.
Gli incarichi attuali e il report sulla competitività europea
Anche dopo l’uscita da Palazzo Chigi, l’attività di Draghi non si è fermata, sebbene la natura dei suoi compensi sia cambiata.
L’impegno gratuito per il rilancio dell’Unione Europea
Recentemente, Draghi ha redatto un corposo report sulla competitività dell’Unione Europea su incarico della Presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Come specificato dall’istituto Progeu, questo lavoro cruciale per il futuro economico del continente, che suggerisce investimenti per 500 miliardi di euro l’anno, è stato svolto a titolo gratuito. Una conferma ulteriore di come, in questa fase della sua vita, il prestigio e l’influenza politica abbiano preso il sopravvento sulla mera accumulazione di ricchezza.
